Norme e sentenze

Cassazione: “Proroga al 2020 invalida su concessioni balneari già scadute”

Una recente sentenza ha ritenuto corretto il sequestro di uno stabilimento balneare in Abruzzo

È da considerare decaduta la concessione balneare scaduta il 31 dicembre 2007, in quanto le successive proroghe automatiche sono invalide poiché in contrasto con il diritto europeo. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 29105 dello scorso 21 ottobre, contestando il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo a uno stabilimento balneare di Giulianova, in Abruzzo. Secondo la Corte, la concessione oggetto del contenzioso non poteva rientrare tra quelle prorogate prima fino al 31 dicembre 2015 e poi fino al 31 dicembre 2020, in quanto all’entrata in vigore delle proroghe, il titolo era già irrimediabilmente scaduto. Per questo, la Cassazione ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo disposto dal gip.

Il contenzioso riguarda degli illeciti molto gravi, tra cui la realizzazione di manufatti abusivi in una zona sottoposta a vincolo ambientale e il mancato pagamento dei canoni demaniali, che riguardano solo il caso specifico. Tuttavia, la pronuncia della Cassazione contiene alcuni passaggi di interesse generale in merito alla proroga delle concessioni balneari al 2020, che continua a essere oggetto di svariate sentenze di diverso profilo e che pertanto sono degne di attenzione.

Nello specifico, il concessionario di Giulianova aveva presentato ricorso contro il sequestro, sostenendo che il suo titolo era stato prorogato dall’amministrazione comunale in base alla legge italiana. Il Tar Abruzzo aveva accolto il ricorso del concessionario; ma nei giorni scorsi la Cassazione ha ritenuto l’amministrazione comunale colpevole di non avere valutato la presenza dei criteri di proroga. In particolare, i giudici hanno colto l’occasione per ribadire che le proroghe, per le nuove concessioni (ovvero quelle rilasciate in seguito all’abrogazione del rinnovo automatico), andrebbero adottate solo a seguito della verifica caso per caso dei presupposti, che nello specifico sarebbero il legittimo affidamento del concessionario uscente al fine di ammortizzare gli investimenti e la non sussistenza di un interesse transfrontaliero certo.

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