A volte ritornano. Presenze misteriose sulle spiagge

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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presenze misteriose spiaggia
La spiaggia di Punta Ala con i dischi ‘natanti’ spiaggiati.

Non parliamo dei morti viventi, bensì di dischi che, invece di volare, nuotano sul fondo del mare! Il 16 agosto scorso mi è arrivata, per email, la foto di una targhetta di plastica rinvenuta in mezzo metro d’acqua al limite settentrionale della spiaggia di Punta Ala, davanti al molo guardiano della foce dell’Alma, in Toscana. Vi è inciso il numero 7 e la richiesta di segnalarne il ritrovamento a un numero telefonico. Il mittente era Lorenzo Berzi, per pura combinazione un collega dell’università, ma che non poteva sapere che il ‘marziano’ ero io. È stato bravo a notarla, ma ancor più a risalire a me, che, ovviamente, quel giorno non ero al lavoro… e poi quel numero non è più attivo!

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La foto inviatami da Lorenzo Berzi della targhetta che ha ritrovato nell’acqua al limite settentrionale della spiaggia di Punta Ala.

La foto mi ha riportato a cinquant’anni fa, quando iniziammo a mettere in mare dei traccianti delle correnti di fondo per studiare il trasporto litoraneo dei sedimenti: i drifters. Si trattava di calotte sferiche rosse di polietilene, del diametro di una ventina di centimetri, con quattro fori disposti attorno al centro. Sul lato concavo era fissato un gambo di polivinile alla cui estremità veniva applicata una zavorra, costituita da un segmento di tubo di rame, il cui peso determinava la risposta del tracciante alla corrente di fondo. Il modello era stato sviluppato da Woodhead e Lee nel 1960, ma fu Phillips a renderlo famoso fra gli studiosi della dinamica costiera, quando, nel 1970, lo utilizzò nella Morecambe Bay, in Inghilterra.

Woodhead-Lee sea-bed drifter.

L’etichetta trovata identifica uno dei 140 drifters messi in mare davanti alla spiaggia di Punta Ala il 31 maggio 2006, poco prima dell’arrivo di una forte mareggiata. Lo scopo era quello di capire se la sabbia che entra nella Marina di Punta Ala viene da sud, ossia dalle spiagge alimentate dal Fiume Ombrone, o da nord, a spese del litorale di Punta Ala, che è in erosione. Dei 20 drifters con il numero 7, che furono posti sul fondale al limite meridionale della spiaggia, ne vennero ritrovati solo 3, ma tutti avevano superato Punta Hidalgo ed erano giunti dentro o all’imboccatura della Marina.

Punti di lancio e di ritrovamento dei drifters utilizzati per lo studio della dinamica sedimentaria del litorale di Punta Ala (Toscana). È evidenziato in rosso il punto di lancio dei traccianti con il numero 7.

Lorenzo ha trovato la targhetta vicino alla foce dell’Alma, circa 5 km a nord del punto di lancio, ma in questi venti anni avrà fatto certamente più strada, forse anche su e giù, al massimo con brevi soste, lungo il litorale di Punta Ala!

Il laccetto che legava la targhetta al drifter si è rotto chissà quando, e anche se il funghetto rosso venisse ritrovato (su di una spiaggia o nella rete di un pescatore) non potremmo sapere se fa parte della serie lanciata a Punta Ala o a Marina di Cecina, Marina di Massa, Follonica, sul delta dell’Ombrone o del Tevere; ma alcuni furono consegnati anche a colleghi che li buttarono nell’Adriatico. Abbiamo inquinato mezzo Mediterraneo!

Ci sono molti aneddoti da raccontare sui drifters, ma quello che si riferisce al primo lancio è particolarmente gustoso. Negli anni ’70 i cellulari ancora non esistevano, e nel disco vi era scritto d’inviare l’etichetta, via posta, al mio ufficio, indicando la data e il luogo del ritrovamento. Ci sarebbe stata una ricompensa di 500 lire con vaglia postale!

Il lancio avvenne nel 1976 sulla costa Est del Golfo di Follonica, proprio davanti al luogo in cui stavano costruendo la Centrale ENEL di Torre del Sale (recentemente demolita per realizzare un complesso turistico!). Le previsioni meteo si rivelarono corrette e il giorno dopo arrivò una bella mareggiata. La settimana successiva la cassetta della posta dell’Istituto di Geologia (non esistevano i dipartimenti!) si riempì di buste piene di targhette di plastica numerate, tutte appartenenti a drifters ritrovati dagli operai che lavoravano alla costruzione della centrale. Invece di andare all’Ufficio postale, pensai bene di recarmi a fare i pagamenti sul posto, per chiedere in che punto esatto fosse avvenuto ciascun ritrovamento e sperando di riportare a casa qualche funghetto!

Mi rivolsi al Direttore dei lavori per chiedere il permesso di entrare nel cantiere e anche quello di parlare con gli operai. Fu molto cortese, ma mi pregò di non ripetere l’esperimento: dopo la mareggiata, tutti gli operai avevano abbandonato il lavoro per andare a camminare lungo la riva alla ricerca dei ‘gettoni’ che valevano 500 lire!

Dimenticavo: Lorenzo, quando ti vedo ti do le 500 lire!

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