“In relazione alle informazioni diffuse e fuorvianti da persone forse poco informate nelle ultime settimane, la Società Nazionale di Salvamento – Sezione di Olbia ritiene doveroso ristabilire la verità dei fatti. Nonostante tentativi, più o meno espliciti, di generare confusione, i corsi per il conseguimento del brevetto di assistente bagnanti e i relativi rinnovi proseguono regolarmente, nel rispetto della normativa vigente”. Lo precisa una nota della Società Nazionale di Salvamento – Sezione di Olbia, firmata dagli istruttori IAMAS Andrea Pascalis e Francesco Gambella. “La vicenda normativa prende avvio con il Decreto n. 85/2024, che ha introdotto modifiche rilevanti nel settore della formazione dei soccorritori acquatici. Tuttavia, tale impianto è stato parzialmente ridimensionato da una sentenza del TAR del Lazio, che ha chiarito come la Società Nazionale di Salvamento e altri enti possano continuare a svolgere attività formativa. A oggi, a seguito del ricorso presentato dal Ministero, si è in attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato. Pertanto, al di là di qualsiasi narrazione strumentale, le attività formative svolte dalla Società Nazionale di Salvamento sono legittime e conformi al quadro giuridico attuale”.
Prosegue la nota: “Va inoltre sottolineato come il Decreto presenti evidenti lacune, tra cui la mancata distinzione tra la figura del soccorritore acquatico e quella del semplice atleta agonista. Una confusione che rischia di compromettere la qualità e l’efficacia della formazione. Il soccorritore acquatico, infatti, non è solo un nuotatore: è un professionista della sicurezza, formato su competenze specifiche e indispensabili, quali utilizzo dei mezzi di salvataggio, basi di meteorologia, arte marinaresca, conoscenza dei nodi, studio delle correnti e dei fondali, applicazione delle ordinanze balneari. Elementi che risultano essenziali per la tutela della vita umana in mare e che non possono essere ridotti o ignorati nei percorsi formativi e nei rinnovi”.
“È inoltre doveroso ribadire che tutte queste polemiche e falsità nulla hanno a che vedere con il vero obiettivo del nostro lavoro: formare giovani pronti ad affrontare una professione di grande responsabilità”, aggiungono i due istruttori della Società Nazionale di Salvamento – Sezione di Olbia. Un ruolo che richiede, prima di tutto, conoscenze specifiche e capacità di prevenzione, fondamentali per evitare situazioni che possano mettere a rischio la vita umana. Sorveglianza, preparazione e prevenzione devono essere il primo obiettivo: come insegnano i veri professionisti a livello internazionale, “prevenire è meglio che intervenire”. Questo dovrebbe essere il fine nobile di tutto il sistema. Purtroppo, troppo spesso si assiste a dinamiche che nulla hanno a che vedere con questo principio, privilegiando logiche diverse a discapito della sicurezza reale”.
Concludono Gambella e Pascalis: “Alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane, con gravi episodi di cronaca legati a incidenti in piscina e dati sempre più allarmanti — oltre 600 morti per annegamento — appare ancora più evidente come il settore necessiti di responsabilità, competenza e unità. In un contesto caratterizzato anche da una crescente scarsità di risorse umane, è fondamentale fare fronte comune, al di là di appartenenze o “colori di maglia”, mettendo al centro esclusivamente la sicurezza e la salvaguardia della vita. La Società Nazionale di Salvamento – Sezione di Olbia continuerà a operare con serietà, competenza e responsabilità, senza lasciarsi condizionare da ricostruzioni arbitrarie o interessate. Si evidenzia inoltre che la Sezione è stata, a seguito di accurata ispezione, formalmente autorizzata dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto, nel rispetto dei protocolli ministeriali previsti, a ulteriore conferma della regolarità e qualità dell’attività svolta. Si precisa inoltre che la Sezione dispone, come previsto dal Decreto, di allenatori qualificati SNAQ di 2° e 3° livello della Federazione Italiana Nuoto, a ulteriore garanzia della dell’attività formativa. Si rende altresì noto che tali notizie inesatte stanno generando esclusivamente confusione e un ingiustificato spostamento di tesseramenti da un ente all’altro, senza alcun reale fondamento normativo. Per tale motivo, la Sezione si riserva di procedere con formale diffida nei confronti di chiunque, anche per ignoranza o scarsa informazione, continui a diffondere informazioni false o distorte, lesive della reputazione e dell’operato dell’Ente”.
Sulla vicenda è arrivata anche la solidarietà della Associazione nazionale assistenti bagnanti, con una nota firmata dal presidente Guido Ballarin: “Olbia chiama, ANAB risponde. Non possiamo più accettare che il destino del salvamento italiano venga dettato da logiche agonistiche che nulla hanno a che vedere con la realtà del mare e della prevenzione. In un momento di estrema confusione normativa, alimentata da interpretazioni strumentali del Decreto 85/2024, ANAB scende in campo con forza per sostenere la Società Nazionale di Salvamento e la FISA. La nota diffusa dalla Sezione SNS di Olbia mette a nudo una verità che come associazione di categoria denunciamo da tempo: il tentativo di trasformare il soccorritore in un semplice atleta cronometrato è un errore pericoloso che mette a rischio vite umane”.
Prosegue Anab: “Il salvamento non è sport, è professione di sicurezza. Il protocollo sui tempi da rispettare, che sembra strizzare l’occhio a logiche puramente agonistiche (spesso riconducibili a visioni limitate al contesto federale), ignora la complessità del lavoro “sul campo”. Un soccorritore non deve solo “nuotare veloce”. Deve saper leggere le correnti. Deve conoscere l’arte marinaresca e i nodi. Deve gestire l’ordinanza balneare e fare prevenzione attiva. Ridurre la formazione a una prestazione atletica significa svuotare di significato il ruolo dell’assistente bagnanti. Un atleta vince una medaglia; un soccorritore salva una vita grazie alla competenza tecnica, non solo alla potenza dei bicipiti”.
“Nonostante i tentativi di generare un esodo di tesserati verso un unico ente, ribadiamo che la formazione erogata da SNS e FISA è pienamente legittima, come confermato dal TAR del Lazio. Chi diffonde notizie contrarie non solo commette un illecito informativo, ma destabilizza un intero settore che già soffre per la carenza di personale”, conclude Ballarin. “Come associazione di categoria, ANAB non ritiene opportuno il protocollo sui tempi e sui requisiti puramente sportivi. Il soccorso acquatico è una disciplina multidisciplinare. Chiediamo rispetto per la storia (Enti come SNS e FISA hanno formato generazioni di professionisti e non possono essere messi all’angolo da tecnicismi burocratici o “tempi da vasca”), unità del settore (in un’Italia che conta ancora oltre 600 morti per annegamento all’anno, la priorità deve essere la qualità formativa, non la spartizione delle tessere) e tutela dei lavoratori (gli assistenti bagnanti sono professionisti della sicurezza e meritano una formazione che li prepari alla complessità del mare, non a una finale regionale di nuoto). ANAB vigilerà con attenzione affinché la professionalità dei propri associati non venga calpestata. Siamo al fianco di chi, con serietà e senza logiche di bandiera, mette la vita umana al primo posto. Il mare non è una piscina. Il soccorso non è un gioco”.
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