Sicurezza

Formazione bagnini di salvataggio, via al monopolio FIN

Il nuovo decreto ministeriale esclude le altre due storiche associazioni, la Società nazionale di salvamento e la Federazione italiana salvamento acquatico

Approda farcito di molte novità il (dis)atteso decreto ministeriale n. 85 del 28 maggio 2024, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n.149 del 27 giugno scorso, dal titolo “Regolamento recante norme per l’individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi di formazione al salvamento in acque marittime, acque interne e piscine e al rilascio delle abilitazioni all’esercizio dell’attività di assistente bagnanti”. Una norma che in teoria avrebbe dovuto favorire e incoraggiare l’accesso alla formazione del personale addetto al salvataggio in acqua, coerentemente a quanto previsto dal direttiva europea sui servizi (2006/123/CE, nota come “direttiva Bolkestein”), ma che nella pratica trasforma il precedente oligopolio in un monopolio a favore della Federazione italiana nuoto (FIN), lasciando alla deriva le altre due storiche associazioni, la Società nazionale di salvamento (SNS) e la Federazione italiana salvamento acquatico (FISA).

Personalmente ciò non mi sorprende più di tanto, dopo tutti gli sforzi profusi in primis dalla FIN per impedire l’attuazione del decreto n. 206 del 2016 che, seppure contenente diverse pecche, avrebbe veramente posto le basi per l’accesso all’attività formativa rispondente ai principi di non discriminazione e proporzionalità, nel rispetto del divieto di porre limitazioni e, nel caso di regimi autorizzatori, porre condizioni «trasparenti, oggettive, non discriminatorie, giustificate da esigenze imperative di interesse generale, nonché necessarie e proporzionate al perseguimento di tali esigenze» (così recita la direttiva 2006/123/CE). Di contro, il nuovo regolamento introdotto dal decreto ministeriale n. 85/2024, come da programma sotto l’egida di un’eccellente regia, calpesta gli obiettivi della libera concorrenza e della direttiva Bolkestein.

Per gli addetti ai lavori è facile intuire come si è potuti arrivare a questo decreto, che sembra cucito su misura per la FIN. Quello che invece è più difficile da capire è come SNS e FISA riusciranno a organizzarsi per proseguire nella formazione. Sì, perché se un soggetto no profit intende fare domanda di accreditamento (quelli a scopo di lucro sono stati cancellati con un decreto ad hoc emanato lo scorso anno dal consiglio dei ministri con il fantasioso titolo “Salvaguardia dell’occupazione degli assistenti bagnanti”), deve sottostare a una serie di requisiti, alcuni dei quali già puntualmente criticati dall’Autorità garante della concorrenza, interpellata a febbraio dal Ministero delle infrastrutture per un parere preventivo, che ha espresso dei rilievi nemmeno presi in considerazione.

Ma non sono questi i punti più contrastanti del corposo decreto. Infatti, c’è un particolare che sembra essere sfuggito anche all’Agcm: si tratta di una previsione che monopolizza e distorce la formazione dell’assistente bagnante, ovvero l’allenatore di nuoto per salvamento di secondo o terzo livello (SNAQ). Per capire chi è, da dove nasce questa figura professionale e perché è così fondamentale per l’addestramento di un soccorritore acquatico, tanto da essere l’unica prevista dal decreto, occorre fare riferimento alla “Normativa generale affiliazione e tesseramenti 2023-2024” (pagina 26) dettata dalla stessa FIN: «Allenatore: responsabile della preparazione e della gestione degli atleti negli allenamenti e nei campi gara, in possesso delle qualifiche previste dal regolamento del Settore istruzione tecnica della FIN».

Questa definizione riprende le norme del CONI, riportate nel documento “Disposizioni per l’implementazione del sistema nazionale di qualifiche degli operatori sportivi (SNAQ) a partire dagli obiettivi del decreto legislativo n. 13/2013, del decreto legislativo n. 15/2016 e in coerenza con il quadro tracciato a livello europeo”, la cui lettura ci fa capire quale specifico ed esclusivo ruolo possiede l’allenatore di nuoto per salvamento (SNAQ), ma soprattutto chi lo brevetta. Iniziamo dalle pagine 6 e 7: «Lo SNAQ è il modello generale di riferimento per il conseguimento delle qualifiche degli operatori sportivi delle Federazioni Sportive Nazionali (FSN), delle Discipline Sportive Associate (DSA) e di coloro che operano nell’ambito degli Enti di Promozione Sportiva (EPS)». Subito dopo è specificato il titolare della certificazione di tale figura: «Col riconoscimento di “ente pubblico titolare”, cioè di regolatore dei servizi, il CONI è l’amministrazione pubblica titolare, a norma di legge, della regolamentazione di servizi di individuazione e validazione e certificazione delle competenze degli operatori sportivi».

A pagina 11 leggiamo invece dove si colloca il tecnico SNAQ: «Tra l’altro, ciò consente di “valorizzare” queste esperienze nella costruzione dei percorsi formativi personalizzati, purché siano certificabili e rispondenti a dei criteri generali, fissati e controllati dal CONI». Il concetto è meglio specificato a pagina 13: «Secondo livello – Allenatore: è la prima qualifica tecnica operativa autonoma. Essa richiede l’accertamento delle competenze necessarie per operare con squadre e atleti impegnati in attività locali, regionali o di specializzazione iniziale». Ancora, a pagina 16 viene spiegato chi è il soggetto delegato a individuare e preparare il tecnico SNAQ: «Il CONI “ente pubblico titolare” ha individuato nelle Federazioni Sportive Nazionali (FSN) e nelle Discipline Sportive Associate (DSA) i soggetti titolati a validare e certificare le competenze riguardanti: aiuto allenatore (tecnico di primo livello); allenatore (tecnico di secondo livello; allenatore capo (tecnico di terzo livello)». I soggetti che hanno però la competenza al riconoscimento dell’allenatore di secondo e terzo livello sono le federazioni sportive (leggasi FIN), lasciando solo agli EPS l’individuazione del tecnico di primo livello, una figura presente nella prima bozza del decreto ma poi sostituita, per i motivi intuibili, con quello di secondo e terzo livello: «Agli Enti di Promozione Sportiva (EPS), quali organismi che hanno per fine istituzionale, ai sensi dell’art. 26, comma 1 dello statuto del CONI, la promozione e la organizzazione di attività fisico-sportive con finalità ricreative e formative, è riconosciuta la competenza sulla formazione e certificazione degli operatori di promozione sportiva, che nel settore dei quadri tecnici sono equipollenti all’aiuto allenatore – tecnico di primo livello».

Le caratteristiche dell’attività dell’allenatore sono puntualizzate nella tabella a pagina 18: «Area professionale (Allenatore sportivo); Denominazione (Allenatore sportivo, altre volte nominato “tecnico” o “istruttore); Condizioni di attività (Tempo pieno o parziale, professionista, volontario); Pubblico di riferimento (Sportivi di qualsiasi età, professionisti o dilettanti, che intendono praticare lo sport agonistico e non)». Ciò è ancora meglio puntualizzato a pagina 28: «Nello schema illustrativo delle condizioni generali abbiamo ricordato come l’attività dell’allenatore possa rivolgersi ad atleti praticanti le diverse tipologie di attività sportive (es. agonistica e non agonistica, ludico motoria e ricreativa, competitiva e non competitiva). Lo SNAQ, al fine di descrivere il profilo di attività e di competenze a ciascun livello, prende in considerazione le diverse tipologie di pratica sportiva». Infine, a pagina 34 è chiaramente specificato dove può operare l’allenatore SNAQ: «Il modello SNAQ prevede che gli operatori sportivi e le altre figure professionali specializzate, conformemente alle indicazioni europee, una volta conseguita la qualifica debbano anche essere titolari di una abilitazione a svolgere le proprie attività a titolo professionale o volontario (ovviamente sempre nel contesto del sistema CONI)». Tanto che, nel fac-simile del certificato Europass a pagina 48, deve essere specificata l’attività sportiva dell’allenatore ed è anche riportato il profilo delle abilità e competenze: «“Allenatore” è la prima qualifica che consente piena autonomia operativa. L’allenatore a questo livello può operare e progettare autonomamente attività con atleti e partecipanti di ogni età, agonisti e non. Con gli agonisti opera di solito a livello medio di qualificazione, assistendo atleti e squadre di livello regionale o nazionale. Lavora in condizione di complessità medio-basse, in società sportive di ridotte dimensioni o in staff articolati di società sportive di maggiori dimensioni. Questo livello di qualificazione richiede un’ulteriore formazione specializzata per coloro che vogliono migliorare la loro condizione lavorativa. Possono anche essere previsti compiti non complessi di supervisione e coordinazione di apprendisti. Possiede capacità di base per utilizzare mezzi e metodi per l’organizzazione dell’allenamento e la preparazione/assistenza alla gara. Coordina assistenti e si relazione con i superiori. Interpreta i compiti a livello personale ed in funzione di strategie semplici. Il possessore del certificato è in grado di: Costruire programmi di allenamento, collaborare ai piani di programmazione a lungo termine definiti da allenatori più esperti, organizzare in condizioni di sicurezza sessioni di allenamento, valutare l’allenamento e i principali dati raccolti, contribuire alla formazione di allenatori principianti».

Dunque, appare chiaro che l’allenatore è totalmente incompatibile per l’addestramento degli assistenti bagnanti, in quanto si occupa esclusivamente di preparare gli atleti alle gare. Mi chiedo poi perché non inserire anche l’allenatore della Federazione canottaggio, considerato che nelle materie di esame dell’assistente bagnanti c’è anche la voga… Oltremodo, l’allenatore di nuoto per salvamento di secondo e terzo livello può essere preparato e certificato solo dalla FIN, in qualità di unica federazione riconosciuta dal CONI. Per cui, chi intende formare gli assistenti bagnanti, se mai dovesse riuscire ad accreditarsi, nella sostanza potrebbe solo organizzare il corso, in quanto ad addestrare il futuro assistente bagnanti è di fatto la FIN con il suo allenatore di nuoto per salvamento da lei stessa preparato, certificato e tesserato. Che è come giocare una partita a calcio dove a difendere la porta del mio avversario inserisco un mio giocatore e l’arbitro che dirige il gioco sono io… difficile perdere. Se poi il portiere neanche lo cedo al mio avversario, allora la vittoria sarà schiacciante. Sì, perché l’articolo 20 del Regolamento generale sezione salvamento FIN riporta testuali parole: «Tutte le cariche e funzioni indicate nel presente Regolamento sono incompatibili: con le cariche elettive nazionali della FIN; con la carica di Presidente di Comitato Regionale e Provinciale FIN; con il rapporto di lavoro subordinato per la FIN; con incarichi di qualsiasi natura ricoperti presso altre organizzazioni nazionali operanti nel settore della formazione degli Assistenti bagnanti. Le suddette incompatibilità, ad eccezione di quella indicata sotto la lettera d), non si applicano nei confronti dei componenti della Commissione Didattica e della Commissione Medico Scientifica BLS-D».

Dunque, appare anche qui chiaro che non solo all’allenatore di nuoto per salvamento tesserato FIN è vietato svolgere la propria attività fuori dall’ambito federale, ma anche gli statuti SNS e credo FISA, come probabilmente quelli di tutti le altre associazioni simili no profit, prevedono l’incompatibilità di tali cariche sociali. Ma per non sbagliare, il lungimirante legislatore ha pure previsto che la prova pratica di nuoto valida per il rinnovo del brevetto di assistente bagnanti sia svolta da un secondo allenatore di nuoto per salvamento: sia mai che qualche associazione più fortunata riesca nell’impresa a trovarne uno appartenente a una federazione straniera. Forse ci sono tutti gli elementi per definire questa situazione come un palese “conflitto d’interessi”?

Ma la ciliegina sulla torta, che completa il capolavoro di questo decreto che seppellisce la concorrenza e monopolizza la formazione dell’assistente bagnante, è l’articolo che, già dalla data del 1° luglio 2024, prevede l’attuazione della prova pratica di nuoto per rinnovare il brevetto di assistente bagnante, ovviamente alla presenza del famoso e insostituibile allenatore di nuoto per salvamento FIN. Questo significa che chi dovrà rinnovare il brevetto per altri cinque anni (nuovo periodo di scadenza), difficilmente lo potrà fare con SNS e FISA, impossibilitate loro malgrado a rispettare questo requisito per i motivi precedentemente descritti, e che si vedranno diminuire inesorabilmente il numero dei tesserati, con il rischio di scomparire.

Appurato che le competenze di un allenatore di nuoto per salvamento FIN-CONI esulano dallo svolgimento dell’attività di addestramento alle tecniche di salvataggio del personale specializzato impiegato nel soccorso in ambiente acquatico, in quanto niente hanno a che vedere con la pratica dello sport sia agonistico che ludico-ricreativo, la Federazione Italiana Nuoto con la quale è tesserato, è a sua volta legittimata a rilasciare un brevetto professionale necessario a svolgere una mansione lavorativa che non è associata ad alcuna pratica sportiva? Vediamo cosa prevede l’articolo 1 dello statuto della FIN: «La Federazione Italiana Nuoto (di seguito anche “Federazione” o “FIN”), fondata a Como nell’anno 1899, è un’associazione senza fini di lucro, con personalità giuridica di diritto privato, ed è costituita dalle Società e dalle associazioni sportive e, nei modi stabiliti dal presente statuto, dai tesserati. La FIN ha lo scopo di promuovere, organizzare, disciplinare e diffondere le discipline sportive acquatiche del nuoto, tuffi, pallanuoto, nuoto sincronizzato, nuoto di fondo, nuoto per salvamento e delle attività ginnico-motorie acquatiche applicative delle prime e può svolgere tutte le altre attività finalizzate agli stessi scopi. Fa parte integrante della FIN la Sezione Salvamento con lo scopo di promuovere, regolamentare e disciplinare l’attività agonistica, l’insegnamento, l’addestramento al salvamento, la prevenzione degli incidenti in acqua, e diffondere la conoscenza e organizzare le pratiche sanitarie di primo soccorso anche nell’ambito dei programmi del Servizio Sanitario Nazionale e di Protezione Civile, nonché della tutela ambientale delle acque».

Un conto è l’addestramento al salvamento per la sicurezza dei propri addetti alle gare, un altro conto è rilasciare un brevetto per l’avviamento al lavoro verso terzi per un’attività che esula da quella sportiva. A rimarcare quanto sia teoricamente già abbastanza chiaro e logico è lo stesso Ministero delle infrastrutture con un documento di assoluta rilevanza, la circolare n. 108 del 6 dicembre 2000 “Riconoscimento Federazione Italiana Salvamento Acquatico – Società Italiana Salvamento fondata in Ancona nel 1899”, probabilmente abbandonato in qualche buio archivio del Comando generale della Guardia Costiera e che oggi meriterebbe più che mai tutta l’attenzione del caso da parte di chi è preposto ai controlli. Così come sarebbe auspicabile che se ne occupasse anche il CONI, il quale è stato più volte interpellato sulla questione, ma si è sempre defilato con naturale destrezza. Comunque, così recita la circolare ministeriale: «Si fa seguito alla circolare n. 35 del 9 settembre 1960 con la quale questo Ministero autorizzava la Federazione Italiano Nuoto (FIN) – Sezione Salvamento e la Società Nazionale di Salvamento Genova a rilasciare i brevetti di “Assistente bagnanti”. Ciò premesso, si comunica che l’emanazione del decreto legislativo 23 luglio 1999 n. 242 (legge “Melandri”) stabilisce che il CONI e le Federazioni sportive non possono svolgere altre attività che si collochino al di fuori di quelle sportive. In relazione a detta disposizione cessa la facoltà riconosciuta alla FIN di rilasciare i brevetti di “Assistente bagnanti” che attuava attraverso la Sezione Salvamento. Ne consegue il distacco della Sezione della Salvamento e la costituzione della “Federazione Italiana Salvamento Acquatico” che, con la menzionata Società Nazionale di Salvamento di Genova, sono abilitate al rilascio del suddetto brevetto». La suddetta affermazione viene però smentita qualche giorno dopo con la circolare numero 109/2000, a seguito della comunicazione formale del segretario generale del CONI, con la quale notifica che nessun distacco si è verificato all’interno della FIN e che in sostanza l’attività svolta dalla stessa «deve ritenersi coerente con i principi di cui la decreti legislativo 23 luglio 1999, n. 242».

Adesso non ci resta che attendere i prossimi sviluppi, in special modo le contromisure che SNS e FISA prenderanno a propria difesa.

Documentazione di riferimento

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Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.