Lazio

Nessun abuso edilizio sul lido sequestrato: assolti titolari della Casetta di Ostia

Il tribunale ha appurato che "il fatto non sussiste", tuttavia ormai la concessione è scaduta e gli imprenditori hanno perso la loro attività per colpa di un errore del Comune di Roma

Era stato sequestrato con l’accusa di abuso edilizio, ma i proprietari sono stati assolti perché il fatto non sussiste. La vicenda dello stabilimento balneare “La Casetta” di Ostia ricorda quella del vicino MedNet, che fu fatto demolire a dicembre 2018 dal Comune di Roma con lo stesso capo d’accusa, poi rivelatosi infondato. Nel caso della Casetta, invece, le ruspe non sono mai intervenute; tuttavia i titolari purtroppo hanno ormai perso la loro attività sulla base di un presupposto falso.

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La concessione del lido “La Casetta” nel 2015 non fu rinnovata dall’amministrazione capitolina, che ne chiese il sequestro con l’accusa di abuso edilizio sulla struttura adibita a ristorante. Da allora ebbe inizio il contenzioso tra gli ormai ex concessionari e il Comune guidato da Virginia Raggi, mentre nel frattempo la struttura, un tempo tra le più importanti del litorale romano, è diventata fatiscente a causa di atti di vandalismo e occupazione di senzatetto. Ma nei giorni scorsi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza emessa ormai diversi mesi fa dalla quarta sezione penale del tribunale di Roma, che ha assolto i titolari della Casetta dall’accusa di abusivismo. Il documento, firmato dalla giudice Roberta Di Gioia, fanno emergere come l’amministrazione comunale abbia preso una vera e propria cantonata: premesso che il bene era stato incamerato dallo Stato nel 1990, in base alle relazioni dei consulenti (Adelio Rossi per il giudice e Alessandro Michelon per le parti) «emerge in modo univoco e indiscutibile che la volumetria della palazzina ristorante e della tavola calda non è stata modificata dopo la data di incameramento dei beni risalente al febbraio 1992».

Per arrivare alle sue conclusioni, il tribunale ha anche acquisito importanti testimonianze, come per esempio quella di un medico di Ostia che ha frequentato lo stabilimento dal 1977 fino al sequestro e che ha confermato non avere rilevato mai lavori di ampliamento in tutti questi anni. Anche le dichiarazioni rese dal titolare dello stabilimento “La Casetta”, Luciano Manfroni, sono state definite dalla giudice Di Gioia «precise e lineari, e non vi sono ragioni per ritenerne l’inattendibilità». E tutte le dichiarazioni fornite dai testi e dalle relazioni tecniche «non risultano contraddette da alcun elemento probatorio addotto dall’accusa».

Alla luce degli atti e delle testimonianze, il giudice ha dunque assolto i concessionari «per non aver commesso il fatto» e ha ordinato «il dissequestro e la restituzione all’avente diritto di quanto in sequestro». La sentenza è stata notificata anche all’avvocatura del Comune di Roma, che non ha proposto ricorso in appello. Tuttavia, sul futuro del noto stabilimento balneare incombe una grande incognita: i titolari hanno tutte le ragioni per chiedere un ingente risarcimento economico al Comune di Roma, ma non è detto che potranno riavere in mano la loro azienda: la concessione è infatti scaduta nel 2015 senza che le siano state applicate le varie proroghe, ed essendo incamerata, appartiene ormai di diritto allo Stato.

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    Claudio Galli says:

    Temo che i concessionari non riusciranno neppure ad ottenere il rimborso del danno derivante dal sequestro.
    Questo infatti si baserebbe sul mancato rinnovo ma il mancato rinnovo, secondo la tesi del Consiglio di Stato, è comunque giustificato dal fatto che i rinnovi automatici sono nulli perchè contrari alla legislazione EU:

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