Friuli Venezia Giulia

Friuli, proroga tecnica di un anno per concessioni balneari: è scontro

L'assessore regionale leghista ammonisce il Comune di Grado che invece ha disposto l'estensione al 2033 secondo la normativa nazionale

La Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato una norma collegata alla legge regionale di bilancio per disporre la proroga tecnica di un anno sulle concessioni demaniali marittime, senza dunque applicare l’estensione fino al 2033 istituita dalla normativa italiana. La scelta della Regione Friuli, resa possibile dal suo regime a statuto speciale e analoga a quella della Basilicata, ha scatenato un feroce scontro istituzionale, con l’assessore regionale al demanio Sebastiano Callari che si è scagliato contro il Comune di Grado, “colpevole” di avere disposto il prolungamento al 2033 seguendo la normativa italiana anziché quella regionale.

A onor del vero, anche il provvedimento del Comune di Grado appare contraddittorio, dal momento che non si limita ad applicare semplicemente l’estensione al 2033, bensì introduce una serie di clausole-capestro e manleve potenzialmente rischiose per i concessionari balneari. Tuttavia il caso è degno d’interesse non solo perché dimostra l’immenso caos in cui si trova la gestione del demanio marittimo in Italia, ma anche dal momento che l’assessore regionale Callari è rappresentante della Lega, cioè il partito che più si è esposto per approvare e difendere il prolungamento di 15 anni (non a caso la norma viene chiamata anche “legge Centinaio”, dal nome dell’allora ministro al turismo leghista che ha fortemente voluto il provvedimento).

Questi i fatti: il 17 dicembre scorso la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato la legge n. 116, collegata alla manovra di bilancio 2021-2023, con cui all’articolo 11 si dispone che «la durata delle concessioni demaniali marittime in scadenza è prorogata fino al 31 dicembre 2021 al fine di consentire alle amministrazioni concedenti il perfezionamento dei procedimenti amministrativi di competenza nel rispetto della normativa vigente» (scarica il testo del provvedimento »). Pochi giorni dopo il Comune di Grado, senza tenere conto del provvedimento regionale, ha disciplinato il rilascio dei titoli concessori con il differimento al 31 dicembre 2033, scatenando la dura reazione dell’assessore regionale Callari.

In una nota diramata due giorni fa, Callari afferma che «tutti i titolari di concessioni demaniali turistico-ricreative e diportistiche rilasciate in Friuli Venezia Giulia dalla Regione e dagli Enti locali beneficiano ex lege della proroga delle stesse fino al 31 dicembre 2021, senza bisogno di altri atti». L’assessore afferma inoltre che «ogni altra iniziativa di amministrazioni pubbliche del Friuli Venezia Giulia che propongano ai concessionari di sottoscrivere manleve o liberatorie non ha alcun senso giuridico soprattutto alla luce di una possibile procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, atteso che le stesse avrebbero quale unico effetto quello di perpetuare uno stato di incertezza in capo ai concessionari, i quali si vedrebbero a essere dichiarati inevitabilmente decaduti all’atto di ogni diversa decisione dovesse assumere il governo o l’Ue in merito. Nello specifico, le voci e le polemiche su un ipotetico documento da firmare da parte dei concessionari del litorale di Grado in vista di una proroga fino al 2033 non ha senso di esistere. Vige, come detto, quanto fissato in legge regionale di stabilità, ovvero la proroga tecnica delle concessioni fino al 31 dicembre 2021: il resto è un nulla giuridico. Pertanto appare fuori luogo, priva della necessaria prudenza amministrativa e addirittura potenzialmente dannosa per gli operatori economici, la firma di qualunque atto amministrativo attualmente proposto, per esempio, dal sindaco di Grado, visto che tale atto espone a un ricorso al Tar da parte di terzi, mentre la proroga ex lege prevista dalla norma regionale salva la stagione 2021 in attesa che il quadro normativo venga meglio definito».

Come abbiamo detto più volte su queste pagine, la normativa italiana sulle concessioni demaniali marittime è diventata così intricata, a causa delle innumerevoli sentenze e della recente lettera di messa in mora inviata da Bruxelles, che i funzionari comunali si trovano tra due fuochi e gli imprenditori balneari nell’incertezza più totale. Una situazione che può essere risolta solo da un’immediata riforma del demanio marittimo, su cui tuttavia gli esponenti della maggioranza, salvo qualche dichiarazione politica, continuano a latitare.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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