Opinioni

I balneari e l’Europa dei diritti degli altri

Sulle concessioni balneari il dado è tratto. O meglio, il danno è fatto. Le teorie del rinvio a oltranza e le filosofie antieuropeiste di chi non voleva nessuna riforma hanno avuto il respiro corto e alla fine una sentenza (che non farà mai legge) è diventata legge. Con buona pace dei giuristi “organici” che tanto hanno lavorato in questi anni.

Il tema fondamentale per il futuro dei concessionari – quello del valore aziendale – ha lasciato il pur scivoloso tavolo politico per diventare oggetto di una delega al governo che ne farà prossimamente il teatro di tecnici ministeriali, i quali (e come potrebbero fare diversamente?) sanno che innovare l’ordinamento non è il loro mestiere e lasceranno morti e feriti di una guerra che molti hanno combattuto ignorandone il senso.

Il tema è già depotenziato e il suo significato distorto e orientato volutamente verso una sorta di “liquidazione” del concessionario esistente, fondata sulla teoria del riconoscimento del valore dei beni non ancora ammortizzati. Questa strada potrebbe essere l’ennesima umiliazione per la categoria, perché a essere in ballo non è solo il finanziamento ancora da pagare, bensì l’avviamento dell’azienda ottenuto con tutti gli investimenti di una vita e la stessa possibilità di un futuro economico per intere famiglie.

L’indennizzo non può essere una sorta di elemosina, ma deve essere una voce delle future procedure, un elemento necessario delle proposte in sede di gara idoneo a fondarne la fattibilità economica. Diversamente, saremmo le uniche vittime di una Europa dei diritti degli altri. Alla faccia del bisogno di un’Europa unita e “sociale”.

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Paola Mancuso

Avvocato, segretario generale di Federbalneari Toscana e membro del Centro studi Federbalneari Italia.