I balneari si sono riuniti oggi davanti alla Camera dei deputati, per manifestare contro l’imminente applicazione della direttiva Bolkestein.
La protesta è stata guidata da una delegazione del movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti”, che raccoglie il malcontento della categoria, la stessa che nelle scorse settimane ha manifestato a Sanremo durante la 76 edizione del Festival della Canzone.
Prima di recarsi a Montecitorio i manifestanti hanno fatto tappa sotto la sede nazionale di Confcommercio, per lanciare un chiaro messaggio alle associazioni di categoria, colpevoli a loro avviso di non aver preso posizioni incisive a difesa del comparto.
Durante la manifestazione pacifica i manifestanti hanno chiesto al governo Meloni risposte certe e immediate sul futuro delle concessioni demaniali marittime. Al centro della protesta, il grido d’allarme di un intero settore che si sente abbandonato di fronte alla scadenza dei titoli e all’avvio scoordinato delle procedure di gara da parte dei Comuni.
Non è mancata la diffusione dell’audio di un vecchio intervento in Aula dell’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in quell’occasione denunciava le storture della direttiva europea, schierandosi apertamente a difesa della categoria dei balneari. Seguita dalla domanda “Cosa è cambiato rispetto a quando anche lei sosteneva che la nostra categoria fosse vittima di un’interpretazione sbagliata della direttiva?”
La mobilitazione poggia su pilastri tecnici e legali che la categoria rivendica con forza per denunciare quella che viene definita una “grave ingiustizia”. Secondo i rappresentanti del movimento, l’applicazione della Direttiva Bolkestein al comparto sarebbe viziata da un’interpretazione distorta della norma europea. Tre i punti cardine della difesa: in primis, la natura stessa delle concessioni, che non sarebbero classificabili come “servizi”; in secondo luogo, i dati della mappatura nazionale che certificano la non scarsità della risorsa “spiaggia” in Italia, presupposto invece indispensabile per l’attivazione delle gare. A supporto di questa tesi viene citata anche la sentenza della Corte di Giustizia UE del 5 giugno 2025, che secondo i promotori della protesta segnerebbe un punto di svolta nell’esclusione del settore dall’ambito della Direttiva.
L’indignazione della piazza esplode in una fase cruciale, segnata dall’attesa pubblicazione del “bando-tipo” da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un passaggio burocratico che gli operatori vivono come una minaccia diretta alla sopravvivenza di 30 mila micro-imprese familiari. Il timore, espresso chiaramente dai portavoce della categoria, è che la riassegnazione indiscriminata dei titoli possa smantellare un modello turistico basato sul sacrificio generazionale e sul presidio del territorio, a tutto vantaggio dei grandi gruppi economici e delle multinazionali. “Senza una tutela del valore aziendale e del lavoro delle famiglie – avvertono i manifestanti – si rischia di snaturare per sempre l’eccellenza dell’offerta balneare italiana”.
I rappresentanti del movimento, hanno ribadito con fermezza la volontà di proseguire la mobilitazione fino a quando non verrà garantito un confronto politico diretto con i vertici del Governo. L’obiettivo è quello di superare l’attuale fase di stallo e ottenere impegni concreti sulla riforma del settore. In assenza di risposte immediate, i manifestanti hanno già annunciato che la protesta potrebbe inasprirsi nei prossimi giorni, trasformandosi in una mobilitazione permanente all’interno della Capitale.
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