Confimprese demaniali

Milleproroghe, le proposte di Confimprese al Senato

Le osservazioni dell'associazione consegnate alle audizioni di ieri

L’associazione Confimprese Demaniali Italia ha preso parte alle audizioni tenutesi ieri con le commissioni congiunte I (affari costituzionali) e V (bilancio) del Senato in merito al decreto milleproroghe, rispetto al quale Forza Italia ha presentato un emendamento per prorogare di un anno l’attuale scadenza delle concessioni balneari, ovvero dal 2023 al 2024.

Nella documentazione consegnata alle commissioni, il presidente di Confimprese Demaniali Mauro Della Valle sottolinea che la misura sarebbe «un’applicazione di norme già vigenti in materia di appalti pubblici, in cui il legislatore italiano, al fine di garantire la prosecuzione del servizio, ha previsto la possibilità per la stazione appaltante di prorogare la durata del contratto per il tempo necessario alla conclusione della procedura».

«Confimprese Demaniali Italia – prosegue inoltre il documento – ritiene auspicabile che la normativa italiana possa recepire i principi sanciti dalla normativa e dalla giurisprudenza eurounitaria. Infatti, sarebbe auspicabile che la normativa nazionale indichi i parametri in base ai quali si possa stabilire se ogni concessione demaniale presenti un interesse transfrontaliero certo e se, in un determinato tratto di arenile, vi sia o meno scarsità della risorsa naturale».

Le osservazioni di Confimprese Demaniali proseguono con una lunga e interessante disamina giuridica sui concetti di “interesse transfrontaliero” e “scarsità della risorsa” applicati alle concessioni balneari.

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  1. Elvo Alpigiani says:

    Purtroppo, siamo alle solite, invece di arrivare alle audizioni parlamentari con richieste univoche, Confimprese propone soluzioni, chiedendo al legislatore per l’aggiudicazione delle concessioni demaniali, l’applicazione di due direttive, la 2006/123 (Bolkestein) e la 2014/23 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione.
    Anche per la Corte UE, nella sentenza Promoimpresa, ritiene che sia sufficiente applicarne, per le concessioni demaniali, soltanto una, infatti al punto 44:
    peraltro, nei limiti in cui i giudici del rinvio ritengono che le concessioni di cui ai procedimenti principali possano costituire “concessioni di servizi”, occorre precisare che, secondo il considerando 57 della direttiva 2006/123, le disposizioni della medesima riguardanti i “regimi di autorizzazione” NON attengono alla “conclusione di contratti” da parte delle autorità competenti per la fornitura di un determinato servizio che rientra nelle “norme relative agli appalti pubblici”.
    Ne risulta che le disposizioni relative ai “regimi di autorizzazione” della direttiva 2006/123 NON sono applicabili a “concessioni di servizi pubblici” che possano, in particolare, rientrare nell’ambito della direttiva 2014/23.

  2. Come da sempre cani sciolti, tante sigle, tante fantasoluzioni, e tanti orticelli .
    Eppure una unica lobby per i nemici.
    . Il messaggio al governo è chiaro: prendi la decisione che vuoi, non accontenterai tutti, non scontenterai tutti.
    Invece Una proposta unica ragionevole e percorribile giuridicamente, sintesi tra il possibile e l impossibile, sarebbe stata accettata senza particolari o obiezioni.

  3. Ma quale “applicazione di norme già vigenti in materia di appalti pubblici”.
    Come al solito si suicidano parlando senza sapere di cosa.
    A parte che l’applicazione delle norme in materia di appalti pubblici per la categoria sarebbe appunto un totale suicidio, “il legislatore italiano” ha previsto la c.d. proroga tecnica solo caso per caso, per il singolo contratto, da disporre volta per volta con provvedimento motivato dell’amministrazione e non certo con legge generale, e solo per il tempo strettamente necessario a concludere una procedura di gara già indetta (di regola non oltre sei mesi).
    E in questo caso, come capisce anche un bambino, non ricorre nessuno, ma proprio nessuno, di questi presupposti.
    Contenti voi…

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