Sicurezza

Bombole di ossigeno in stabilimenti balneari, la confusione normativa aumenta

Continuano le contraddizioni e i rimpalli tra enti su una questione di primaria importanza per la sicurezza in spiaggia. Facciamo il punto della situazione.

“L’estate sta finendo”, recitava una nota canzone, ma questo non significa che la questione relativa alla dotazione di primo soccorso e in particolare della bombola di ossigeno negli stabilimenti balneari – argomento già ampiamente discusso in molti dei nostri recenti articoli – sia stata risolta. Al contrario: la recente nota del Ministero della salute, in risposta a un quesito posto sull’opportunità di utilizzo delle bombole del tipo monouso nell’emergenza balneare, non fa altro che confermare l’inerzia e lo scaricabarile tipico dell’amministrazione pubblica italiana.

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Prima però di arrivare a commentare il contenuto della suddetta risposta, facciamo un veloce riepilogo della drammatica telenovela, partendo da un dato di fatto indiscutibile: in Italia gli stabilimenti balneari devono disporre di un kit di primo soccorso con vari presidi adatti alla rianimazione cardiopolmonare, tra cui l’ossigeno medicale. Tale obbligo è previsto non solo dalle ordinanze di sicurezza balneare emanate dalle Regioni o dalle Capitanerie di porto territorialmente competenti, ma anche dal d.lgs. 81/08, meglio noto come “Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”, che all’articolo 15 elenca in maniera minuziosa le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, in primis la redazione del documento della valutazione dei rischi (DVR), a cui deve seguire l’attuazione delle appropriate misure di prevenzione e protezione, in assenza delle quali il datore di lavoro è sanzionabile sia in sede civile che penale.

Ebbene il bagnino di salvataggio, in quanto soggetto “lavoratore” – sia questo volontario, dipendente o subordinato – durante lo svolgimento delle sue funzioni potrebbe anch’esso essere vittima di annegamento, pertanto l’utilizzo dell’ossigeno come elemento salvavita è di fondamentale importanza per garantire un’adeguata assistenza sanitaria in caso di sindrome da sommersione e aumentare la percentuale la sopravvivenza (i motivi li abbiamo ampiamente spiegati nell’articolo “Bombole di ossigeno per l’emergenza in spiaggia: tutto quello che c’è da sapere“). Quindi, la domanda è la seguente: nel caso di uno stabilimento balneare che dispone di un solo bagnino, secondo quanto previsto dal d.lgs. 81/08 il datore di lavoro deve dotarsi di una seconda persona in grado di somministrare ossigeno? E tale seconda persona, sempre che rientri tra le figure autorizzate dalla circolare del Ministero della salute, potrebbe essere quell’altra figura obbligatoria richiesta dal suddetto “Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”, cioè l’addetto al primo soccorso aziendale? Se la risposta è affermativa, come per il bagnino deve frequentare un corso di specializzazione tipo “oxygen first aid”, organizzato da diverse didattiche in tutta Italia.

Ritornando alla bombola di ossigeno, l’elenco degli enti interpellati al fine di verificare se le linee guida adottate nelle ordinanze balneari fossero adatte e coerenti è composto da Regioni, Comando generale delle Capitanerie di porto, Direzioni marittime, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Istituto superiore della sanità (Iss) e Ministero della salute. Il risultato è un continuo rimpallo di competenze e contraddizioni che si protrae dal 2018, mentre ogni anno in Italia si registrano circa 400 casi di annegamento. Infatti, chi per primo ci ha lasciato non poco perplessi è lo stesso Ministero della salute, che con la circolare del 5 giugno 2020 – prot. n. 19334 sottolinea l’assoluta importanza della presenza e somministrazione di ossigeno in caso di sommersione: «La rianimazione cardiopolmonare per una vittima di sommersione/annegamento deve essere completa (ventilazioni e compressioni) e non può prescindere da una corretta ventilazione con uso di ossigeno». Inserendo poi alla fine, a rafforzare il concetto appena espresso, le note con le raccomandazioni della International life saving federation (Ilsf): «Una vittima per annegamento richiede ossigeno e lo richiede velocemente. Il vantaggio fisiologico di fornire immediatamente ulteriore ossigeno alla vittima di un annegamento che respira spontaneamente o che richiede la RCP (rianimazione cardiopolmonare, NdR) è evidente, e sostiene che, se possibile, l’ossigeno dovrebbe essere usato in tutte le vittime di annegamento» (ricordiamo per dovere di cronaca che negli stabilimenti balneari l’ossigeno è obbligatorio, pertanto la parola “possibile” è riferibile a contesti diversi e riguarda soccorritori occasionali, escludendo i bagnini di salvataggio che devono disporre di adeguati dispositivi e competenze).

Quindi tutto corretto? Così sembrava, almeno finché, ad appena due settimane di distanza, il Ministero della salute ha rilanciato una seconda circolare (prot. n. 21859 del 23 giugno 2020) che sostituisce quella appena citata, motivandone la decisione con la necessità di un aggiornamento scaturito alla luce di nuovi e importanti lavori scientifici nel frattempo pubblicati e di commenti pervenuti, nonché per eliminare alcuni refusi. Incuriositi, abbiamo messo a confronto i due documenti: quello che ci è subito saltato all’occhio sono stati i vari soggetti a cui era indirizzato il documento, poiché nel primo figuravano tra gli altri la Società nazionale di salvamento e la Federazione italiana salvamento acquatico, mentre solo nel secondo è stata inserita la Federazione italiana nuoto. Inoltre, tra i refusi corretti è ricaduta anche la parola “bagnino di salvataggio”, sostituita con “assistente bagnanti”, mentre tra gli aggiornamenti abbiamo notato la comparsa della parola “possibilmente” dopo la “ventilazione” nelle raccomandazioni del “BLSD in occasione di vittima da sommersione-annegamento”, che è diventata così: «La rianimazione cardiopolmonare per una vittima di sommersione/annegamento deve essere completa (ventilazioni e compressioni) e non può prescindere da una corretta ventilazione possibilmente con uso di ossigeno». A questa frase segue la totale e incomprensibile scomparsa della precedente nota dell’Ilsf.

Ovviamente ci siamo chiesti a cosa siano stati dovuti questi importanti aggiornamenti. Forse perché nel programma di formazione e nell’esame per il rilascio della qualifica di bagnino di salvataggio o assistente bagnante, comunque lo si voglia chiamare, non è attualmente richiesto un addestramento specifico alla somministrazione dell’ossigeno? Eppure, se ancora oggi molti bagnini/assistenti bagnanti sono a digiuno delle tecniche sulla somministrazione di ossigeno, nonostante siano ritenute fondamentali durante il soccorso per incidente da sommersione, è altrettanto vero che le ordinanze balneari, pur disponendo l’obbligo dell’ossigeno, non indicano chi è preposto alla sua somministrazione, compito questo delegato al datore di lavoro, che una volta individuato e accertatosi il possesso dei requisiti lo deve inserire nel documento di valutazione dei rischi: e come previsto dal d.lgs. 81/08, nel caso specifico la persona più indicata sarebbe proprio l’addetto al servizio di salvataggio.

Ma anche l’Istituto superiore di sanità non è da meno: l’Iss afferma infatti in sostanza che le bombole monouso sono idonee all’uso da parte del bagnino, in quanto questo non avrebbe le opportune competenze per una corretta somministrazione, contraddicendo però quanto affermato dal Ministero della salute, che nella suddetta circolare di giugno 2020 sottolinea che «il bagnino di salvataggio (BDS) è definito soccorritore non sanitario di elevata specializzazione per l’ambiente di balneazione», e continua: «Non si deve pertanto confondere la figura del bagnino di salvataggio (BDS) con quella del “personale laico” abilitato al BLSD occasionale, in quanto il BDS, pur definito “non sanitario”, riceve una formazione professionale specializzata tanto da poter utilizzare presidi, farmaci (l’ossigeno)…». Insomma, l’Iss è almeno d’accordo con noi sulla necessità di omogenizzare le ordinanze balneari e sull’esigua capacità delle monouso, tanto da consigliarne la presenza di almeno cinque o sei, mentre le ordinanze balneari continuano a richiedere ancora oggi solo tre bombole monouso. Chi invece non è affatto d’accordo con l’Iss sull’effettiva opportunità di utilizzo delle bombole di tipo monouso è la Società italiana di medicina subacquea e iperbarica (Simsi): questa società medico-scientifica, accreditata presso il Ministero della salute, a distanza di pochi mesi ha redatto le “Raccomandazione sull’utilizzo dell’ossigeno normobarico (a pressione ambiente) nel soccorso a infortunati in acqua, in riferimento alla circolare emanata dal Ministero della Salute il 23/06/2020”, seguita a ruota dall’associazione medico scientifica Italian academy of rescue and resuscitation (Iarr) che ha pubblicato le proprie raccomandazioni per l’utilizzo dell’ossigeno nel primo soccorso, ribandendo sostanzialmente quanto già chiaramente espresso dalla Simsi: le vittime da sommersione devono essere assistite con la ventilazione con ossigeno medicale supplementare ad alti flussi, operazione impossibile da effettuare con una bombola di tipo monouso a causa delle sue caratteristiche tecniche che ne limitano l’operatività.

Come per il Ministero della salute e l’Iss, anche il comportamento del Comando generale delle Capitanerie di porto ci ha lasciato alquanto perplessi. Se giustamente, da un lato, questo ente ha rivendicato il fatto che la materia sanitaria non rientra tra le sue competenze e che proprio per questo ha interpellato il Ministero della salute, dall’altro lato, a fronte di tali e in parte condivisibili affermazioni, ci chiediamo perché sulle ordinanze balneari emanate dalle Capitanerie di porto siano presenti tali presidi. Oltremodo lo sono in maniera non omogenea e in alcuni casi anche con descrizioni errate e fuorvianti, come per esempio nella recente ordinanza balneare della Capitaneria di porto di Viareggio che “consiglia” l’uso del saturimetro, quando questo invece è obbligatorio come previsto dalla ben nota circolare del Ministero della salute del 20 marzo 2012 (per saperne di più, leggi “Come funziona il saturimetro e perché è importante per gli stabilimenti balneari“). Ma sicuramente tra tutti chi vince la medaglia d’oro è la Regione Emilia-Romagna, che per evitare equivoci ha completamente escluso l’ossigeno tra le dotazioni di primo soccorso nella propria ordinanza balneare. Attenzione però: i titolari degli stabilimenti della riviera romagnola devono sapere che sopra la delibera regionale valgono le leggi nazionali (come appunto il citato d.lgs. 81/08 e le raccomandazioni del Ministero della salute).

Concludiamo questa carrellata di contraddizioni rendendo noto il contenuto dell’ultima, sospirata nota del Ministero della salute a firma del suo direttore generale Achille Iachino, risposta giunta con un ritardo di quasi tre anni e che informa che «l’attuale richiesta avanzata da codesta Società per il tramite Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto, riguarda l’opportunità, allo scopo di assicurare uniformità su tutto il territorio nazionale ed evitare la errata applicazione di disposizioni sanitarie, di adottare linee guida aventi ad oggetto l’attrezzatura idonea alla somministrazione dell’ossigeno d’urgenza – fornendone apposito elenco – nonché i programmi previsti per la formazione di bagnini e di istruttori subacquei, inserendovi specifici moduli formativi. L’elaborazione di linee guida, investendo aspetti eterogenei per l’adozione di misure di prevenzione volte a ridurre i fattori di rischio connessi al primo soccorso con ossigeno medicale, esula dalle competenze della scrivente Direzione che, pertanto, ha provveduto ad investire della questione la Direzione Generale della prevenzione sanitaria per la preliminare verifica della sussistenza di aree di competenza dell’Amministrazione centrale e per ogni ulteriore valutazione».

Davanti a questa risposta viene da dire che forse, più che “Ministero”, dovrebbe chiamarsi “Mistero” della Salute. Ma una cosa è certa: adesso la palla la gioca la Procura della Repubblica, che dopo quasi quattro anni di tentativi andati a vuoto, avrà il compito di accertare se esistono eventuali profili d’illiceità penale e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili.

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Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.
  1. Andrea Fieschi says:

    In effetti, come esperto di gas medicinali, dubito che una bombolina di ossigeno monouso possa essere efficacemente impiegata per un’attività di rianimazione. L’Ossigeno è un gas leggero e per averne a sufficienza bisogna comprimerlo tanto in bombole grosse o meglio ancora liquefarlo in un contenitore criogenico trasportabile. Si pensi che le bombole “di emergenza” delle farmacie, da 14 litri a 200 bar, riescono solo a consentire una terapia di poche ore, in attesa di un’ambulanza per un possibile ricovero o conversione ad una terapia domiciliare con ossigeno liquido.

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