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A rischio il piano per sdemanializzare le spiagge: troppe divisioni

Sono stati numerosi gli errori commessi dalla politica nel tentare la salvezza delle trentamila imprese balneari italiane, illuse per l'ennesima volta. Ma il governo non si è tirato indietro dal cercare un'altra soluzione.

di Alex Giuzio

Pare essere piuttosto a rischio il piano di sdemanializzazione degli stabilimenti balneari italiani. Dopo che il Pdl venerdì scorso aveva presentato un emendamento alla legge di stabilità, con la prima firma del senatore Maurizio Gasparri, anche il Pd aveva presentato un analogo emendamento, con la prima firma della senatrice Manuela Granaiola.

Tuttavia, l’ampia frangia del Pd contraria alla sdemanializzazione è riuscita a far ritirare l’emendamento dei suoi stessi senatori (e nonostante questa si rifacesse a una proposta avanzata lo scorso 26 settembre dal loro sottosegretario al ministero dell’economia, Pier Paolo Baretta). In questo modo, il Pdl è rimasto isolato e ora ci sono poche speranze che la sdemanializzazione passi tra gli emendamenti approvati alla legge di stabilità.

Così la senatrice Granaiola ha giustificato il ritiro del suo emendamento: «Ho deciso di ritirare l’emendamento da me presentato, che peraltro non conteneva alcuna di volontà di privatizzare quell’incommensurabile tesoro nazionale costituito dalle spiagge italiane, per evitare fraintendimenti o, peggio, una strumentalizzazione di un serio tentativo di soluzione di un problema che va avanti da troppi anni».

Per gli imprenditori balneari si sta trattando di nuovo di una falsa speranza alimentata per alcuni concitati giorni, ma che purtroppo sta avendo un esito negativo. Le trattative sono ancora incorso, ma la politica ha giò commesso alcuni errori che non dovrebbero più accadere, in caso si ritenti una strada analoga:

  • La fretta. Quello di presentare emendamenti all’ultimo minuto è una pratica tipicamente italiana, ma non può essere applicata per una materia così importante come quella del demanio marittimo, che necessita di una riforma ampia, ragionata e condivisa.
  • La mancata considerazione dell’opinione pubblica da parte del Pdl. Per la stampa italiana è stato facile manipolare la questione, spacciando per "vendita delle spiagge" quel che era un piano ben diverso, e che riguardava i soli manufatti (lo abbiamo già sottolineato nella precedente analisi). Inoltre, alcune dichiarazioni di esponenti del Pdl hanno fatto sembrare questa manovra una pura operazione per fare cassa, alimentando ulteriormente le polemiche. In pochi, nel partito di Berlusconi, hanno sottolineato che la sdemanializzazione sarebbe stata una salvezza per trentamila imprese familiari oggi in crisi a causa di una direttiva europea che le vuole mandare a evidenza pubblica. E in pochi si sono preoccupati di correggere le strumentalizzazioni della stampa e degli avversari politici.
  • La divisione da parte del Pd. Nove senatori democratici hanno presentato un emendamento già proposto dal loro sottosegretario al ministero dell’economia, ma altri esponenti politici si sono discostati dall’emendamento del loro stesso partito (tra cui il ministro dell’ambiente Andrea Orlando: «Le norme che paiono emergere dal confronto parlamentare e che propongono la sdemanializzazione di porzioni di litorale e spiagge sono politicamente inaccettabili e tecnicamente sbagliate. Un conto è interrogarsi su come evitare che la normativa europea impatti in modo eccessivamente negativo su imprese che producono servizi e occupazione, un altro è pensare di aggirare la normativa stessa svendendo un pezzo del patrimonio ambientale e paesaggistico del Paese»). Questa seconda sponda ha prevalso sulla prima, e così l’emendamento è stato ritirato.

Le parole definitive sulla questione le ha pronunciate ieri Stefano Fassina, viceministro Pd dell’economia: «Ribadisco che il governo è contrario alla privatizzazione di una parte così importante di demanio marittimo. Ma la situazione di incertezza delle aziende balneari va affrontata e la affronteremo a breve per salvaguardare la specificità». Forse sono le solite parole ripetute da anni dalla politica italiana, e seguite puntualmente dal nulla. Ma forse no: il caldo dibattito sulla sdemanializzazione ha conquistato le prime pagine dei giornali, e per quanto la questione sia stata trattata con superficialità e strumentalizzazioni, ha di sicuro messo l’accento sull’urgenza sempre più alta del problema. Ora è tempo di agire: 

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