Norme e sentenze

Installazione strutture balneari su demanio, vittoria di un lido al Tar

Un concessionario salentino voleva collocare alcuni manufatti di facile rimozione, ma il Comune si era opposto: nei giorni scorsi il Tar ha dato torto all'amministrazione

Ennesima vittoria di un imprenditore balneare in tribunale contro l’amministrazione comunale e la Soprintendenza che volevano negare l’autorizzazione a installare alcune strutture di facile rimozione. Il contenzioso è avvenuto nella località salentina di Alimini, in provincia di Lecce, dove il titolare del Lido Bellisario lo scorso anno aveva chiesto al Comune di Otranto il permesso edilizio e paesaggistico per allestire tre servizi igienici di 8 metri quadrati totali, uno spogliatoio di 4 metri quadrati e alcune pedane in legno: tutte strutture piccole, stagionali e facilmente amovibili, ma soprattutto obbligatorie in base al Piano regionale delle coste. Tuttavia il Comune, recependo il parere negativo della Soprintendenza, aveva negato l’autorizzazione; di conseguenza il concessionario (rappresentato e difeso dagli avvocati Rosaria Romano, Leonardo Maruotti e Francesco G. Romano) si era visto costretto a ricorrere al Tar di Lecce che lo scorso 6 luglio, con sentenza n. 1084/2021 (presidente Antonio Pasca, estensore Silvio Giancaspro) ha dato torto al Comune di Otranto, imponendogli di rilasciare tutte le autorizzazioni necessarie.

Nel merito, i giudici hanno contestato il parere della Soprintendenza, che aveva emanato un provvedimento di “improcedibilità”. Invece, scrive il Tar Lecce nella sentenza, «la Soprintendenza deve esprimere un parere che può essere favorevole, anche con prescrizioni, o sfavorevole». Non solo: l’autorità ministeriale aveva motivato il diniego legandolo anche a un altro contenzioso in atto sulla legittimità del Piano comunale di tutela delle coste, che sta seguendo un suo iter giudiziario autonomo, ma anche questa giustificazione è stata dichiarata illegittima dai giudici: «A fronte della titolarità della predetta concessione, le questioni riguardanti l’attuazione del progetto comunale per la tutela e la riqualificazione paesaggistica dell’area e la legittimità delle condizioni poste dalla Soprintendenza ai fini della relativa attuazione non impattano in via immediata e diretta sulla realizzazione dei servizi minimi necessari per garantire la conduzione dello stabilimento in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle misure di igiene. Invero, quella che sarà domani la sorte dello stabilimento non può impedire, oggi, alla ricorrente l’esercizio del titolo concessorio, con la realizzazione delle opere strumentali all’esercizio della relativa attività, fermo restando il potere discrezionale dell’Amministrazione di valutare il concreto impatto paesaggistico delle relative specifiche progettuali. E ciò a maggior ragione ove si tenga conto del fatto che si tratta di opere stagionali e amovibili di modeste dimensioni, che, almeno in parte, valgono ad integrare i servizi minimi di spiaggia nei termini previsti dal Piano regionale delle coste».

In sostanza le due vicende secondo i giudici non sono legate: «Non si tratta di innovare le modalità di gestione del litorale, la qual cosa potrebbe – in una qualche misura – giustificare, quale atipica misura di salvaguardia, la decisione di sospendere ogni decisione sino alla definizione della vicenda giudiziale che riguarda il progetto comunale di tutela della costa, onde garantirne la futura attuabilità. Al contrario, è pacifico tra le parti che la ricorrente è già immessa nella piena titolarità della concessione occorrente per l’utilizzo del demanio marittimo ai fini della gestione dello stabilimento balneare».

Il testo della sentenza

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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