Norme e sentenze

Balneari, ennesima sentenza Consiglio di Stato: riforma non più rinviabile

Palazzo Spada ribadisce la necessità delle evidenze pubbliche nell'attuale quadro normativo: per evitare conseguenze catastrofiche sulle imprese balneari, urge un intervento del governo.

A distanza di un solo giorno dalla pronuncia del Tar Toscana n. 363/2021, che ha integralmente annullato il provvedimento con il quale il Comune di Piombino aveva dato attuazione all’estensione quindicennale della durata delle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative, interviene nuovamente sulla questione anche il Consiglio di Stato. Con sentenza n. 2002 del 9 marzo 2021 (presidente Montedoro, estensore Toschei), Palazzo Spada ha ribadito la necessità di rispettare le disposizioni e i principi di derivazione europea: seppure con un provvedimento emesso nel “particolare” giudizio di ottemperanza, ovvero in quel giudizio diretto unicamente a obbligare la pubblica amministrazione a dare esecuzione a una sentenza passata in giudicato ma rimasta ineseguita, le affermazioni dei giudici del Consiglio di Stato non lasciano alcun margine di dubbio e non ammettono interpretazioni varie.

Anche a fronte di una sentenza passata in giudicato e, quindi, giuridicamente definitiva e intangibile (nella specie Cons. St., sez. VI, 2 luglio 2018, n. 4013), che aveva disposto l’annullamento (per vizio di motivazione) di un diniego di rilascio di concessione demaniale e aveva ordinato all’amministrazione (il Comune di Ugento, in provincia di Lecce) di riesaminare la pratica concernente la relativa istanza di concessione, tenendo presenti alcune prescrizioni indicate dal giudice stesso, è legittimo e, anzi, doveroso il nuovo diniego opposto dal Comune, motivato sul presupposto, da un lato, che «la nuova concessione deve essere rilasciata con procedura ad evidenza pubblica» e dall’altro che «l’eventuale attivazione di una gara è rimessa alla libera discrezionalità dell’amministrazione».
Per quanto interessa la questione dell’estensione della durata delle concessioni, l’orientamento dei giudici amministrativi di ultima istanza risulta netto e fermo: «La sezione ha già avuto modo di affermare in epoca recentissima (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 16 febbraio 2021 n. 1436) e con riferimento a una vicenda sovrapponibile a quella qui oggetto di ricorso per ottemperanza, che correttamente l’amministrazione, in sede di esecuzione del giudicato, deve tenere conto del quadro normativo nel quale si inserisce la riedizione del potere occasionata dalla necessità di eseguire il giudicato di un giudice (amministrativo), chiarendo nello specifico, proprio con riguardo al diniego di rilascio di una concessione demaniale marittima (per uso turistico ricreativo) nonostante la presenza di un giudicato che aveva annullato un precedente provvedimento di rilascio invitando l’amministrazione a svolgere l’attività istruttoria della quale era carente la precedente procedura, che:

  • il nuovo contesto è connotato dalla presa in considerazione dell’efficacia del quadro giuridico unionale, ricavabile, a sostegno della tesi del comune, dalla nota sentenza della Corte UE Promoimpresa del 14 luglio 2016 come quadro giuridico che impone la procedura selettiva, ove il comune decida di esternalizzare la gestione degli arenili a fini turistico-ricreativi per la scarsità della risorsa predetta;
  • non può operare per questa parte, dunque, la retroattività dell’esecuzione del giudicato, la quale va intesa in senso non assoluto, ma ragionevolmente commisurato alle circostanze del caso concreto ed alla natura dell’interesse legittimo coinvolto (nella specie, pretensivo), poiché l’obbligo de quo non incide sui tratti liberi dell’azione amministrativa non coinvolti nello stesso giudicato e, in primo luogo, sui poteri non esercitati e fondati su presupposti fattuali e normativi diversi e successivi rispetto a quest’ultimo (cfr., per tutte, Cons. Stato, Ad. Plen., 9 giugno 2016 n. 11), avendo la sentenza imposto sì la riedizione del potere, ma senza specificarne il quomodo rispetto all’assegnazione con o senza gara;
  • conseguentemente non v’è elusione del giudicato nel caso in cui l’atto di diniego è stato motivato -nella riedizione del potere- con riferimento a quei principi unionali che impongono la gara».

Sulla premessa delle suesposte considerazioni, i giudici amministrativi arrivano a «ribadire dunque che […] l’ente competente al rilascio della concessione demaniale marittima ad uso turistico ricreativo, in ragione della normativa disciplinante il settore, non può procedere in via diretta al rilascio stesso ma solo all’esito di una selezione tra gli aspiranti concessionari [se non previa selezione]», richiamando espressamente, oltre all’arcinota sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, una serie (orami cospicua) di propri precedenti (ma anche di sezioni diverse): Cons. St., Sez. IV, 16 febbraio 2021 n. 1416; Cons. St., Sez. VI, 17 luglio 2020 n. 4610; Cons. St., Sez. VI, 18 novembre 2019 n. 7874; Cons. St., Sez. VI, 6 giugno 2018 n. 3412.

giochi festopolis
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Gli accadimenti dei mesi recenti in generale, e di questi ultimissimi giorni in particolare, inducono a ritenere che sia ormai assolutamente improcrastinabile l’intervento del legislatore italiano, il quale – senza attendere un minuto di più – deve cominciare a mettere nero su bianco (proprio come le diffide e i ricorsi dell’Agcm e le sempre più numerose sentenze dei giudici amministrativi) quello che appare, sempre di più, l’unico strumento in grado di evitare un effetto domino che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per migliaia di imprese balneari, per tutti coloro che operano nel settore e per la stessa economia turistica italiana: la (più volte annunciata) riforma generale della materia. L’approssimarsi della stagione estiva (già piena di grandissime incognite dovute alla persistenza e, anzi, all’acuirsi della situazione pandemica) non consente ulteriori rinvii.

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Carlo Lenzetti

Carlo Lenzetti

Avvocato e docente a contratto di diritto amministrativo presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa.
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    Eduardo caizzi says:

    Siamo proprio stanchi,non c’è giorno senza una notizia cattiva,ma come si può continuare a lavorare! Sta arrivando una nuova stagione piena di incognite e la politica continua a cincischiare BASSSTAAA

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    Davide (i balneari) contro Golia (i poteri forti e l’Europa). Ciò che sta succedendo, è semplicemente ridicolo, non sarebbe mai successo in nessun’altro Paese del mondo. VERGOGNAAAAAA!!!

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      Si, vero. Negli altri paesi al mondo “al mare” si va gratuitamente e i servizi a pagamento sono a richiesta non obbligati….

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        Io non so in quali paesi tu sia mai stato, ma a me risulta che a parte le spiagge libere che ti offrono solo la sabbia, tutte le altre hanno dei costi e se non vuoi spendere un euro stai a casa tua!!

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    Nikolaus Suck says:

    Come volevasi dimostrare. Ora dove sono e che diranno i sacerdoti del “vaglio del Consiglio di Stato” e del TAR Lecce, che farà la stessa identica fine?

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      graziosi antonio says:

      si si parli pure vedrà che bella sorpresa le sarà riservata a lei e i suoi amici fautori del mercato libero….intanto perché non scrive all antitrust e al suo amico Rustichelli (che tanto si accanisce con il comparto)e si informa in che modo abbia occupatoquella poltrona di presidente?legga attentamente la legge Severino lei che è così cinico nei nostri confronti ……

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        Nikolaus Suck says:

        Graziosi lo farò e lho già detto, ma non credo che sposterà di una virgola i termini del problema. L’AGCM e la pozione del suo Presidente sono l’ultimo dei Vostri problemi.

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          graziosi antonio says:

          e qui che si sbaglia……e di grosso…….la legge va rispettata..antitrust fa le pulci al comparto e i primi a non rispettare la legge sono loro..quando uscirà la nuova normativa in materia di riordino di demanio marittimo( e imminente) e approvata come nella precedente legge da tutte le forze politiche ne riparleremo….le consiglio di fare fin da adesso opposizione insieme ai suoi amici burocrati…..perché non si presenta in parlamento a dettare i diktat per una buona legge a tutela degli sciacalli….cosa crede che ci metteremo a piangere senza reagire…..le ho già detto la mia opinione su di lei….così facendo non si rende conto che danneggia (non facilita e chi scrive su questo sito lo deve sapere)anche chi vorrebbe gareggiare per un pezzo di arenile…..questa è la vera discriminazione che chi a di più (non importa come)va avanti e chi non ha può anche morire in base al merito o non delle persone…capito il concetto di gare?

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    Modifica della normativa spiagge e intesa con Europa sulla veloce uscita della direttiva del comparto balneare. Lo stato non può piegarsi alla svendita delle spiagge e alla distruzione di 30.000 imprese. I giudici continuano a ribadire le stesse identiche cose, lo stato prenda in mano la situazione e legiferi togliendo di fatto la possibilità di estendere ai funzionari e alle amministrazioni locali , avocando a se i poteri come previsto anche dalla costituzione.

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      Ma quale svendita le spiagge non sono mica in vendita , rimangono proprietà dello stato , e le concessioni andranno a bando per un tot di anni e poi ritornano allo stato e via dicendo senza appunto rendere eterno un bene di tutti ,credo che ormai lo abbiano capito anche i muri che le aste sono imminenti ma nonostante tutto ancora non si vuole accettare la realtà!

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        Caro Marco, se mettessimo all’asta o a turno, tutti gli impieghi publici, che non sono imprese private, che non hanno rischiato un centesimo di investimenti, che non hanno mai fatto 14/16 ore al giorno senza riposo settimanale, allora darei la vita per questa tua battaglia!

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          Si accede agli impieghi pubblici tramite concorso… Se lei è laureato può concorrere per un posto da funzionario, ad esempio.

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            Mr Paolino, dice benissimo, ognuno per le proprie “competenze”, se Lei non è laureato, potrebbe fare l’’operatore ecologico, per esempio, l’importante che tutti si alternano periodicamente, una volta superati gli esami…. oppure no!!!

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        Le spiagge si le imprese no , che le piaccia o meno quello non sono statali. La banda di ipocriti che dice il contrario e so perché non si trova dall ‘altro lato. Fate ridere voi e le vostre idee di liberismo mascherato da scippo . Smettetela che siete ridicoli .

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          Nikolaus Suck says:

          Infatti nessuno, ma proprio nessuno, ha mai detto o scritto nulla del genere da nessuna parte Luigi. Che le imprese non c’entrino è pacifico. Pure questo collegamento è una “vostra” invenzione per accreditare la patetica e inconsistente dello “scippo gratuito”.

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        Marco la verità nonsi vuole accettare perché qua nessuno vuole perdere la zezzenella come si dice dalle nostre parti!!

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      Nikolaus Suck says:

      Luigi mi ricorderebbe dove la Costituzione prevede l’avocazione allo Stato dei poteri di cui scrive? Grazie!

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        Art . 120 della costituzione . Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione. Forse è il caso di uniformare lo scempio relativo alla mancata estensione previsto da una legge statale che non viola i principi europei in attesa di un periodo transitorio che riordini la materia. È inaccettabile la disparità di trattamento da ente ad ente. La 148 è una legge finanziaria vidimata e non contesta dall’Europa, la lettera di ipotesi di messa in mora è fatta per spingere verso la riforma visto l’immobilismo . Estensione non può essere messa in discussione.

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          Nikolaus Suck says:

          Luigi veramente la 148 viola eccome i principi comunitari, e lo dicono, espressamente, non solo la nostra giurisprudenza ma anche le istituzioni europee, che sono le uniche effettivamente competenti a fare tale valutazione, e l’hanno fatta e scritta nella lettera di messa in mora. Quindi da un lato parte da presupposti errati, dall’altro il 120 mi sembra inapplicabile o, volendolo per forza applicare, addirittura suicida.

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    Ai molti esperti che ci leggono pongo un quesito: la direttiva self executive differisce da una non self executive per il fatto di non necessitare un recepimento da parte dei singoli stati. Quindi, si comportano comportano come norme di rango superiore. ergo, la procedura d’infrazione dovrebbe essere inviata a quegli stati che invece non recepiscono le direttive non self executive. Il fatto che Bruxelles abbia inviato quello che viene definito un primo passo verso la procedura d’infrazione, non sta a significare che anche secondo l’Europa la norma non sia self executive (altrimenti non si dovrebbe inviare alcuna procedura d’infrazione ove fosse direttamente esecutiva)?chiedo a voi esperti Mistral Klaus e compagnia grazie

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    Buonasera Sig. Carlo, la ringrazio per aver introdotto un argomento che, purtroppo, viene spesso utilizzato a sproposito.
    Lei chiede sostanzialmente come funziona il meccanismo delle Direttive self-executing e le sanzioni della UE. Prima di parlare del tema specifico Le voglio segnalare che il sistema sanzionatorio introdotto con le Comunità Europee prima e l’Unione Europea dopo, è un sistema comune di gestione dei trattati internazionali, solo che nel caso della UE è molto più evoluto, avvicinandosi molto al sistema delle Confederazioni. Le dirò di più è un sistema comune anche nella vita di tutti i giorni, quando stipuliamo un contratto di diritto civile e non lo rispettiamo. Vale per noi come per lo Stato italiano la regola “pacta sunt servanda”, i patti vanno rispettati.
    Ebbene, il fatto di aver creato questo organismo sovranazionale ci ha portato una quantità tale di benefici che solo ad elencarli non basterebbe l’intero sito di Mondo Balneare che ci ospita. Le voglio solo fare un esempio emblematico, magari due. Le sarà sicuramente capitato di trovarsi in coda dietro un’auto ante 1994, quando non esisteva il catalizzatore e avrà notato la puzza incredibile che quell’auto è in grado di produrre da sola. S’immagini migliaia di auto come quelle, e quanta puzza dovevano produrre e noi tranquilli e sereni stavamo lì a respirare, magari telefonando con i primi cellulari con la Tariffa Rossa della TIM, mentre andavamo al mare in cui scaricavano allegramente i reflui della località balneare in cui avevamo preso casa e accaldati potevamo bere solo acqua in bottiglia, perché quella del rubinetto era solo formalmente potabile. Tutto questo è oggi solo un ricordo perché l’organismo internazionale a cui abbiamo contribuito alla formazione ha pressato talmente tanto sui nostri Governi e parlamentari, a suon di sanzioni o minacce di sanzioni, da costringerli ad adeguarsi, anche contro il volere di questa o quella categoria di cittadini. Infatti nessuno è favorevole a spendere per adeguarsi a norme che limitano la nostra capacità di acquisto o di utile, se può evitarlo. Adesso immagini se gli attuali o passati “governanti” avrebbero mai costretto i produttori di auto a dotarsi di catalizzatore, i gestori del sistema idrico integrato a efficientare i depuratori e potabilizzatori, i gestori di telefonia mobile ad aprirsi al mercato, se non sotto la minaccia di sanzioni. Mai l’avrebbero fatto, così come mai hanno voluto affrontare il problema delle concessioni demaniali. Avrà letto i proclami di chi tuona con frasi ad effetto del tipo “Basta con provvedimenti illegali contro concessioni al 2033”. Questi sono gli atteggiamenti di chi Governa in Italia, miopia politica che ci ha portato dove siamo oggi.
    E veniamo ad oggi, dunque. Si continua ad invocare un intervento legislativo che ponga ordine nella materia del demanio marittimo, con proposte trite e ritrite che non fanno altro che riproporre quanto è venuto fuori a partire dal 2009, fino ad arrivare alla L. 145/2018 e all’art. 182 del D.L. 34/2020. Sono norme che non sono applicabili nel nostro ordinamento, perché facciamo parte di un ordinamento più ampio, a cui dobbiamo il medesimo rispetto che le Regioni devono allo Stato e le Amministrazioni pubbliche devono all’intero ordinamento. Si tratta di un ordinamento complesso fatto di almeno tre “spazi” normativi, ognuno dei quali ha un suo ambito di competenza: Unione Europea, Stato e Regioni. Nessuno di questi può andare a zappare nell’orto dell’altro. Le pubbliche amministrazioni, quando applicano le norme devono, loro malgrado, verificare con estrema attenzione e cautela in quale ambito normativo stanno agendo e applicare le norme di riferimento di quell’ambito. S’immagini con ambiti così specializzati se si possa pensare di mettere un nuovo funzionario ogni 5 anni a fare quel mestiere e poi metterne un altro per il principio di rotazione.
    Detto questo, vengo al suo dubbio. Le Direttive, per loro natura, non sono self-executing, ma devono essere trasposte nel diritto nazionale. Di norma sono obiettivi da raggiungere e poi lo Stato le deve adattare alla propria situazione locale. Tuttavia alcune di esse sono così precise, chiare e incondizionate che allo Stato rimane ben poco da applicare e le trasferisce nel proprio ordinamento sic et simpliciter. Così è la Bolkestein, anche se alcuni sparuti arditi giuristi lo negano.
    Ora, se lo Stato non recepisce la Direttiva entro i termini temporali stabiliti, ovvero la recepisce secondo modalità inidonee a raggiungere il risultato che la Direttiva si propone, o ancora, dopo averla recepita, pone in essere condotte atte a impedirne la corretta attuazione, condotte che possono essere legislative, amministrative o giudiziarie, allora l’organismo deputato alla vigilanza (la Commissione) avvia un procedimento sanzionatorio abbastanza lungo e complesso che lascia ampi spazi allo Stato membro per rimediare, arrivando alla sanzione solo in extrema ratio e solo dopo il passaggio alla Corte di Giustizia della UE.
    Come vede nulla c’entra se si tratta di una Direttiva self-executing o meno, ma solo se il diritto della UE è stato violato.
    Il meccanismo dell’autoesecutività è stato introdotto per sopperire alla lungaggine del procedimento sanzionatorio, garantendo a quelle Direttive dotate dei requisiti di precisione, chiarezza e incondizionatezza di immettersi nell’ordinamento nazionale nonostante le resistenze dello Stato membro, questo a tutela di tutti i cittadini della UE, compresi io e Lei.
    Spero di esserle stato utile e le porgo i miei più cordiali saluti

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      graziosi antonio says:

      a questo punto inutile andare a votare…chiudiamo il parlamento e decidano i buracrati di bruxelles le nostre abitudini le nostre vite e come dobbiamo anche mangiare e c…..e…….bruciamo anche la costituzione tanto la nostra sovranità e morta e diventiamo burattini in mano all Europa..,.così l le è chiaro….,potrebbe fare i nomi di questi geni che hanno ratificato questi trattati in nome del popolo italiano?….inoltre se ho ben capito abbiami ceduto a questi burocrati la nostra sovranità nazionale?errore gravissimo…….

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        graziosi antonio says:

        mi perdoni mistral ma qui si sta parlando di uscire dalla Bolkestein ….non di farne parte…e non mi venite a dire che è impossibile….poiché lo stesso Fritz bolkestein l ha dichiarato in un convegno a Roma il 18 aprile 2018….l art e in bella vista nero su bianco sul sole 24 ore….ma fate tutti finta di non conoscerlo….

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        Sig. Graziosi, comprendo il suo disappunto, ma non abbiamo bruciato nulla, men che meno la Costituzione, che fin dall’origine (1946) aveva stabilito un serie di limiti alla sovranità nazionale:
        1) all’art. 11): L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
        2) all’art. 10): L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
        Si tratta di due norme pesantissime, inserite in quella parte non modificabile della Costituzione che si intitola “Principi Fondamentali” e servono a garantirci una convivenza pacifica con tutte le nazioni vicine e lontane. Quella bandiera che si chiama “sovranità” è stata la causa di 17 milioni di morti nella 1^ Guerra Mondiale e 68 milioni nella 2^ Guerra Mondiale. Basterebbe questo, ma un’attenta riflessione ci porta a considerare la banale “stupidità” del concetto di sovranità che, a parte le sparate elettorali, non ha alcun significato antropologico. Nessuno ha mai sentito alcuna sensazione fisica o psicologica nel passare un confine nazionale tracciato convenzionalmente tra due Stati, né esistono differenze morfologiche o genetiche tra chi nasce a Courmayeur o a Chamonix. D’altronde fino a poco tempo fa, si faceva una grande differenza tra chi era nato a Milano e chi era nato a Catanzaro, ma poi chi era nato a Milano da genitori di Catanzaro era di Milano o di Catanzaro? E non so se Lei ha mai visto socializzare un milanese che vive in Piazza San Babila con uno che abita a San Siro perché li unisce la gioia della sovranità del loro Stato, io no, forse sotto la bandiera tricolore del calcio, ma questo è un altro discorso.
        Si tratta di un concetto scivoloso che, in realtà, perde significato se si guardano i grandi numeri, quelli dell’economia a cui Lei spesso si riferisce. La sovranità veniva richiamata assieme al concetto di autarchia e vada a rilegersi come è andata a finire. Oggi siamo un po’ più ricchi dei nostri genitori (mediamente) perché il denaro, le merci e le persone circolano e non dilapidiamo più i soldi per costruire armamenti o ricostruire città distrutte. Questo era l’obiettivo dei Padri costituenti e, bisogna dirlo, il loro è un successo senza precedenti.
        Quanto a burocrati di Bruxelles, non cada nei luoghi comuni. Le Direttive, così come i Regolamenti sono formati dal Consiglio e dal Parlamento Europeo con il procedimento della co-decisione. Il primo è composto dai rappresentanti dei Governi degli Stati che sono espressione delle maggioranze parlamentari dei singoli Stati, mentre il secondo è composto da deputati eletti direttamente dai cittadini dell’Unione Europea, quindi sono entrambi espressione della volontà popolare. Peraltro è previsto anche un procedimento di coinvolgimento dei parlamenti nazionali, che amplifica il valore democratico delle scelte.
        Ciò che Fritz Bolkestein ha detto al Sole 24 Ore che Lei cita in continuazione ha lo stesso valore di ciò che dice Lei o io. Si tratta di opinioni che non hanno alcuna efficacia normativa. Perfino il volere del legislatore, a volte, non rileva, quando il “diritto vivente” plasma e conforma una norma in base alla sua applicazione. Si chiama eterogenesi dei fini.
        E per concludere, lo slogan “uscire dalla Bolkestein” non ha alcuna base giuridica. Non saprei neanche dargli un significato preciso che non sia quello di una sparata elettorale. Nessuna norma nazionale può superare una norma sovraordinata quale quella dei Trattati e del diritto derivato europeo, in alcuni casi (e ripeto solo in alcuni casi) solo una norma di rango costituzionale che propugni un principio inalienabile, potrebbe, ma mi pare un po’ troppo. Parlarsi a dosso continuando a ripetere che le concessioni non sono “servizi” serve a poco. Perfino abrogare la Bolkestein servirebbe a poco, perché in quel caso entrerebbe in gioco l’Art. 49 del TFUE che aggiungerebbe solo il parametro dell’interesse transfrontaliero certo, ma eliminerebbe il parametro della scarsità delle risorse.
        Come vede, Sig. Antonio la realtà di oggi è molto complessa e non si può risolvere tutto con slogan semplicistici coniati solo per interesse personale , sia esso professionale o elettorale, di qualche furbacchione, al solo fine di scatenare la rabbia di persone che di loro ingenuamente si fidano. E’ necessario cercare soluzioni serie, anche quando sono difficili da attuare e progettare, magari guardando oltre la punta del proprio naso e avendo una vision del futuro meno ottusa e miope.
        Cordialità

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        Nikolaus Suck says:

        Infatti è esattamente ciò che sta succedendo. Decidono pure la curvatura delle banane, il diametro delle lenticchie, e la forma delle tazze del cesso. I nomi li trova sotto i Trattati di Roma, Maastricht, Lisbona e Nizza, pubblicati ovunque su internet.

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      Molto bella la lezione di diritto. Tutto giusto sui vantaggi europei e soprattutto sulla questione catalizzatori. Ma non ho capito come fa a dedurre dalla direttiva servizi una normativa dettagliata , vista la impossibilità di applicazione della stessa da parte di oltre 20 stati membri. La invito a descrivere con quali modalità e con quale meticolosità la bolkestein parli di spiagge . Molto bello il suo ragionamento ma non regge è una sua valutazione personale . La direttiva non è assolutamente dettagliata e non si comprende perché le corti ignorino questa ovvietà. Il tar Lecce farà giurisprudenza forse non nell’immediato ma la farà è salverà l’estensione ma solo dopo un ulteriore intervento rafforzativo statale . Se la direttiva era dettagliata le aste le avremmo viste da almeno 15 anni. Una cosa ingiusta e ignobile , non degna di uno stato di diritto.

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    Nikolaus Suck says:

    Sig Carlo buonasera no è un pò diverso da come lo immagina e ricostruisce, anche se il Suo è un bel ragionamento. Vediamo se riusciamo a sintetizzare in modo possibilmente chiaro:
    1) Anche se non tecnicamente ma in base ad un complesso meccanismo di limiti che lo Stato italiano ha accettato e da ultimo pure messo in Costituzione, (e che è lungo e difficile da illustrare qui), tutte le norme europee (e anche i relativi principi, espressi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia) sono diciamo “superiori”, o meglio “prevalenti” che è più esatto. Si chiama primato o, per alcuni altri, primazia (non è esattamente uguale ma pure questo qui non si può spiegare, tanto l’effetto finale è lo stesso). E questo primato vale per tutte le norme ovunque si trovino (direttive di qualsiasi tipo, regolamenti o anche, per i singoli, decisioni)
    2) Gli unici atti sempre e per definizione aventi efficacia diretta negli Stati e per i cittadini, senza bisogno di nessuna trasposizione nazionale, sono i Regolamenti, che per questo si chiamano atti di uniformazione.
    3) Una distinzione a priori tra tipi di direttive, e in particolare tra direttive self executing e non, non esiste. In prima battuta le direttive necessitano tutte e sempre di una trasposizione nazionale, perché “vincolano gli Stati nei fini da attuare ma li lasciano liberi nei mezzi con cui farlo”. Quindi vanno sempre trasposte negli ordinamenti nazionali, entro un termine preciso che ogni direttiva stabilisce alla fine del testo. Per questo si chiamano anche atti di armonizzazione.
    4) Se lo Stato non traspone la direttiva (qualsiasi direttiva) entro il termine, quando questo è scaduto diventa passibile di procedura di infrazione.
    5) La nozione dell’effetto diretto o “self executing” è stata elaborata per garantire la effettività della armonizzazione e del diritto europeo, alla luce dei sistematici ritardi o mancanze totali degli Stati nelle trasposizioni, quando si è visto che le procedure di infrazione non bastavano, visto che non possono portare ad altro che a sanzioni in soldi.
    6) L’effetto diretto in questione vale non per forza per l’intera direttiva, ma anche (anzi di solito) per singole disposizioni della stessa, e consiste in questo: a condizione che sia scaduto il termine senza trasposizione, e che la disposizione sia sufficientemente “chiara, precisa e incondizionata”, essa può operare e avere effetto immediato e appunto “diretto” negli Stati anche prima e senza essere trasposta. Ad esempio quando stabilisce un divieto. Come dicevo, questo può succedere anche solo per un singolo articolo o disposizione della direttiva, e non per forza per tutta quanta (a meno che non sia tutta chiara, precisa e incondizionata, come pure può accadere, ad esempio nel caso di direttive molto tecniche).
    7) Proprio per questo, l’effetto diretto di una o più disposizioni “self executing” non fa cessare l’obbligo per lo Stato di attuare comunque la direttiva nel suo insieme, e se non lo fa resta inadempiente e sempre passibile di procedura di infrazione. Quindi come vede questa si può avere pure per direttive che in tutto o in parte sono “self executing”.
    8) Questo perché, attenzione (e questo qui spesso si dimentica o manca di evidenziare), per il diritto europeo “non trasporre”, ovvero non adempiere agli obblighi europei, può significare anche mantenere in vita o addirittura introdurre norme nazionali in contrasto con le regole delle direttive e i principi dell’ordinamento. Ed è questo il vero motivo della procedura di infrazione sulla legge 145/2018!
    9) Ma a parte e oltre l’effetto diretto, quello che sembra sempre trascurato qui e nelle varie discussioni è che su un piano ancora diverso e volendo “superiore”, si pongono i principi generali dell’ordinamento così come espressi nella giurisprudenza della Corte, e di cui spesso le direttive costituiscono recepimento e attuazione. Questi, in quanto “immanenti” si applicano e sono vincolanti prima e a prescindere da qualsiasi direttiva o sua attuazione. E si ritiene che il divieto di proroga e aggiudicazione delle concessioni senza evidenza pubblica, oltre e prima che essere specificato nella direttiva Bolkestein, anche indipendentemente dal dare o meno effetto diretto alla stessa (o meglio al suo art. 12), faccia parte di tali principi, e quindi sia invocabile, applicabile e vincolante a prescindere. Infatti lo si trova anche in altre materie e direttive (come gli appalti).
    10) Concludendo e rispondendo (finalmente!) alla Sua domanda, l’invio della procedura di infrazione non ha nulla a che fare con la natura self executing o meno delle direttive, e tale natura non riguarda per forza l’intera direttiva ma anche solo singole disposizioni della stessa. E se lo Stato non traspone, pla procedura può essere attivata anche in caso di regole self executing.
    Mi faccia sapere se sono riuscito ad essere chiaro. Saluti.

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    Si è stato molto chiaro. Non condivido tuttavia il fatto che la bolkestein sia una direttiva molto precisa, dando ampi margini di manovra al punto che appare necessario un intervento normativo di recepimento. Ma io non sono esperto di diritto internazionale. Spero di avere ragione io e non lei. Una buona serata

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      Nikolaus Suck says:

      Carlo quello che è choaro e preciso è il divieto di proroga senza evidenza pubblica, sia nella direttiva (come le ho detto l’effetto diretto può riguardare anche singole parti), sia come principio immanente dell’ordinamento che tale direttiva ha solo recepito, a prescindere dal suo effetto diretto o meno.

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    Ecco, purtroppo adesso è tutto più chiaro . E triste. Perché ritengo che per quanto sia giusto il principio, credo sia ingiusta la sua applicazione nel nostro contesto. Le nostre spiagge saranno europee, ciò che è peculiare per la Germania è uscita dalla bolkestein. Mentre il fu governo Berlusconi non fece lo stesso per le spiagge. A questo punto rivolgo ad entrambi una domanda: oggi, con i ritardi maturati, il governo (sicuramente non questo) può fare qualcosa (qualunque cosa) per togliere le concessioni demaniali dalla direttiva bolkestein? grazie mille a tutti

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      Nikolaus Suck says:

      Dovrebbe dimostrare e convincere la Commissione Europea che le concessioni in questione non rientrano nella Direttiva. Ma non con gli argomenti portati finora e qui riportati fino alla nausea, che sono tutti deboli e sono stati infatti già tutti disattesi e smontati in ogni sede. Il parere fatto fare da Centinaio e qui pubblicato altrove offre spunti interessanti, ma soffre dell’essere stato redatto per fini chiaramente di parte e quindi molto forzato in punti fondamentali, credo non sarà condiviso. Purtroppo poi non è dato sapere che cosa abbia risposto il Governo alla lettera della Commissione, quello sarebbe cruciale.
      Ma, in ogni caso, il principio della evidenza pubblica per le concessioni non è solo nella Bolkestein, c’era anche prima ed è sia europeo che nazionale, quindi anche uscendo dalla Bolkestein (cosa che deve decidere permettere l’Unione, non possiamo farlo noi checché ne dicano Gasparri & Co per avere il vostro consenso) difficilmente ci si potrà sottrarre alle gare. Bisogna farsene una ragione e spingere per una disciplina che queste gare, e le relative concessioni, le disegni bene e tenendo conto di tutti gli elementi, come avviene in altri settori. Ma insistere per non farle è utopia.

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    Buonasera Carlo, non credo sia possibile, legga 5 commenti più sopra a questo proposito.
    Quello che si può fare è trovare la giusta contemperazione tra il riconoscimento del diritto a veder riconosciuto il valore dell’azienda e il diritto di tutti di poter accedere all’opportunità rappresentata dal bene demaniale che, ci pensi un po’, non a caso è stato inserito tra i beni inalienabili, in quanto estremamente prezioso per tutta la comunità.
    Si può fare la rivoluzione, accettando l’idea che ci si rimette in gioco e si partecipa con il proprio know-how, che altri non hanno, e si pretende che lo Stato non favorisca il concessionario uscente, ma gli riconosca il valore aggiunto che ha costruito a favore del bene demaniale.
    Tenga anche conto che il parametro economico, che tanto viene invocato per giustificare la calata dei barbari, può essere anche molto piccolo rispetto al valore del servizio che viene proposto. sono questi i punti su cui battere e combattere.

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    Stefano bartoli says:

    Sciacalli con le bave alla bocca ….con le tasche piene di soldi su che cosa si gareggia per primeggiare in una gara per l l’assegnazione di una concessione balneare?

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      …ecco… Lei è un classico esempio di quelli che non hanno idee e crede che si risolva tutto con l’offerta più alta. La sua mentalità è il motivo per cui ha una paura folle di mettersi in discussione e in competizione. Mi spiace per Lei, ma è fuori dal mercato.
      Sciacallo, con la bava alla bocca e le tasche piene di soldi… ci conosciamo? O sta parlando si sé stesso?

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      Si figuri, è sempre un piacere colloquiare con chi ha almeno la pazienza di stare ad ascoltare o a leggere. Grazie a Lei.

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        Nikolaus Suck says:

        Purtroppo salvo eccezioni il livello è questo. O ripetono e replicano allo sfinimento sempre le stesse cose (oltretutto chiaramente solo per sentito dire) spacciandole come decisive nonostante smentite quotidiane, o insultano direttamente. Pazienza.

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        Buonasera, cortesemente avrei bisogno di un vostro parere e vi ringrazio in anticipo.
        Svolgo l’attività di commercio itinerante sul demanio marittimo (da più di 30 anni) per la vendita di prodotti del settore alimentare, è dal 2013 ad oggi che i diversi Comuni marittimi hanno deciso che per l’ottenimento del nulla osta all’esercizio dell’attività, avremmo dovuto partecipare puntualmente, ogni anno ad un bando, con relativa graduatoria e consapevolezza di restarne fuori.
        Con sentenza n. 49/2014 la Corte Costituzionale dispone che il nulla osta Comunale allo svolgimento di detta attività debba essere “non inferiore a 7 anni non superiore a 12” .
        Visto le norme citate sulla libera concorrenza, fanno palese riferimento alla Bolkestein, vorrei mi aiutasse a capire…….ma la mia attività, ne fa parte?

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    Nikolaus Suck says:

    Purtroppo salvo eccezioni il livello è questo. O ripetono e replicano allo sfinimento sempre le stesse cose (oltretutto chiaramente solo per sentito dire) spacciandole come decisive nonostante smentite quotidiane, o insultano direttamente. Pazienza.

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    finalmente un pò d’incazzatura,speriamo che i nostri politici che la finissero di litigare per le poltrone e varassero questa agognata riforma del demanio marittimo ,tutto!, non solo il turistico ricreativo!!

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