Opinioni

Governo Draghi, le ipotesi sulla riforma delle concessioni balneari

Il nuovo premier, noto filo-europeista, dovrà affrontare il riordino del demanio marittimo al più presto. Molto dipende dalle posizioni del parlamento e delle associazioni di categoria.

L’incarico all’ex presidente della Bce Mario Draghi di formare un governo in seguito alle dimissioni di Giuseppe Conte apre nuove prospettive per i titolari degli stabilimenti balneari, che da anni attendono un riordino delle concessioni demaniali marittime in enorme ritardo anche a causa della perenne instabilità politica italiana. Il nuovo presidente del consiglio, se riuscirà a trovare una maggioranza che lo sostenga, potrebbe infatti formare un governo tecnico-politico che per certi versi ricorderebbe l’epoca di Mario Monti, il quale col ministro Piero Gnudi aveva proposto un disegno di legge ancora oggi ricordato con terrore dalla categoria, poiché introduceva le gare indiscriminate sulle concessioni di spiaggia senza adeguate forme di tutela per i precedenti titolari. Quel tentativo di riforma non fece in tempo ad andare in porto, anche grazie alle proteste degli imprenditori, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: durante il successivo governo Gentiloni si tentò di approvare il “ddl Arlotti-Pizzolante” che parlava sempre di evidenze pubbliche, ma almeno con alcuni paracadute per i precedenti concessionari (come il riconoscimento del valore commerciale e la premialità per l’esperienza professionale); poi il primo governo Conte ha introdotto la “legge Centinaio”, ovvero l’estensione fino al 2033 delle concessioni in essere come periodo transitorio in vista del riordino generale del settore, mai portato a conclusione.

Ora non resta che capire quale sarà la strada scelta da Draghi, noto filo-europeista ed espressione di certi apparati bancari che di sicuro si faranno sentire anche nell’influenzare i contenuti della riforma del demanio marittimo. Per avere le idee chiare occorrerà aspettare ancora un po’ di tempo, dal momento che le priorità del paese in questo momento sono altre (la pandemia del Covid-19, la gestione del Recovery fund, gli ammortizzatori alla crisi economica). Ma quella delle concessioni balneari resta una delle più urgenti questioni non secondarie da trattare: la Commissione europea ha inviato lo scorso 3 dicembre una lettera di messa in mora e oltre alla seria minaccia di una procedura di infrazione, ci sono le innumerevoli sentenze di Tar, Consiglio di Stato e Corte costituzionale che stanno colmando l’attuale vuoto con pronunce spesso in contrasto tra loro. Per evitare che la situazione diventi sempre più caotica ogni giorno che passa, un nuovo e certo assetto normativo è necessario e confidiamo che il nuovo premier se ne renda conto, vista l’importanza che le imprese balneari rivestono per l’economia turistica italiana.

Molto dipenderà anche dai ministri che saranno nominati da Draghi: tra quelli competenti sulle concessioni di spiaggia ci sono i dicasteri alle infrastrutture, al turismo, alle politiche europee, agli affari regionali, all’economia e finanze, allo sviluppo economico, all’ambiente; e i contenuti della riforma potranno cambiare in base a chi siederà in queste poltrone. Così come sarà tutto da vedere l’atteggiamento delle associazioni nazionali degli imprenditori balneari, che com’è noto sono ben otto e che ai tempi del ddl Arlotti-Pizzolante hanno avuto reazioni diverse, tra chi rifiutava qualsiasi forma di gara e chi invece le accettava, a patto di ottenere dei paletti per riottenere legittimamente la propria impresa passando attraverso le evidenze pubbliche (o almeno tutelandosi con la certezza di un adeguato ristoro in caso di perdita). Infine c’è l’indispensabile ruolo del parlamento: non ci sono dubbi che le forze di centrodestra si opporranno a qualsiasi disegno di legge che contenga le evidenze pubbliche, così come è certo che il Movimento 5 Stelle sarà favorevole a introdurle. L’ago della bilancia sarà dunque il Partito democratico, che com’è noto ha diverse anime al suo interno: la riforma del demanio marittimo potrebbe dunque avere dei contenuti molto diversi a seconda della linea più o meno intransigente che riuscirà a prevalere in questo scenario inevitabile, ed è certo che il dibattito sarà infuocato per almeno qualche mese ancora.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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