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L’aumento dei canoni demaniali marittimi a 2500 euro condanna migliaia di piccoli concessionari

Il governo ha imposto un balzello indiscriminato, ma la cifra è insostenibile per i titolari di boe, edicole, cartelloni pubblicitari e attività sportive e di volontariato.

Il provvedimento del governo che ha aumentato la soglia minima dei canoni demaniali marittimi a 2500 euro all’anno sta creando dei grossi problemi ai titolari di micro e piccole concessioni non commerciali.
La scorsa estate, col “decreto agosto”, il consiglio dei ministri ha disposto l’abrogazione degli spropositati valori Omi (quelli dei cosiddetti “balneari pertinenziali”, vedi notizia), mettendo fine a un’ingiustizia che durava da tredici anni e che aveva portato decine di imprese balneari sull’orlo del fallimento. Come misura di compensazione economica, lo stesso provvedimento aveva anche stabilito l’aumento dei canoni minimi da 362,90 a 2500 euro all’anno: ciò significa che tutti i titolari che ad oggi pagano meno di 2500 euro all’anno, dal 1° gennaio 2021 subiranno l’aumento.
Tuttavia, il balzello è stato imposto non solo agli stabilimenti balneari (che sono imprese in grado di affrontare l’aumento del canone), ma anche ai titolari di micro e piccole concessioni sul demanio marittimo come ormeggi, gavitelli, cartelloni pubblicitari, edicole, campi da gioco di associazioni sportive dilettantistiche, eccetera. Per queste realtà, di tipo non imprenditoriale oppure con un giro d’affari molto ridotto, l’aumento del canone da 362,90 a 2500 euro all’anno è un salasso e in assenza di immediate soluzioni, molte dovranno rinunciare alla concessione e chiudere la propria attività, come manifestano le decine di lettere giunte nelle ultime settimane alla nostra redazione.

L’aumento del canone è stato deciso dal governo Conte in maniera indiscriminata e generalizzata, e con l’avvicinarsi del nuovo anno, migliaia di piccoli concessionari non potranno più permettersi di pagare il canone. Infatti, se la cifra minima di 2500 euro può essere adeguata per i circa diecimila stabilimenti balneari italiani, in relazione al loro fatturato medio (soprattutto perché è servita a evitare il fallimento di trecento colleghi altrimenti destinati a morte certa per un’ingiustizia dello Stato), per le altre circa ventimila micro e piccole concessioni sul demanio marittimo, che godevano di un canone minimo agevolato proprio in relazione alla loro natura, l’incremento è molto elevato e inaffrontabile. È il caso delle edicole o dei cartelli pubblicitari sui lungomari, delle boe per l’ormeggio privato, dei rimessaggi di surf e windsurf, dei campi da beach volley di associazioni sportive dilettantistiche, e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Marco Scajola, assessore all’urbanistica della Regione Liguria e coordinatore del tavolo interregionale sul demanio in sede di Conferenza delle Regioni, si è fatto portavoce del problema: «Non riteniamo accettabile un aumento indiscriminato del canone demaniale minimo da 362 a 2500 euro, un incremento ingente che, soprattutto in questo periodo difficile che stiamo attraversando, è impossibile da sostenere da parte di molti concessionari e la cui applicazione determinerebbe ripercussioni estremamente negative», ha detto Scajola in un comunicato diramato nei giorni scorsi. «Il governo, probabilmente, ha ideato questa soluzione per “fare cassa”, ma è una scelta scellerata che comporterà la restituzione delle concessioni demaniali marittime; inoltre non verranno più svolte manifestazioni sulle nostre coste, perché saranno troppo onerose per gli organizzatori. L’aumento colpirà diverse realtà: dai Comuni alle piccole concessioni, dalle associazioni sportive a quelle di volontariato. Si determinerà, inoltre, la perdita di alcune tradizioni culturali tramandate da associazioni locali, che operano con impegno e determinazione, ma con risorse limitate. Abbiamo chiesto al governo, e su questo argomento ci aspettiamo un confronto diretto in conferenza unificata, di rivedere questa decisione e iniziare a studiare concretamente insieme alle Regioni una riforma completa del demanio marittimo».

Ancora non è chiaro se il governo intenda inserire un correttivo nella prossima legge finanziaria: la soluzione ideale sarebbe mantenere il minimo di 2500 euro per le imprese balneari e di tornare a un canone calmierato molto più basso per tutte le altre tipologie di concessionari, per i quali altrimenti non ci sarebbe convenienza a mantenere il titolo. Per compensare, si potrebbe addirittura calcolare un piccolo aumento del canone anche agli stabilimenti balneari che già pagavano più di 2500 euro, e che non sono stati toccati dal balzello. Ma la difficoltà principale sta nella mancanza di una mappatura completa del demanio marittimo italiano – un problema noto ormai da tempo – che impedisce di differenziare il calcolo del canone a seconda della tipologia di attività che vi insiste.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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