Opinioni

Balneari, ricomincia la commedia (ma speriamo che sia l’ultimo atto)

Il settore è ancora in balia di una politica che non riesce a scrivere la necessaria riforma

Sul tavolo del consiglio dei ministri arriva a sorpresa un provvedimento per regolamentare la riassegnazione delle concessioni demaniali marittime tramite gare pubbliche. L’autore della proposta di legge è un funzionario di qualche ministero, ma un politico vicino ai balneari viene a saperlo e comincia a far circolare la voce tra i rappresentanti delle associazioni di categoria. Immediate si levano le proteste, con decine di dichiarazioni in cui i partiti fanno il gioco delle parti tra maggioranza e opposizione e i sindacati tuonano contro i contenuti di un provvedimento sfavorevole agli attuali concessionari, oltre che non concordato in alcun tavolo. Nel giro di qualche ora arrivano rassicurazioni da parte degli esponenti di governo e il provvedimento viene stralciato, finché non risalterà fuori tra qualche mese scritto con parole diverse, ma ribadendo lo stesso concetto.
È il riassunto del copione a cui abbiamo assistito tra il 10 e l’11 settembre scorsi, ma la commedia – anzi la farsa – è la stessa che si ripete da dieci anni. Questa volta la norma era stata inserita all’interno della legge annuale sulla concorrenza, pare per volontà diretta del presidente del consiglio Mario Draghi che ne avrebbe commissionato la stesura a uno dei suoi più stretti consiglieri, tale Francesco Giavazzi. Ma eventi simili, quando non identici nelle dinamiche, li abbiamo già visti durante i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte: ogni volta qualche burocrate scrive un provvedimento per espropriare gli stabilimenti balneari agli attuali titolari e metterli all’evidenza pubblica, seguendo pedissequamente i principi liberisti europei e ignorando qualsiasi forma di tutela o di ammortizzatore per chi ha finora condotto bene le imprese sulla spiaggia, e ogni volta il tentativo viene affossato sotto cumuli di chiacchiere e promesse, senza che mai si apra un dibattito serio sui contenuti di una riforma necessaria e non più rinviabile.

La questione del rinnovo delle concessioni balneari si sta trascinando in questo modo da troppi anni, e più passa il tempo più sarà difficile risolverla, poiché le sentenze dei tribunali continueranno ad accumularsi restringendo sempre di più il campo giuridico in cui poter agire. Eppure sul tema si continua a navigare a vista, improvvisando soluzioni che scontentano l’una o l’altra delle parti in gioco (e quindi scatenando proteste e rifiuti di principio anziché aperture al dialogo) e non, come si dovrebbe fare in un paese serio, mettendo tutti i soggetti interessati intorno a un tavolo per concordare i contenuti di una riforma il più possibile equilibrata e compatibile col diritto italiano ed europeo. A pesare c’è anche la mancanza di un referente unico e competente: salvo poche eccezioni, negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una sfilata di parlamentari, ministri e sottosegretari che si sono rivelati poco seri e inaffidabili. Nel governo Draghi, poi, spicca per inettitudine il ministro del turismo Massimo Garavaglia, che da mesi si fa notare per la straordinaria capacità di non conoscere affatto il settore di cui si occupa il suo dicastero. Se al suo predecessore Dario Franceschini, che oltre al turismo aveva la delega alla cultura, si concedeva la pietosa attenuante di interessarsi solo alla seconda (dove comunque ha fatto e sta continuando a fare danni enormi, ma questo è un altro discorso), Garavaglia solo di turismo dovrebbe occuparsi, eppure basta parlare con qualsiasi rappresentante degli imprenditori del settore – dagli albergatori ai titolari di campeggi, dai balneari alle agenzie di viaggi – per capire come in pochi mesi il leghista sia riuscito a risultare sgradevole a chiunque. Il motivo è semplice: basta sentir parlare il ministro per capire che non ha un’idea dei temi su cui è chiamato a decidere. Solo sulle concessioni balneari, per restare nel nostro ambito, ogni discorso di Garavaglia riesce a essere inutile, vago e contraddittorio, per cercare di accontentare tutti senza in realtà accontentare nessuno.

Eppure la strada è già tracciata ed è solo da completare: la legge 145/2018, oltre a disporre l’estensione delle concessioni balneari al 2033, ha infatti messo nero su bianco i principi di cui la riforma organica del demanio marittimo avrebbe dovuto occuparsi entro i sei mesi successivi, ovvero la mappatura delle aree in concessione e di quelle concedibili, i meccanismi per il calcolo del riconoscimento del valore commerciale e i punteggi premianti da assegnare agli attuali balneari in caso di evidenze pubbliche. Questo dicono anche il diritto europeo, le leggi italiane e le sentenze comunitarie e nazionali: la via possibile per risolvere la questione è insomma una soltanto, bisogna solo iniziare a costruirla definendone i dettagli. Il resto dei discorsi è pura e infondata retorica.

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Da quando il primo governo Conte si è dato la scadenza di sei mesi da rispettare, sono passati quasi tre anni e tre diversi esecutivi senza che nessuno abbia scritto una riga, e Draghi ha fatto capire che non intende rinviare oltre. L’attuale premier è proprio quella persona senza scrupoli in grado di prendere una decisione e andare dritto per la sua strada, e il fatto che l’ex presidente della Bce sia espressione dei poteri forti e degli apparati bancari non dovrebbe far dormire sonni tranquilli ai piccoli imprenditori balneari, da sempre giustamente timorosi che le evidenze pubbliche aprano la possibilità ai grandi gruppi multinazionali di impadronirsi delle spiagge italiane. Per questo è necessario pretendere subito l’apertura di un tavolo: chi pensa che sia meglio aspettare l’avvicinarsi della scadenza del 2033 compie a nostro parere un errore, perché così com’è stata scritta – ovvero senza la successiva riforma che rappresenta il suo completamento – la legge 145/2018 è incompleta e inadeguata, perciò verrebbe demolita facilmente dal Consiglio di Stato, dalla Corte costituzionale o dalla Corte di giustizia europea che saranno di sicuro chiamati a esprimersi in merito molto presto, vista la quantità di contenziosi in atto e le ingerenze dell’Antitrust che sta portando in tribunale tutti i Comuni costieri che hanno attuato ciò che una legge di Stato ha stabilito, protocollando il prolungamento di quindici anni sulle concessioni di loro competenza. Prima che la situazione si complichi ulteriormente, occorre dunque blindare l’estensione al 2033 approvando subito un provvedimento che decida cosa accadrà dopo tale data, sperando che sia finalmente l’ultimo atto di una commedia che ormai ha esasperato tutti gli italiani. Balneari compresi.


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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. 15 anni sono un termine congruo per disciplinare il settore sulla base di quanto disposto dalla legge 145 del 2018, però occorre iniziare. Sono stati buttati via 3 anni. Seguire le indicazioni della legge non pare a mio avviso troppo difficile neppure per i nostri burocrati. Evidentemente a qualcuno non piace la legge e cerca di byassarla ma la legge è lì. Va rispettata ed applicata.

  2. Non si dice però delle divisioni della categoria per cui ci sono tantissimi rappresentanti litogiosi tra loro e del boicottaggio alla legge che stava per essere approvata con dei punteggi preferenziali ai balneari solo perché prevedeva le evidenze pubbliche che certamente ormai saranno l’esito.. meno disponibilità alla mediazione c’è da parte della categoria e meno tutele otterranno e mi sento sereno sul fatto che il compromesso non è del balneare.

    • graziosi antonio says:

      draghi te l ha indico io la strada.una persona non eletta ,banchiere amico dei rothshild di george soros facente parte del gruppo dei trenta in cui scrive un editto che il potere deve essere nelle mani dei banchieri ,che negli anni 90 ha svenduto il patrimonio dello stato e noi .dovremmo sottostare ai diktat di un personaggio simile? basta dittatori nel mostro governo..la tua strada e quella di andare via prima che finisci di rovinate o meglio svendere il paese ai tuoi amici. le forze politiche lo vogliono presidente della repubblica?ma sieti matti.forse quello che e accaduto ieri a roma non vi e chiaro..non e il green pass ma disagio sociale il lavoro che latita grazie anche alle cooperative che sfruttano e pagano 3, 4 euro l ora un operaio la vostra cagata di globalizzazione che sta distruggendo le nazioni ma per draghi e i suoi sciacalli e tutto normale.ben fa la polonia seguita da tutti gli stati dell est la francia e anche il belgio a fare quello che sta facendo …..la spiagge non si toccano cosi come i porti e quel poco che ci e rimasto…burocrati non eletti….erdogan ha fatto bene a ricordarti che nessuno ti ha eletto assassino della democrazia

        • graziosi antonio says:

          non certamente come qui caro suck difensore dei ricchi.li non tolgono quello che tu hai creato con i sacrifici anche se si trova su superfice dello stato e anzi il tuo lavoro viene incentivato poiche hai creato ricchezza e benessere dal nulla . la dittatura e qui suck e inoltre se non sei stato in turchia a vivere e a lavorare non parlare di cose che non potresti comprendere.sei una persona molto arrogante ..solo tu potevi difendere draghi d altronde sei della stessa pasta…erdogan per tua informazione e stato eletto con plebiscito popolare,.ti risulta che draghi sia stato votato da qualcuno?quindi quello che ho scritto non e verita suck?e non venirmi a parlare di spiagge quando personaggi come te si prodigano a tal punto da passare intere giornate a scrivere sul portale a sfavore di un comparto che a milioni di lavoratori non avendo nessun ritegno verso le famiglie che vivono di questo lavoro e anche quando ti vengono posti dei quesiti che vanno contro quello che tu affermi (giusto o non giusto )cerchi in tutti i modi di screditarli anche quando hanno ragione e ne ho avuto conferma quando ti ho posto il quesito riferito all art. 195.

          • Nikolaus Suck says:

            Quesito al quale ho risposto. Per il resto ho solo, umilmente, chiesto, appunto perché non sapevo.
            Prenditi due goccine pure tu e rilassati. Il 20 è vicino.

    • Il mondo dei balneari,è una categoria di persone che con dedizione e sacrifici fatti da tutti i componenti familiari hanno portato avanti piccole attività imprenditoriali.Perche non voltano lo sguardo verso le farmacie o i notai?

      • Nikolaus Suck says:

        Forse perché, oltre a fornire un servizio pubblico essenziale definito come tale dalla legge (gli stabilimenti sono attività imprenditoriali private), utilizzano mura private pagate a canoni di mercato invece che risorse collettive come le spiagge?

        • Si è vero danno un servizio pubblico e occupano strutture private, nella mia città ci sono100 avvocati, 100 bar, 100 alimentari ma solo due notai e tre farmacie,morse se ci fossero più notai fare un rogito costerebbe meno? Ma stiamo uscendo fuori tema,ho spento abbastanza candeline e ricordo spiagge ridotte a veri letamai con cumuli di immondizia e si entrava in acqua per i propri bisogni perché non esistevano servizi,ora ci sono spiagge attrezzate con l l’obbligo del salvamento ,servizi igienici,somministrazione etc. etc. Che ben vengano le evidenze pubbliche con nuovi bandi ,ma ai vecchi concessionari va riconosciuto un avviamento in proporzione agli esercizi,e il rimborso degli investimenti,è troppo bello entrare e trovare la strada spianata.

          • Nikolaus Suck says:

            Ancora con questa storiella dei balneari benefattori? Non hanno fatto né più né meno di quanto previsto e richiesto dalla concessione temporanea, e lo hanno fatto perché necessario per guadagnare e fare utili, basta.
            Ah e i rogiti non costano tanto perché i notai sono pochi ma perché trattandosi appunto di attività di interesse pubblico le tariffe sono approvate dallo Stato.
            Come i rimborsi ai farmacisti. Quindi tanti o pochi non cambia niente.

        • graziosi antonio says:

          suck le goccine prenditele tu che forse ne hai piu bisogno di me perche da come parli sembri una persona frustrata e prenditele anche belle forti perche forse al 20 (e a me del cds non frega niente a tua differenza)non ci arrivi per lo stress.

  3. Elvo Alpigiani says:

    Quello che è necessario fare subito, lo deve fare il Governo italiano, definire con la Commissione europea le norme e le sentenze della Corte UE da applicare correttamente al settore balneare.
    Quindi, la diversità tra l’atto amministrativo della concessione dell’area demaniale e le autorizzazioni per l’esercizio delle attività commerciali nell’ambito della concessione.
    Infatti, gli atti amministrativi relativi alle concessioni demaniali sono assimilabili a contratti di locazione, (sentenza Corte UE 2007-C-174) per questo non sono nell’ambito applicativo della direttiva Bolkestein (2006/123).
    Soltanto, le autorizzazioni per l’esercizio delle attività (affitto ombrelloni, ecc., bar, ristorante) nell’area demaniale, sono nell’ambito applicativo della direttiva 2006/123.
    Per questo, per il rilascio di tali autorizzazioni si applica l’articolo 10, della direttiva, non l’articolo 12.
    Tale applicazione è recepita dal d.l. n.222 del 25 novembre 2016.
    Nel d.l. sopra citato, il regime amministrativo applicato la SCIA unica, previa concessione demaniale che resta disciplinata dal Codice della Navigazione.
    Definite, le norme europee da applicare al settore balneare, il Governo deve avviare una serie di incontri con le associazioni sindacali per la revisione del sistema delle concessioni demaniali prevista dalla legge n. 145/2018.
    Soltanto così, possiamo terminare questa commedia.

    • Nikolaus Suck says:

      La direttiva, come in genere gli atti UE, parla di “autorizzazioni” in senso atecnico, generale ed omnicomprensivo, per fare riferimento a qualsiasi titolo che consente qualcosa. Il che è necessario proprio perché le disposizioni europee devono valere ed adattarsi a molti diversi orientamenti con diversi sistemi e definizioni. La distinzione “tecnica” tra autorizzazioni e concessioni, per cui la prima comporta la rimozione di un ostacolo all’esercizio di un diritto già esistente (come lo svolgimento di una attività economica), e la seconda l’attribuzione di un diritto “nuovo” (come quello temporaneo di usare una risorsa pubblica), da un lato è tipica del nostro ordinamento, e dall’altro è totalmente irrilevante per la questione. Perché quando le disposizioni UE parlano di atecnicamente e genericamente di “autorizzazioni” comprendono e si riferiscono sia alle “autorizzazioni” in senso tecnico che alla concessioni; e perché l’esistenza della distinzione in Italia non comporta che l’una esclude l’altra come fossero alternative, ma al contrario comporta solo che per uno stabilimento balneare sono necessari tutti e due i titoli come infatti è: l’autorizzazione (attualmente sotto forma di SCIA) per l’esercizio dell’attività economica, e la concessione per esercitarla occupando una risorsa pubblica. E si tratta sempre e comunque di titoli che possono essere rilasciati in numero limitato, perché le spiagge e le cose quelle sono, e quando sono state “concesse” tutte, sono finite. Ecco perché le Sue argomentazioni, puramente teoriche, nella pratica non reggono e non tengono. Saluti.

      • le pongo un quesito in merito al mio caso diretto: io ho COMPRATO l’azienda che insisteva in area demaniale, per cui ho, previa tutte le verifiche necessarie, potuto intestarmi una CDM. Ho una spiaggia che con il covid ha montato 30 ombrelloni, ho un chiosco con 3 tavolini e 6 sedie. Ho investito perchè il Comune dove ho lo stabilimento balneare già nel marzo 2018 aveva già recepito l’estensione al 2033. Quindi il comune mi ha rilasciato una cdm preventiva, il notaio l’ha valutata, la banca mi ha concesso un mutuo sulla base di tale documento. Ho investito 350.000€ e in più ho rifatto: impianti elettrici, idraulici, lettini, ombrelloni, chiosco bar, arredamento.
        Io l’ho comprato che aveva una doccia con il muschio di 15 anni e l’ho reso uno degli stabilimenti balneari più carini e puliti della mia città.
        Ho 44 anni, una compagna di 34, un figlio di 3.
        Le sembra giusto che io, che ho avuto e ho voglia di investire (ho depositato oggi un progetto in Regione per poter fare una pedana per accesso ai disabili…che tra una cosa e l’altra mi costerà 20.000€), debba essere ROVINATO?? Io ho pagato senza 1 euro di nero… non ho ereditato nulla e tutti i mesi (estate e inverno) pago 2000€ di mutuo.
        Cosa ne pensa?
        Spero in una sua risposta.

        • Come scritto ad altri nella tua situazione Paolo, l’eroe dei balneari, il buon Centinaio, già sapeva che la proroga sarebbe stata contestata per sua stessa ammissione quindi non puoi ora dire che nel 2018 sembrava tutto a posto…certamente il rinnovo ha delle clausole di salvaguardia per il comune per cui ti era chiaro che correvi dei rischi, cioè il rischio d’impresa.

        • Nikolaus Suck says:

          Non so secil quesito sia rivto a me ma è un tema cui non solo io ma anche altri abbiamo già risposto in previsione e più volte, se cerca le trova. I temi sono: quando ha fatto l’acquisto? Cosa c’è scritto nell’atto in ordine alla determinazione del corrispettivo? E cosa nell’atto di proroga/estensione della concessione? E, infine,perché dovrebbe essere rovinato? Da un lato gli investimenti non ammortizzati sarebbero indennizzabili se fatti in buona fede (e questo dipende molto dalle risposte alle domande sopra); dall’altro nessuno la vuole mandare via vi si chiede solo di confermare in gara che meritate la concessione per gestire la risorsa collettiva. E se ha fatto tutte le cose meritevoli che dice ed è bravo nella gestione, perché non dovrebbe vincere?

  4. Dice molto bene Dr Alex, questa è una farsa, direi, ben architettata dai poteri forti, che si avvalgono della povera gente, illudendola con “gli stabilimenti balneari sono di tutti” per raggiungere i loro obbiettivi. Temo che, se non ci sarà una giusta opposizione da parte dei principali interessati (ma dovrebbero essere la maggior parte degli italiani), il “colpo”, molto probabilmente, lo porteranno a termine! A scapito della sola Italia, in quanto, come tutti possono osservare, È UN CASO ESCLUSIVAMENTE ITALIANO, non succede in nessun’altro Paese europeo e del mondo.Questo è quanto, purtroppo, a mio modesto avviso, molti, non comprendono, e che, onestamente, mi fa un po’ rabbia! Credo che la nostra Italia, sarà ulteriormente e più gravemente depredata!!!.

  5. Un caso esclusivamente Italiano e’ come funziona il sistema delle concessioni balneari dove le Leggi ci sono,ma sono sempre state eluse e raggirate.

    • Ilaria, se sono state “raggirate” (non credo nel nostro caso) certamente non dai concessionari. Se non sei d’accordo, dicci come avremmo potuto!

      • Non ricordo il nome, forse Alberto, scriveva che molte concessioni sono in mano a politici locali o loro famigliari quindi ecco come avete raggirato le norme che prevedevamo le aste già dal 2015.

      • Renzo,ogni volta che si e’ provato a mettere mano al sistema per riformarlo,avete sempre alzato gli scudi perche’ e’ chiaro che per riportare le cose al giusto posto bisogna partire dal fatto che le concessioni sono temporanee altrimenti non si puo’ fare niente.Io penso che mai si potra’ arrivare a stabilire per legge che chi ha in mano una concessione adesso sara’ padrone per sempre con diritti ereditari.Ma siccome e’ questo che volete e che si parli di tutele non ve ne puo’ fregar di meno,la politica per non perdere voti ha sempre dato il calcio alla lattina e piu’ di questo non ha mai potuto fare.Perche’ nessuna riforma potra’ essere fatta come un vestito che vi calza a pennello e le spiagge non si possono privatizzare.Avreste potuto accettere il compromesso,lottare per quel riconoscimento che a quanto pare non e’ cosi’ scontato,prepararvi alle gare che probabilmente vincereste,ma volete il tutto e per sempre.Draghi ha detto chiaramente che ci saranno tutele e corsie preferenziali per chi ne ha diritto,ma neanche il tempo di capire che il banco e’ saltato di nuovo.E chiede a me cosa avreste potuto fare?

  6. Di Pietro a proposito di concessioni demaniali diceva che i balneari dalla Bolkeistein dovevano risolverla uscendo dalla direttiva così come già avevano fatto le categorie dei farmacisti ,tabaccai, taxisti e via dicendo.Sosteneva che si poteva uscire perché l’eccezione conferma la regola e che l’investimento non sarebbe più stato congruo con i tempi della direttiva europea . Proseguiva dicendo che ai balneari si volevano cambiare le regole per poi fare il gioco delle tre carte. Comunque andate a vederlo quel video ne vale la pena . ( Di Pietro concessioni demaniali) . Ovvio poi che mettere in discussione la proroga dei 15 anni dopo che è stata autorizzata nella quasi totalità dei casi, quando in conseguenza della stessa magari sono state fatti investimenti e tante vendite metterebbe in discussione la certezza del diritto e aprirebbe un mare di ricorsi , una via impraticabile per chiunque dotato di buon senso.

  7. Lello Valente says:

    Mantenere il sistema delle proroghe significa continuare a kadciarexsempre ai doliti qursto enorme privilegio. Perché solo x voi queste proroghe su proroghe e non anche per chi fornisce servizi alla PA?

  8. Ilaria, intendevo dire, tu, in qualità di “titolare” “storico” di stabilimento balneare, con spiaggia, ristorante, bar, cosa avresti fatto? Saresti per caso passata a sostenere i tuoi antagonisti pro-aste? Ti prego, sii sincera!!!

  9. Renzo,se tu non fossi un balneare”storico” e lo fossi io e su un bene collettivo,quindi anche tuo,la facessi da padrona assoluta e se non bastasse rivendicassi diritti per i miei eredi (anche quelli che devono ancora nascere)e trattassi quel bene pubblico come mi pare e piace(lo tengo,lo vendo,lo affitto)e guai mettere in discussione tutto questo,tu cosa faresti?Saresti contento di regalarmelo?Sii sincero!!!!!

  10. Ciò che sicuramente farei (cerco di fare) è, difendere il lavoro, quello che ho sempre fatto, che ho creato, investendo la mia vita i miei soldi, secondo le regole da sempre esistite, regole, che soltanto in tempi recenti. qualcuno sta mettendo in discussione, soprattutto per “CONVENIENZA”, una convenienza che i concessionari di sempre non hanno “trovato”. Tenetelo ben presente !

    • La domanda di Ilaria di cui anche io sono curioso, Renzo, è cosa faresti se facessi parte di quella maggioranza di concittadini e co-proprietari della spiaggia che non può fare il balneare perché ogni concessione concedibile è stata data. Grazie per ogni risposta possa arrivare.

  11. Esatto Renzo,le regole sono sempre esistite,sono ancora li,ma puntualmente raggirate.L’unica cosa che vi da’certezza e’ la “protezione” continua e indiscussa degli “amici dei balneari”.

    • Già, secondo te, i concessionari, non hanno rispettato le regole? Cosa avrebbero dovuto fare per rispettarle? Che cosa abbiamo fatto di sbagliato?!

  12. Avv.Suck,Buongiorno.Volevo porle l’ennesima domanda.E ‘vero che l’art.1co.683 della l.n.145/2018 ha prolungato la proroga a 15 anni allo scopo dichiarato di “tutelare l’occupazione e il reddito delle imprese in grave crisi per I danni subiti dai cambiamenti climatici?”Siccome mi sembra assurdo,fuori di testa prima di indignarmi del tutto chiedo conferma. Grazie!

    • Nikolaus Suck says:

      Buonasera! Si indigni pure perché è vero. Anche per assicurare la “custodia” delle spiagge. È chiaramente una norma “di parte”, e lo capisce proprio da questo: dal fatto che chi l’ha scritta si è sentito in dovere di motivarla. La legge è sovrana e (diversamente dai provvedimenti amministrativi) non richiede motivazione. Se proprio si vuole, la si trova nei lavori preparatori. Per cui preoccuparsi di motivare una norma di legge equivale ad ammetterne la naturale provvedimentale e a dimostrare la coda di paglia. Fa venire il mente il vecchio brocardo “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

      • Che dire di piu’?Una presa in giro per tutti,dalle piu’ alte istituzioni all’ultimo dei cittadini.Ora capisco perche’ chi ha scritto queste cose ha precisato che al 99 per cento saremo messi in procedura d’infrazione.Come dice il titolo dell’articolo,speriamo di essere giunti all’ultimo atto di questa ridicola commedia.

  13. Chi si è comprato una concessione demaniale si è comprato un lavoro e ha fatto un investimento importante,è un giorno la deve rivendere questa concessione che è in pratica la sua liquidazione . Il punto è ,che ribadisco ,quei quattro che scrivono qui vogliono fare i balneari con le aziende degli altri magari senza pagarle un centesimo un po’ come è avvenuto in Cina durante la rivoluzione culturale dove avvenivano degli espropri si diceva a favore della collettività. Di fatto mi viene da pensare che se ci fossero delle concessioni da avviare senza un fabbricato ( che di fatto per realizzarlo costa più che una villa ) senza il bar, la cucina , l attrezzatura e via dicendo ..Questi andrebbero a fare un investimento che magari poi non c’è il ritorno? Per quanti anni poi , ne avete una idea. Aggiungo che gli stabilimenti balneari ogni anno effettuano investimenti importanti perché diversamente i turisti se ne vanno da altre parti .Ma per quei quattro che scrivono qui poi pensano che le spiagge organizzate e dotate di ogni confort tipiche ( Made in Italy) non vanno bene, magari meglio sarebbe se non ci fosse niente quindi tanto peggio tanto meglio.

    • Nikolaus Suck says:

      Aridaje. Le concessioni non si “comprano” e non si “vendono”, al massimo può esserci subentro entro la loro durata; ma non sono delle proprietà e possono essere solo rilasciate o revocate dallo Stato.

  14. Roberto,dimentica che lei ha investito su un bene pubblico.Se lo avesse fatto sul privato nessuno avrebbe nulla da dire.Le regole sono diverse e lo sapeva o lo avrebbe dovuto sapere.Che sia in una situazione preoccupante lo capisco,forse sarebbe stato utile per lei capire cosa si intende per tutele e salvaguardie.Del resto dire,dopo aver scritto una legge,che quasi sicuramente si andra’ in procedura di infrazione la dice lunga contro chi si la deve prendere.

  15. Aridaje, Roberto, come tutti, ha investito lì dove nessuno voleva investire, con storiche abitudini e leggi, che, non facevano minimamente pensare alle “aste”! (Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire). La soluzione al “problema”, non sarà certo, aste generalizzate. Sono certo, alla fine tutti capiranno.

    • Nikolaus Suck says:

      E’ vero non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: La “abitudini” non contano niente e sono solo un vostro pensiero personale, le “leggi” hanno sempre previsto sia le assegnazioni con procedura comparativa che le scadenze, il diritto di insistenza era solo una prelazione a parità di condizioni per cui a condizioni migliori e diverse si poteva assegnare e assegnava ad altri, e il rinnovo automatico era solo una semplificazione procedimentale, non implicava durata indeterminata ed è esistito solo pochi anni, ed è sempre esistita la possibilità di revoca in ogni momento nell’interesse pubblico con cui dover fare i conti, che fosse applicata o meno. Nulla faceva o poteva mai far pensare a concessioni a vita.
      Anch’io sono certo che alla fine capiranno, anzi hanno già capito. Ma non tutti, solo quelli che devono capire, e decidere. Manca poco.

      • graziosi antonio says:

        suck ricorda l art 195 del trattato europeo .eppure hai visto il video.troppo facile cambiare le regole a gioco in corso.l abrogazione del diritto d insistenza e le proroghe automatica non potevano avvenire e tu lo sai molto bene ..furbetto

  16. La possibilità di revoca non è mai stata applicata che io sappia se il concessionario pagava regolarmente il canone. Aggiungo che nel caso che uno stabilimento balneare fosse stato travolto da una mareggiata veniva poi dato allo stesso concessionario la possibilità di costruirlo altrove se voleva. Dunque voi mi state dicendo che se andremo ad evidenza pubblica in pratica non è cambiato niente che quindi anche prima era così. Devo dire che sono concessionario dal 1988 e non mi ero reso conto che le chiavi del mio stabilimento che io costudivo con tanta attenzione potevano finire in tasca altrui come niente fosse.

    • Nikolaus Suck says:

      Che non sia mai stata applicata (cosa tutta da vedere e verificare) non significa e non toglie che esistesse, era possibile, e bisognava farci i conti, invece di pensare e sperare che “tanto non succede “.
      In più la revoca è altra cosa e si aggiunge rispetto alla normale scadenza, che pure c’è sempre stata ed era lì, chiaramente scritta (anche nel breve periodo dei rinnovi “automatici”) e andava considerata, stesso discorso di sopra.
      Per cui sì, nel custodire le chiavi doveva o avrebbe dovuto sempre tenere presente che in effetti la concessione era ed è a tempo, e che non solo alla scadenza ma in qualsiasi momento lo Stato proprietario della spiaggia poteva dire arrivederci grazie smonta lo stabilimento porta via tutto e ridammi la spiaggia, per farla usare ad altri. Può non piacere ma legalmente è ed è sempre stato così. E “tanto non succede/non lo hanno mai fatto” non è un argomento e non da diritti.

  17. Non è mai stata applicata Roberto perché nessuno, me compreso, provava a fare una D1, cioè una proposta nuova per una concessione in scadenza, sapendo che nella migliore delle ipotesi il concessionario poteva dire che faceva lo stesso e se la teneva facendo buttare via i soldi…non è certo per merito della categoria che non è mai avvenuto!

  18. “Pensiero personale”, “mancate revoche da dimostrare”, “nessuno provava a fare un D1”; QUANTE FALSITÀ, pur di “accaparrarsi” un guadagno facile. La verità è, che le concessioni, all’origine non valevano una cicca, ora invece, dopo tanto lavoro, fanno gola a qualcuno!

    • Abbi pazienza Renzo ma tu avresti fatto la D1 con il regime di prelazione per il concessionario?..chiedi agli altri di essere sinceri quindi mi aspetto altrettanto da te!

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