Sicurezza

Dotazioni di primo soccorso in spiaggia: i presidi utili e quelli inutili

Le vittime di un annegamento possono essere in arresto cardiaco o in arresto respiratorio. La maggior parte degli annegamenti non fatali che richiedono assistenza medica hanno come caratteristica comune la difficoltà respiratoria, a causa dell’affaticamento dei muscoli respiratori o dell’irritazione delle vie aeree e dei polmoni dovuta all’inalazione dell’acqua. L’ossigenoterapia immediata in situazioni anossiche o ipossiche può salvare la vita, diminuire le possibilità di danni permanenti al cervello e altri organi vitali o facilitare il recupero, come ben specificato dallo stesso Istituto superiore della sanità, il quale evidenzia che «è lo standard di intervento previsto dalle procedure nazionali e internazionali ed è raccomandata dalle principali organizzazioni mediche internazionali, oltre che dall’Unione europea». Per questo è opportuno, oltre che obbligatorio, che tutti gli stabilimenti balneari siano attrezzati con adeguate dotazioni per il primo soccorso.

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La scorsa settimana ci siamo occupati del saturimentro quale strumento diagnostico indispensabile e obbligatorio nelle dotazioni di primo soccorso; oggi invece andiamo a conoscere altri presidi sanitari altrettanto fondamentali che sono, o meglio che dovrebbero essere disponibili negli stabilimenti balneari e nelle piscine.

Come ben sappiamo, le postazioni in cui i bagnini di salvataggio operano non sono raggiunte dagli equipaggi del soccorso sanitario di emergenza avanzato in tempi accettabili per condurre un valido intervento che limiti gli esiti invalidanti. La maggioranza delle ordinanze balneari prevedono come dotazione obbligatoria, oltre alla cassetta di pronto soccorso secondo quanto sancito dal decreto del Ministero della salute n. 388/2003 in materia di pronto soccorso aziendale, anche due cannule di respirazione bocca a bocca dimensionate per adulti e per bambini, un pallone ambu, un tiralingua e un apribocca. Ma le dotazioni per la ventilazione assistita appena citate, che devono necessariamente essere abbinate a una bombola di ossigeno medicale (argomento che sarà oggetto di approfondimento nei prossimi giorni), sono davvero sufficienti e soprattutto idonee a garantire un’adeguata assistenza in attesa dell’arrivo dell’ambulanza? A rispondere a questa domanda è il dott. Riccardo Ristori, laureato in medicina e chirurgia (con un master in medicina d’urgenza) al Beth Israel Deaconess Medical Center Harvard Medical School di Boston, formatore ai corsi di medicina d’emergenza “Harvard Medical School” e attualmente impiegato presso il dipartimento di emergenza e urgenza del 118 di Livorno: «Ancora oggi in molte ordinanze balneari vengono proposti presidi come la pinza tiralingua e l’apribocca, nonostante questi siano stati ritenuti pericolosi e non più presenti dal 2000 nelle raccomandazioni Ilcor (International Liaison Committee on Resuscitation), organizzazione internazionale che riunisce i maggiori esperti in rianimazione cardio-polmonare appartenenti al Council (gruppo di riferimento nazionale) dei vari paesi nel mondo. Questi presidi ormai obsoleti venivano utilizzati molti anni fa in caso di mandibola serrata, ma come è noto da tempo, la mandibola serrata è secondaria all’ipossia (carenza di ossigeno). Infatti una normale ossigenazione consente il rilassamento dei muscoli della mandibola e l’utilizzo di quei vecchi presidi può causare lesioni pericolose per la sicurezza della vita dei pazienti: ecco perché non vengono più insegnati nei corsi di primo soccorso ormai da 20 anni».

«Ritornando ai presidi per la ventilazione assistita – prosegue Ristori – su un paziente ancora cosciente e in difficoltà respiratoria, che richiede assistenza ma può respirare spontaneamente, dobbiamo utilizzare una maschera oronasale, che è il presidio per la somministrazione di ossigeno più semplice. La maschera oronasale è composta di materiale plastico trasparente e può essere o meno munita di due valvole di non ritorno, una per entrambi i lati con o senza reservoir (sacco polmone), la quale tramite un tubicino in gomma viene poi collegata all’uscita della bombola di ossigeno. Nel caso di una vittima di arresto respiratorio o cardiaco, è invece necessario l’utilizzo del pallone autoespansibile o comunemente conosciuto come pallone “ambu”, che può essere impiegato insieme alla cannula di guedel, un tubicino ricurvo in plastica rigida che consente di alleviare l’ostruzione delle vie aeree durante la perdita di coscienza.

«Purtroppo molte ordinanze balneari non tengono conto che può essere necessario disporre di presidi che si adattino ai neonati e ai bambini, oltre che agli adulti», aggiunge Ristori. «Per le cannule orofaringee, per esempio, sarebbe opportuno avere a disposizione in un unico contenitore un intero set, in modo da consentire una rapida e corretta selezione e non ridursi a solo due misure. Infatti una cannula di lunghezza adeguata si estende dalla bocca dell’infortunato fino alla parte inferiore del lobo dell’orecchio, e se si sbaglia misura il rischio è quello di ostruire le vie aeree della vittima, impedendo la ventilazione assistita. Lo stesso vale per pallone autoespandibile, frequentemente usato soprattutto nella prima fase di un intervento in emergenza in combinazione con una maschera facciale. La maschera facciale di solito è realizzata in gomma o plastica e spesso il suo bordo inferiore è contornato da una struttura che può essere cuffiata (gonfiata con aria), in modo da essere più facilmente adattabile all’anatomia del viso del paziente, poiché la tenuta è determinante per un’efficace intervento. Questa maschera non è universale, ma conta almeno tre misure (lattante, bambino e adulto), così come la capacità dei palloni ambu che varia in base al quantitativo di aria o gas che possono contenere all’interno, per questo si possono trovare tre diversi tipi di palloni autoespandibili: 1600 ml per l’adulto; 500 ml per il bambino e 240 ml per il lattante. Tutti poi dovrebbero avere in dotazione il reservoir, cioè il sacco polmone collegato alla bombola ossigeno».

Quanto espresso dal dott. Ristori, non lascia dubbi sul fatto che la disponibilità di un kit di primo soccorso professionale e di un corso di addestramento per il loro utilizzo sono elementi essenziali per garantire un’adeguata risposta in caso di necessità, che oltre ad aumentare notevolmente le probabilità di sopravvivenza dell’infortunato, riduce al minimo eventuali rischi di natura civile e penale per imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza delle normative vigenti e delle disposizioni emanate dal Ministero della salute. Per questo la Salvamento Academy, nella sua offerta OxySave, prevede la borsa di primo soccorso che va oltre al semplice pallone ambu e le due cannule orofaringee, con un set di presidi completo per pazienti adulti e pediatrici, incluso l’addestramento al loro utilizzo su manichini di alta simulazione con istruttori qualificati.

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Stefano Mazzei

Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.
  1. Avatar
    pinuccio davì says:

    la capitaneria mi ha redarguito il fatto di avere il mio bagnino in dotazione solo una bombola di ossigeno pretende che ne dovesse avere tre è giusto?

  2. Stefano Mazzei
    Stefano Mazzei says:

    normalmente le ordinanze balneari prevedono 3 bombole monouso, poco adatte all’utilizzo in emergenza. come più volte specificato nei nostri articoli, oppure in alternativa una bombola ricaricabile da 3 o 5 litri, in rari casi ne vengono richieste due, nonostante una sia più che sufficiente in quanto i litri di ossigeno che contiene sono molti di più di quelli disponibili nelle tre bombolette.

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