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La mappatura delle spiagge esiste già: l’ha fatta un giovane informatico in 5 giorni

Un programmatore salentino, figlio di balneari, dimostra che bastano le competenze e la buona volontà per completare un lavoro di cui si parla da troppi anni.

Da molti anni si parla di mappatura delle coste per calcolare la quantità di spiagge libere e in concessione, ma nessuno in Italia finora ha ancora mosso un dito per realizzarla davvero. E mentre anche all’ultimo tavolo di martedì scorso è emerso che il governo Meloni è ancora molto indietro su questo fronte, un giovane programmatore informatico ha fatto questo lavoro in appena cinque giorni e lo ha messo a disposizione online gratuitamente. Si tratta di Massimo Chiarillo, 28enne amministratore di una società che si occupa dello sviluppo di software avanzati nonché figlio di una coppia che gestisce uno stabilimento balneare da oltre cinquant’anni a Lido Marini, in Salento. «Sono proprio le difficoltà che stanno vivendo i miei genitori ad avermi spinto a realizzare la mappatura delle spiagge», spiega Chiarillo a Mondo Balneare. «Da troppi anni si racconta ai balneari che questa ricognizione è necessaria per capire se la risorsa spiaggia non è scarsa, e quindi se la direttiva Bolkestein debba essere applicata, ma nessun governo ha mai portato a termine questo lavoro. E così ci ho pensato io: sono bastati appena cinque giorni, ovviamente grazie alle mie competenze informatiche». Il lavoro di questo giovane programmatore non è nulla di ufficiale né di completo, ma dimostra che per terminare questa famigerata mappatura basterebbero un po’ di buona volontà e le competenze giuste. E invece migliaia di balneari la attendono da troppo tempo, col sospetto di essere presi in giro dalla politica.

Chiarillo, di cosa si occupa nel suo lavoro?

«Sono amministratore della Swap To.Pr. srls, un’azienda che si occupa dello sviluppo di applicativi SaaS, facendo uso delle più avanzate tecnologie disponibili sul mercato. Desidero inoltre sottolineare che provengo da una famiglia che gestisce da oltre cinquant’anni uno stabilimento balneare a Lido Marini, in Salento. Purtroppo, a causa dell’attuale incertezza normativa, i miei genitori stanno attraversando un periodo difficile e questo mi ha portato a realizzare, in soli cinque giorni grazie alle mie avanzate competenze informatiche, la mappatura delle spiagge italiane di cui tanto si parla. Mi sembrava assurdo che, dopo tanti anni, nessuno fosse riuscito a completare questa benedetta mappatura».

Come ha fatto?

«Sono partito da Open Street Map, il più grande database geografico libero al mondo, costruito dal lavoro di tanti volontari che incrociano tutti i sistemi geografici esistenti come per esempio quelli di Google Maps, Apple, Microsoft, eccetera. Questo sistema mappa anche le coste e permette di scansionare i litorali di qualsiasi stato, fare le poligonature delle aree e calcolarne la superficie. È bastato incrociare questi dati con la posizione degli stabilimenti balneari geolocalizzati su Google, per tirare fuori i numeri sulla quantità di spiagge libere e di quelle già in concessione».

Detta così, sembra semplice.

«È semplice da dire, ma non da fare. Per estrarre e incrociare questi dati, occorre avere avanzate competenze informatiche e matematiche. Inoltre bisogna avere adeguati server per elaborare una tale mole di dati, come quelli utilizzati dalla mia azienda».

Cosa è emerso da questi dati?

«I risultati indicano che i 5.480 stabilimenti balneari analizzati coprono complessivamente un’area di 14.570.781 metri quadrati, ovvero il 10% della superficie delle spiagge italiane, calcolata per estensione in metri quadrati (138.893.567 in totale) e non per lunghezza in metri lineari. Queste informazioni saranno fondamentali per comprendere l’applicabilità della direttiva Bolkestein e per fornire una base solida per ulteriori valutazioni in futuro».

Quindi possiamo dire di avere già una mappatura delle coste italiane?

«Direi più che si tratta di un punto di partenza per iniziare ad avere i dati alla mano. Posso affermare che la mia mappatura è precisa al 99%, ma che non contiene dati come quelli catastali, sulla storicità delle concessioni e sull’importo dei canoni, che solo le istituzioni statali possono avere. E ovviamente mancano le attività e le concessioni situate sulle scogliere e non geolocalizzate online. Basterebbe però fornirmi i database del Sistema informativo demanio e darmi le specifiche richieste dal governo, per permettermi di mettere a punto in pochi giorni un sistema come il Siconbep, previsto dalla legge 118/2022 (la legge sulla concorrenza che ha disposto le gare delle concessioni entro il 31 dicembre 2023, NdR) ma non ancora nemmeno progettato».

A proposito di Siconbep, la legge 118/2022 ha previsto uno stanziamento di un milione di euro nel 2022 per realizzarlo e di due milioni di euro all’anno a partire dal 2023 per mantenerlo. A lei invece quanto è costato il suo lavoro?

«Poche centinaia di euro al mese per il server. Poi chiaramente ci sarebbe il costo dello sviluppo del software, che ho realizzato con le mie competenze. Sul Siconbep però vorrei aggiungere una cosa».

Dica pure.

«Non solo i soldi stanziati dal governo Draghi non sono stati utilizzati, ma nessuna istituzione ha pensato di acquistare almeno il dominio web. E così l’ho fatto io».

La sua sembra una provocazione.

«Ho fatto il lavoro della mappatura per gioco, per dimostrare che è fattibile in pochi giorni, al contrario di ciò che afferma la politica. Nel mio tempo libero mi piace anche fare questo: per esempio, aiuto alcune startup in fase di crescita non finanziandole con soldi, bensì realizzando gratuitamente i software di cui hanno bisogno».

Ora che il suo lavoro diventerà di pubblico dominio, cosa si aspetta?

«Sarei lieto di offrire il mio supporto e condividere i dati raccolti attraverso l’applicativo che ho sviluppato. Spero che le istituzioni mi mettano in condizione di sapere quali dati vogliono estrarre da questa mappatura, in modo che si possa completare l’opera. Basta che mi vengano date delle specifiche, e sono in grado di migliorare il mio sistema e fornire rapporti dettagliati su tutto ciò di cui c’è bisogno per la mappatura delle spiagge. Se ne parla da troppo tempo, ma basta poco per farlo davvero. È frustrante constatare che il governo non riesca a raggiungere un accordo per dimostrare che le nostre coste non rappresentano una risorsa scarsa».

Il sito per consultare la mappatura delle spiagge

Come detto all’inizio dell’articolo, Chiarillo ha messo a disposizione gratuitamente online il frutto del suo lavoro di mappatura delle spiagge, che può essere consultato sul sito www.mappaturaspiagge.it. Grazie a semplici algoritmi, il suo sistema è in grado di ottenere informazioni dettagliate riguardo alla superficie e a tutto ciò che caratterizza le coste italiane.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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