Toscana

Pozzi degli stabilimenti balneari, scoppia il caos in Versilia

Le strutture sono prive di regolare concessione, ma la colpa è della Regione. Tuttavia la guardia di finanza ha iniziato i sequestri.

In Toscana scoppia il caso dei pozzi irregolari degli stabilimenti balneari. La polemica si è accesa dopo che la guardia di finanza ha sequestrato il pozzo di uno stabilimento di Lido di Camaiore, ritenuto privo di regolare concessione rilasciata dalla Regione, ma riguarda tutti gli stabilimenti balneari della Versilia: in sostanza, si tratta dei pozzi artesiani che gli stabilimenti balneari utilizzano per non impiegare acqua potabile in tutte quelle attività che non sono bere e cucinare, come per esempio innaffiare i giardini, fare le pulizie e fornire le docce e i lavapiedi. Le pratiche per regolarizzare queste strutture sarebbero ferme da trent’anni per colpa della Regione e non dei concessionari; tuttavia la situazione sta penalizzando i titolari degli stabilimenti balneari e non la pubblica amministrazione.

Nei giorni scorsi, riferisce il quotidiano locale Il Tirreno, il Genio civile ha iniziato a mandare comunicazioni via pec per concludere le procedure della concessione dei pozzi, e per ricostruire la vicenda, c’è chi è dovuto andare a cercare tra le carte del nonno: «Il quale aveva fatto domanda regolare, ma per trent’anni non abbiamo più saputo niente», racconta un concessionario. Di qui è emersa la presunta responsabilità della Regione, che però, anziché andare incontro ai concessionari per colmare la sua carenza storica, ha sollecitato i controlli della guardia di finanza. Che nel caso di Lido di Camaiore, hanno portato al sequestro del pozzo.

«È una vicenda un po’ paradossale, visto che si tratta di una mancanza da parte della stessa Regione che nel tempo non aveva più fatto niente», conferma Marco Daddio, presidente dei balneari di Lido di Camaiore. Per evitare lo stesso destino del collega, gli altri concessionari hanno iniziato le frenetiche ricerche delle carte: il procedimento per mettersi in regola deve infatti concludersi rapidamente, ed è anche obbligatoria la pubblicazione per quindici giorni all’albo pretorio dei singoli Comuni, in modo da garantire la trasparenza e la concorrenza previste dalla normativa. A Viareggio, per risolvere il problema, l’associazione locale dei balneari ha coinvolto alcuni geologi e i concessionari hanno già presentato le domande, che comportano anche il pagamento dei cinque anni di canone pre-regolarizzazione. Chi non avrà concluso tutta la procedura per mettere in regola la concessione del proprio pozzo entro 120 giorni, sarà passibile di multe che vanno da 6.000 ai 40.000 euro.

A causa della sua inadempienza, la Regione avrebbe perso svariati milioni di euro: la concessione del pozzo, infatti, richiede un canone a parte da pagare; ma dal momento che le pratiche non sono state concluse, l’incasso non è mai avvenuto.

A intervenire sul tema è anche il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi: «A poche settimane dall’inizio della stagione estiva, tutti gli stabilimenti balneari della Toscana si vedono costretti a ottemperare a pratiche regionali sulle concessioni dei pozzi iniziate trent’anni fa e mai portate a termine dalla Regione. Ritengo un grave errore da parte della Regione chiedere proprio adesso, con l’estate alle porte, che si facciano tali verifiche. Inoltre la Asl, oggi, pretende che sia potabile anche l’acqua destinata alle docce e ai lavapiedi: una scelta inconcepibile sia dal punto di vista del risparmio e dello spreco, sia per il fatto che di questo passo presto non ci sarà acqua sufficiente per tutti (pensiamo solo alla tematica delle numerose piscine che ci sono nel solo litorale toscano). Piscine che sono potenzialmente più invadenti per il numero di persone che le utilizzano e che potrebbero inavvertitamente bere l’acqua, ma che paradossalmente hanno una normativa meno restrittiva. Allora perché la Regione Toscana impone adesso, a marzo già iniziato, di fare analisi che non saranno pronte in tempo per l’estate e che costeranno all’incirca 4800 euro? In attesa di organizzare meglio il tutto, si potrebbe pensare per quest’anno o a consentire l’applicazione di semplici targhette anche in lingue estere, che facciano presente che l’acqua delle docce non ha tutte le caratteristiche di potabilità dell’acqua da bere o, in sub ipotesi, di estendere le normative previste per le piscine anche all’uso delle docce. Auspico dunque che per la stagione 2024 la Regione decida per una deroga, risparmiando alle aziende balneari questo passaggio non solo oneroso ma anche di fatto inattuabile, in attesa di approfondire meglio la questione. Anche in questa situazione, come in tanti altri settori, emerge purtroppo l’incapacità della Regione a gestire la cosa pubblica. Un’incapacità e un’indolenza che pagano tutti: cittadini, lavoratori, imprese».

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