Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge n. 166/2024, di conversione del decreto legge Infrazioni (dl 131/2024), che disciplina le gare delle concessioni balneari. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, avvenuta lo scorso 14 novembre, la legge è dunque oggi in vigore a tutti gli effetti.
Approvato in via definitiva lo scorso 6 novembre dal Senato, il provvedimento dà tempo ai Comuni fino al 30 giugno 2027 per concludere le gare delle concessioni balneari. Il Ministero delle infrastrutture dovrà varare entro il 30 marzo 2025 un decreto attuativo per definire il calcolo degli indennizzi ai gestori uscenti, che saranno a carico dei nuovi concessionari.
Il mese scorso un gruppo di 50 giuristi aveva rivolto un appello a Mattarella, chiedendogli di non promulgare il decreto Infrazioni. I giuristi hanno evidenziato che la possibilità di proroga fino al 2027, se usufruita dai Comuni, rappresenterebbe un rinnovo automatico delle concessioni e pertanto sarebbe in contrasto con il diritto europeo. A quanto pare, il presidente della Repubblica ha ritenuto l’argomentazione insufficiente per rinviare il decreto al parlamento. Mattarella non ha nemmeno espresso un monito in merito, come invece aveva fatto a febbraio 2023, in occasione della proroga di un anno approvata dal governo Meloni.
Ci sono due differenze tra i provvedimenti. La proroga di un anno approvata a febbraio 2023 era un rinnovo automatico e generalizzato a livello nazionale, mentre quella contenuta nel decreto Infrazioni è una liberà facoltà dei Comuni, che possono usufruirne o meno. In alternativa, gli enti locali possono anche pubblicare subito i bandi. Alcuni Comuni costieri lo hanno già fatto; altri si stanno preparando a farlo. La maggior parte delle amministrazioni attenderà molto probabilmente l’emanazione del decreto attuativo sugli indennizzi ai gestori uscenti, che dovrà disciplinare un aspetto molto importante delle gare. I Comuni non possono decidere in autonomia le regole sugli indennizzi, ma nemmeno possono indire i bandi senza prevederli, altrimenti si esporrebbero alla possibilità di contenziosi da parte degli attuali concessionari.
La seconda differenza è che il decreto Infrazioni è stato concordato con la Commissione europea, compresa la parte relativa alla possibilità di proroga (nonostante, in precedenza, Bruxelles avesse più volte espresso contrarietà alle proroghe sulle concessioni balneari, bocciate anche dalla Corte di giustizia Ue).
Nei mesi scorsi l’Autorità garante della concorrenza aveva presentato diffide e ricorsi contro molti Comuni che avevano recepito la proroga di un anno, ottenendo più volte ragione dai tribunali amministrativi. Non è da escludere che l’Agcm possa muoversi nello stesso modo contro le amministrazioni che usufruiranno del rinvio al 2027. In tal caso sarà interessante vedere cosa decideranno i giudici. Di certo, introducendo questa forma di slittamento, il decreto Infrazioni ha scaricato la responsabilità sui Comuni e ha aperto alla possibilità di generare ulteriore caos in un settore già oggetto di un intricato stratificarsi di pronunce amministrative.
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