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“Balneari, pretendiamo soluzioni immediate dal governo”

La Pasqua per noi balneari ha sempre avuto un significato importante: è il momento in cui inizia la stagione, è il momento di una ripartenza per una nuova avventura, per una nuova estate, dopo i lunghi mesi invernali. Invece, per colpa del maledetto Covid quest’anno a Pasqua noi balneari non apriremo gli ombrelloni, né i nostri bar o ristoranti.

Vorremmo tanto tornare ad alzarci ogni mattina alle 6, al sorgere del sole, per lavorare fino a oltre mezzanotte e assicurare le giuste vacanze ai nostri ospiti, e il giusto sostentamento alle nostre famiglie. E questo tutti i giorni, senza pause, comprese le feste e le domeniche. Restando sempre al nostro posto, anche a costo di non stare bene o di saltare il pranzo, risolvendo problemi e fornendo assistenza i nostri clienti, sempre col sorriso. E in più con l’ansia, quando vai a dormire, che domani il tempo non sia cattivo, che il mare non faccia i capricci, che non distrugga le nostre attrezzature, il nostro lavoro e, soprattutto, i nostri bellissimi litorali.

Stiamo vivendo nell’attesa che arrivino i vaccini, sperando che il tempo sia clemente e che tutti possano tornare al mare e alle nostre bellissime spiagge. E ci chiediamo: ma non sarebbe il caso di essere informati, di sapere come dobbiamo comportarci, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare? Eppure la scorsa estate abbiamo dato un grande aiuto a salvare l’economia nazionale e del turismo in particolare, senza avere mai avuto indennizzi, sovvenzioni, contributi per gli investimenti fatti o ristori, né dallo Stato né dalle Regioni. E ora abbiamo anche chi vorrebbe mettere all’asta le nostre concessioni, come se noi fossimo dei falliti e le nostre strutture una merce di scambio per chissà quali interessi. Tutto questo per via di un’assurda e incomprensibile direttiva europea che toglie il lavoro alle imprese che da anni lo svolgono, per affidarlo a ignoti speculatori. A questo punto diciamo basta all’Europa: basta perché state sbagliando, basta perché la Bolkestein è un offesa alla dignità di tanti lavoratori.

Pretendiamo dal nuovo governo (il decimo da quando esiste la Bolkestein) che i partiti si schierino dalla nostra parte, dalla parte dei lavoratori del mare: alcuni lo sono da anni, e speriamo che gli altri capiscano e seguano. Basterebbe mettersi al lavoro, applicando una delle tante soluzioni tecniche possibili (come quella proposta di recente dal senatore Gian Marco Centinaio, che come associazione Itb Italia apprezziamo e sosteniamo). Davanti a tutto questo, poi, una domanda resta nell’aria: perché noi, parte in causa, non siamo mai chiamati dal governo per spiegare le nostre ragioni? Perché non possiamo avere le risposte alle nostre giuste esigenze? Perché su questi temi non possiamo andare al voto? Perché questo assordante silenzio?

Cari colleghi, siamo gente di mare e sappiamo benissimo che il vento prima o poi cambierà anche per noi. Se sarà così questa volta (e se riusciremo a capire chi si è compromesso in strani giochi politici), allora il vento per il nostro turismo balneare, come usano augurarsi i marinai, sarà “vento in poppa”. Per adesso Buona Pasqua a tutti, ma sarà una buona Pasqua anche per noi? E come sarà la Pasqua per chi non ha mai trovato una soluzione ai problemi dei balneari, neanche quando l’Itb Italia ha avanzato le sue proposte, le ha divulgate e discusse nelle sedi istituzionali?

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Giuseppe Ricci

Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.
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    Se per voto intende un referendum abrogativo o confermativo della legge 145 io sono con lei…attivo su change la raccolta firme e io sarò tra i firmatari.

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    Via gli avvoltoi dalle spiagge says:

    Diario oggi due nuove concessioni su cui gareggiare , vista la scarsità di risorse approfittane , vai non si sa mai e diventi imprenditore e poi inizierai a schierarti a favore delle estensioni eterne come molti della tua categoria. Siete i nuovi imprenditori rampanti , unico caso al mondo dove vado a prendere imprese già avviate e fatte da altri senza il minimo sforzo, altro che concorrenza ( comodo , molto comodo, lo definirei regalo) . Ipocriti e patetici , avvoltoi. Ripeto vai in piazza e parla agli ambulanti della tua idea sulla direttiva , sai quanti applausi. ?‍♂️?‍♂️?‍♂️??

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    Aspetto di avere una concessione e poi andrò a parlare dicendo che è giusto fare i bandi così sarò ancora più credibile!

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    Nikolaus Suck says:

    Assisto quotidianamente concessionari in moltissimi settori, anche con concessioni vecchissime e all’origine nate come eterne, e nessuno, ma proprio nessuno, di loro ha nulla da ridire sul fatto che alla scadenza debba partecipare a una nuova gara per riaverla, o andarsene, avendo nel frattempo guadagnato abbastanza per ripagare investimenti e avere utili (si chiama fare impresa, ma sul serio). In effetti i balneari sono “l’unico caso al mondo” che pretende il diritto di tenersi e sfruttare risorse pubbliche di tutti a vita (e le gare sono su tali risorse, non sulle imprese).

  5. Giuseppe

    Visto che siete tanto bravi a criticare chi si è creato regolarmente una impresa balneare, potreste spiegarmi perché oggi si sono tante ville e lussuosi palazzi sui lungomarei italiani.
    Forse sono state aree urbanizzate nel tempo e cedute a chi le ha rese produttive e bonificandole? Spiegami amico mio perché a Noi No!!!
    Chiediamo unicamente le Nostre Imprese niente di più di quello che ci e stato consentito di fare per lo sviluppo del turismo balneare…comunque Grazie

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    Nikolaus Suck says:

    Buongiorno sig. Giuseppe, Lei tocca un altro tema caldo anzi caldissimo, ma se ho ben compreso cosa vuole dire e cosa chiede, no, non è proprio così. O meglio, va spiegato bene.
    Che si tratti di palazzi, ville o catapecchie, costruire o sanare costruzioni sulla costa è un affare complesso di rispetto di distanze dal mare, fasce di rispetto dal demanio, previsioni della pianificazione urbanistica, etc., da coordinare tra di loro. Ma una cosa è certa: si tratta e deve trattarsi sempre di costruzioni su terreni di proprietà privata. Quello che proprio non è possibile è costruire o sanare sul demanio pubblico, perché quello è indisponibile. A tanto non è arrivata nemmeno la giurisprudenza più “spinta” (che tanto per cambiare è del TAR Lecce), quando ha affermato che possono essere disattese le distanze minime in caso di urbanizzazione (che però non significa semplicemente che “ci sono case”, ma appunto che prima e a prescindere dalle distanze e dai vincoli successivi, il piano regolatore lì prevedeva zone A e B di espansione e completamento). Ma sempre su suolo privato. Un qualsiasi manufatto su demanio necessario è e sarà sempre abusivo e non sanabile, e quindi soggetto ad acquisizione e demolizione in qualsiasi momento (almeno in teoria, se poi l’amministrazione per qualsiasi motivo non fa niente è un altro discorso). Quindi no, se pensa a casi di palazzi o ville costruiti sul demanio e ceduti perché urbanizzati, devo deluderà, non è così e nessuna norma lo permetterebbe. Gli arenili sono demanio non solo indisponibile (quindi non cedibile), ma anche necessario (ovvero non può essere diversamente). Saluti.

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