Attualità

Governo Meloni, i ministri decisivi per i balneari

Imprenditori soddisfatti per Santanché al turismo e agitati per Fitto agli affari europei. L'ago della bilancia è Salvini alle infrastrutture.

Da una parte un’imprenditrice balneare nominata ministro del turismo, dall’altra un vecchio nemico della categoria al dicastero per gli affari europei. I titolari degli stabilimenti balneari italiani sono soddisfatti per metà dalla lista dei ministri del governo Meloni, che la neo premier ha presentato ieri dopo avere ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Se infatti al ministero del turismo è stata indicata Daniela Santanché, socia del noto stabilimento Twiga di Flavio Briatore, agli affari europei i balneari ritroveranno Raffaele Fitto, autore nel 2009 della prima proposta di riforma del demanio marittimo che introduceva la riassegnazione dei titoli tramite gare pubbliche. E saranno proprio queste due le figure più decisive per concludere il riordino delle concessioni avviato dal precedente governo Draghi con la legge sulla concorrenza: resta dunque da vedere quali saranno gli interessi a prevalere, tra chi senz’altro dimostrerà una certa sensibilità alle istanze dei balneari e chi invece già tredici anni fa riteneva le gare inevitabili e indispensabili, subendo pesanti attacchi di cui non si è certo dimenticato. Ma c’è un terzo importante ministro che potrebbe rappresentare l’ago della bilancia: si tratta del leader della Lega Matteo Salvini, nominato al ministero delle infrastrutture che ha peraltro la competenza diretta sul demanio. La partita, insomma, è ancora molto aperta anche se non manca molto all’esito finale, dal momento che entro il 27 febbraio occorrerà varare il decreto attuativo per completare la riforma di Draghi.

I margini di manovra del governo Meloni

Il governo guidato da Giorgia Meloni dovrà completare la riforma delle concessioni demaniali marittime avviata da Mario Draghi, che ha inserito nella legge sulla concorrenza un provvedimento per riassegnare i titoli tramite gare pubbliche non oltre il 31 dicembre 2024. Il decreto attuativo da varare entro il 27 febbraio 2023 avrà il compito di definire le modalità con cui effettuare i bandi di gara e il calcolo degli indennizzi per i concessionari uscenti, perciò da esso dipenderanno i margini di tutela per la categoria: dall’esecutivo guidato dalla prima premier donna italiana, i cui partiti che la sostengono si sono molto spesi in campagna elettorale per fare promesse ai balneari, ci si aspetta molto per la salvaguardia di un settore così peculiare per l’economia italiana. Dalla riassegnazione tramite gare pubbliche non si può più scappare (a meno che l’Italia non esca dall’Unione europea o privatizzi le spiagge, due scenari entrambi improbabili nel breve termine), ma il governo ha comunque ancora alcuni margini di manovra sul calcolo dell’indennizzo per i concessionari uscenti, che potrebbe ammontare a cifre piuttosto basse (ovvero ai soli investimenti non ammortizzati) oppure molto consistenti (cioè sull’intero valore aziendale delle imprese, come chiedono le associazioni di categoria). Il tema degli indennizzi rappresenta di fatto l’elemento da cui dipenderà la quantità di offerte nelle future evidenze pubbliche: in base alla legge sulla concorrenza, infatti, gli indennizzi saranno a carico dei concessionari subentranti, dunque la partecipazione alle gare potrebbe essere molto diversa a seconda che il potenziale nuovo concessionario debba riconoscere a quello precedente alcuni milioni di euro di valore aziendale oppure solo qualche briciola per gli investimenti non ammortizzati.

Un altro tema su cui il governo Meloni ha ancora spazio per decidere è quello delle tempistiche, giudicate troppo strette da Regioni e Comuni per poter espletare i complessi bandi di gara. A novembre 2021 una sentenza del Consiglio di Stato, annullando l’estensione delle concessioni al 2033 disposta dalla legge 145/2018, aveva imposto di riassegnare i titoli tramite gare entro il 31 dicembre 2023, e su questo termine si è basato Mario Draghi con la legge sulla concorrenza. Ma persino l’ex premier, nonostante la sua inflessibilità nel recepire la sentenza di Palazzo Spada, ha comunque inserito la possibilità di un ulteriore anno di deroga per le amministrazioni comunali che dovessero riscontrare difficoltà oggettive a completare i bandi, prorogando di fatto i termini fino al 31 dicembre 2024. Una sorta di proroga tecnica che il governo Meloni, recependo le istanze delle amministrazioni locali, potrebbe giudicare insufficiente, decidendo di spostare l’ultimatum ancora di un anno o due. Ma solo a patto che la riforma venga davvero completata con le gare, onde evitare la stessa fine fatta dall’estensione al 2033 che, in assenza del riordino previsto dalla legge 145/2018, è stata giudicata dal Consiglio di Stato come una proroga automatica e pertanto in contrasto col diritto europeo.

L’orientamento dei nuovi ministri sui balneari

Tutto ora dipenderà da chi siederà sugli scranni dei ministeri competenti in materia, che per quanto riguarda il demanio marittimo sono diversi: si va infatti dalle infrastrutture al turismo, dagli affari europei agli affari regionali, senza dimenticarsi dello sviluppo economico, delle riforme e del nuovo ministero del mare. Gli imprenditori balneari ripongono ovviamente grandi aspettative sulla loro collega Daniela Santanché, nuovo ministro del turismo; ma a controbilanciare questa nomina c’è una figura che, come detto, vede invece i mal di pancia della categoria: si tratta di Raffaele Fitto agli affari europei, altro dicastero chiave per l’impasse sulla direttiva Bolkestein. Nel 2009, durante l’ultimo governo Berlusconi che abrogò il rinnovo automatico delle concessioni sul demanio marittimo, Fitto fu autore della prima proposta di riforma del settore che prevedeva le evidenze pubbliche, respinta dalle associazioni di categoria che ancora credevano possibile evitare le gare. Di conseguenza, una norma allora molto più favorevole rispetto all’attuale riforma Draghi non arrivò nemmeno in parlamento, le procedure selettive sono rimaste comunque all’orizzonte (oltretutto con meno paracadute per i concessionari uscenti, poiché la giurisprudenza nel frattempo ha chiuso molte tutele prima possibili) e il nuovo ministro agli affari europei, che avrà un’importante voce in capitolo per concludere questa annosa vicenda, non si è dimenticato di avere subito attacchi, insulti e lanci di monetine da parte di una categoria che non se lo è certo fatto amico.

Il terzo attore protagonista in campo è infine il neo ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, su cui i balneari hanno pareri contrastanti: da leader della Lega, Salvini negli anni passati si è più volte espresso contro le gare delle concessioni (presentandosi addirittura alla seguitissima trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” e in svariate manifestazioni con una maglia contro la direttiva Bolkestein), ma durante il governo Draghi ha ammorbidito la sua posizione: la Lega, insieme a tutti gli altri partiti eccetto Fratelli d’Italia, ha infatti votato a favore della legge sulla concorrenza e proprio un mese fa Salvini ha dichiarato di ritenere inevitabili le evidenze pubbliche per le concessioni balneari, ma chiedendo il diritto di prelazione per gli attuali gestori. Da ministro delle infrastrutture, Salvini avrà la competenza diretta sul demanio marittimo e potrebbe perciò rappresentare l’ago della bilancia nella partita in gioco.

Non è poi da sottovalutare il possibile ruolo di altri ministri secondari sul tema, che comunque saranno interpellati in quanto competenti in materia, per spostare gli equilibri: stiamo parlando di Giancarlo Giorgetti all’economia (rappresentante della corrente più moderata della Lega, quella di cui faceva parte anche l’ex ministro del turismo Massimo Garavaglia), Gilberto Pichetto Fratin all’ambiente (che ha avuto un ruolo di primo piano nella stesura della riforma delle concessioni balneari voluta da Mario Draghi), Roberto Calderoli agli affari regionali e Sebastiano Musumeci al ministero del mare. Le voci che dovranno esprimersi sono tante, ma si spera che il nuovo governo faccia in fretta per chiudere nel migliore dei modi possibile una vicenda che si trascina da troppi anni.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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