Andare a passeggiare su cocci romani invece che su sabbia e conchiglie potrebbe essere una nuova forma di turismo 3S (Sun, Sea and Sand), dove però la terza S sta per Shards (cocciame). Trovando la spiaggia giusta, può essere anche un turismo archeologico! Ve ne proponiamo due: una in Toscana, nel Golfo di Baratti, e una in Tunisia sulle Isole Kerkennah. In entrambe camminerete su cocci romani, ma non dovrete portarveli a casa. Già è un reato ‘rubare’ la sabbia dalle spiagge (anche un sacchettino come souvenir), figuriamoci un pezzo di anfora o un frammento di mosaico!
Il Golfo di Baratti è noto per l’area archeologica etrusca di San Cerbone, posta ai piedi del promontorio in cui vi era l’insediamento di Populonia, e sulla spiaggia si trovano le scorie della lavorazione del minerale di ferro che proveniva dall’Isola d’Elba. Ma la gran parte dei frammenti di laterizi e delle pietre che ricoprono il settore meridionale della spiaggia deriva dal crollo di piccoli edifici di età romana e altomedievale. L’erosione costiera ha tuttavia creato una scarpata che, in alcuni tratti, ha raggiunto il margine della necropoli etrusca, tanto che, dopo le mareggiate, possono affiorare anche sepolture etrusche.

L’erosione della spiaggia è dovuta essenzialmente all’abbandono dell’agricoltura nel piccolo bacino idrografico che alimenta questo litorale, e quindi alla riduzione dell’apporto solido. Un progetto di riequilibrio è fermo da vent’anni, e nel frattempo sono state poste in opera difese provvisorie, dai primi geocontenitori riempiti di sabbia alle recenti gabbionate, che tamponano ma non risolvono il problema. Per fortuna ci pensano i detriti archeologici! Nel punto di massima erosione, la spiaggia è coperta da uno strato di ciottoli che la protegge. Camminare può essere una piccola caccia al tesoro, ma se vi portate a casa un frammento fittile o un nodulo di scoria, non solo fate un danno al patrimonio archeologico ma anche a quello naturale, perché accelerate l’erosione!

L’altra spiaggia che vi consigliamo è sull’isola di Chergui, una dell’arcipelago delle Kerkennah, posta a 14 miglia nautiche al largo di Sfax, in Tunisia. Oggi la località prende il nome dal forte ottomano di Borj El Hassar, che domina i resti dell’antica città romana di Cercinae, un punto strategico per il controllo del traffico marittimo in quella parte del Mediterraneo. Il sito è molto più ricco della spiaggia di Baratti, perché l’insediamento era un attivo centro portuale, con banchine, strade lastricate, abitazioni ornate da mosaici e numerose cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Qui la spiaggia è una vasta distesa di cocci, ceramiche e frammenti di mosaici che si spingono fino a 200 metri da riva, a dare prova di quanto sia arretrata la costa.

Misure dirette dell’erosione della spiaggia in questo punto non le abbiamo, ma secondo Plinio il Vecchio (29–79 d.C.) l’arcipelago era lungo 37 km e largo 18,5 km, mentre oggi misura soltanto 30 km di lunghezza e 14 km di larghezza. Qui, dove non si può dare la colpa ai fiumi (che non ci sono!), l’erosione è dovuta sia all’innalzamento del livello del mare sia alla subsidenza, e i resti romani si ritrovano sott’acqua fino a 2 metri di profondità.
Camminando lungo la riva si vedono bene i muri delle costruzioni romane, delle cisterne per l’acqua e anche parte dei pavimenti con pezzi di mosaici. Sulla spiaggia la storia si mescola, perché ai prevalenti resti romani si uniscono tracce delle frequentazioni successive, fino a trovare i rifiuti della nostra inciviltà. Ma, in questo, tutte le spiagge sono è paese!
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