Opinioni

Balneari, governo Draghi batta un colpo: qualsiasi cosa è meglio del silenzio

Un gesto concreto di attenzione è doveroso per migliaia di imprese che compongono un comprato fondamentale per l'economia italiana

Il disinteresse del governo Draghi sul caos che in questi giorni sta togliendo il sonno agli imprenditori balneari italiani è grave e preoccupante. Qualsiasi ministro responsabile avrebbe non tanto trovato una soluzione – per quella ci vuole molto tempo, in una materia intricata come il demanio marittimo – ma almeno dedicato un gesto di conforto e di attenzione nei confronti di migliaia di famiglie che non hanno uno straccio di certezza sul loro lavoro e le loro aziende. Invece, nonostante sia passato già un mese dall’insediamento del nuovo esecutivo, nemmeno una dichiarazione è stata pronunciata da parte dei tanti ministri competenti sul tema. L’emergenza del Covid-19 non è una scusa sufficiente: pur comprendendo che la gestione della pandemia rappresenta la priorità in questo momento storico, essa non impedisce di impiegare qualche ora a studiare la situazione, ascoltare le associazioni di categoria, individuare i tecnici giusti e dare loro il compito di proporre soluzioni. D’altronde stiamo parlando di imprese turistiche balneari, una peculiarità del nostro paese che merita di essere tutelata per questioni storiche, identitarie ed economiche, soprattutto in questo momento di massima difficoltà.

Lo abbiamo già detto in queste pagine: la situazione sta precipitando e il pericolo non è da sottovalutare. I fatti delle ultime settimane vedono in particolare gli aggressivi attacchi dell’Antitrust contro i Comuni che hanno rilasciato l’estensione al 2033 delle concessioni balneari, le contraddittorie sentenze dei tribunali a favore o contro il prolungamento di quindici anni, le amministrazioni locali che dispongono brevi proroghe tecniche prive di qualsiasi fondamento giuridico anziché applicare una legge italiana valida e in vigore, la Commissione europea che invia una lettera di messa in mora per avviare una procedura di infrazione. Queste notizie – che accadono anche se Mondo Balneare non le pubblica (e non lo facciamo per terrorismo, ma perché essere informati è importante per poter combattere con le armi della conoscenza) – sono la diretta conseguenza dell’inadempienza dello Stato italiano, che negli ultimi tredici anni non ha colpevolmente risolto la situazione normativa su cui si basa l’esistenza di un fondamentale comparto dell’economia turistica italiana.

In particolare, dopo che nel 2016 una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito l’illegittimità delle proroghe automatiche con cui l’Italia ha gestito i rinnovi delle concessioni in seguito alla frettolosa abrogazione del rinnovo automatico decisa nel 2010 per uscire da una procedura di infrazione, il primo governo Conte con la legge 145/2018 ha disposto l’estensione delle concessioni in essere fino al 2033 come “periodo transitorio” per poter attuare una riforma organica del settore, i cui principi generali erano contenuti nella norma stessa. A causa della perenne instabilità politica italiana quella riforma non è mai stata completata, ma ora che quasi tutte le forze politiche sono in maggioranza, dimostrino per una buona volta di essere in grado di darsi da fare con atti concreti, e non solo con le parole che sentiamo da anni: il governo convochi un tavolo tecnico con le associazioni di categoria, prosegua il lavoro iniziato dall’ex ministro Gian Marco Centinaio e completi la riforma delle concessioni demaniali marittime per interrompere il fuoco incrociato dei ricorsi in tribunale che in questo momento hanno purtroppo il potere di decidere l’esistenza o meno di un’impresa.

Per risolvere la situazione, le strade compatibili con il diritto europeo sono tante e se ne parla da anni: sdemanializzazione, legittimo affidamento, valore commerciale, non scarsità della risorsa, concessioni di beni e non di servizi… basta avere la volontà politica di applicare una o più di queste. Ma il governo ha il dovere di dare una risposta su questo tema, che riguarda ben 7500 chilometri di costa: dimostri come intende salvare migliaia di imprese (loro festeggeranno la fine di un lungo incubo) oppure dica chiaramente che le vuole condannare a morte (loro lotteranno con le unghie e con i denti). Ma il silenzio no: è un gesto di disinteresse e incapacità, ingiusto per tante famiglie divorate da un’incertezza che va avanti da troppi anni.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    Trovo veramente singolare che delle leggi siano retroattive, penso sia l’unico caso. Anzi per la verità non una legge nuova, mai varata che non avrebbe potuto essere retroattiva, ma la soppressione del diritto di insistenza e il rinnovo automatico ogni sei anni hanno fatto sprofondare il comparto in un baratro di incertezza che, anche con l’aiuto di magistrati che fanno politica, porterà la situazione al caos permanente. Le evidenze o gare sarebbero e sono necessarie solo per le nuove concessioni ed eventualmente per le grandi concessioni che permettono introiti che le giustificherebbero. Mettere a gara piccole concessioni di meno di 500 metri quadri alimenterebbe ancora di più il clientelismo
    e nuova piccola e grande corruzione,
    tipici degli enti locali, che non premierebbero i progetti migliori ma gli amici e gli amici degli amici, oltre a valutazioni dovute a simpatie e antipatie.

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    Dr Alex, questo suo lodevole servizio, meriterebbe un lunghissimo applauso da parte di TUTTI gli italiani, personalmente, gliene sono particolarmente grato. Questa “vicenda”, diventa veramente curiosa, oltre che incresciosa, per i danni che sta provocando, meriterebbe l’attenzione della Procura della Repubblica (possibilmente senza correnti!) in tutti quei casi “negati” (per fortuna una minoranza) non sarebbe neanche male una indagine, nell’azione dell’antitrust, a mio modesto avviso davvero incomprensibile. Mi chiedo, come sia possibile disapplicare chiare leggi dello Stato italiano, anche riconfermate, evocando “direttive” europee tutt’altro che chiare, quindi inapplicabili, come già sentenziato dal TAR di Lecce in numerose sentenze, ma soprattutto gravemente discriminanti, oltre che di comodo, per tutti i paesi dell’Unione nei confronti dell’Italia. (Trattamenti diversi per Spagna, Portogallo e Altri e impossibilità per gli italiani, di fare la stessa cosa, in tutti i Paesi europei, nessuno escluso, per totale assenza di “risorse” naturali e di norme!) A mio modesto parere, tutto questo è inconcepibile oltre che disumano. SIGNORI GIUDICI, AUTORITÀ, …. PER FAVORE! GRAZIE!!!

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