Lungo i 230 km della costa dell’Aquitania (Francia atlantica) annegano in media 10 persone ogni estate, ma vi sono stati anni maledetti con più di trenta decessi. E lì non ci sono quelle opere di difesa costiera – pennelli e scogliere parallele – che sulle nostre spiagge sono una delle cause più frequenti di annegamento per le rip currents artificiali che innescano. Le killer, su quella costa, sono le baïnes: particolari correnti di ritorno che si sviluppano su spiagge con forte escursione di marea (qui 5 metri), un sistema di barre discontinue e alta energia del moto ondoso.
La costa è caratterizzata da una barra esterna festonata, con un cresta a una profondità di circa 3 metri, e una barra interna segmentata in elementi obliqui lunghi in genere fra i 300 e i 400 metri. Nei periodi di mare calmo, questi si attaccano alla berma e formano un terrazzo di bassa marea inciso da canali trasversali che, come il mare si alza, possono essere percorsi da correnti di ritorno molto intense, che sono la causa di così tanti annegamenti. Tutto il sistema si muove verso sud, ad una velocità media di circa 2 metri al giorno, per la quasi costante presenza di ondazioni provenienti da nord.

Nonostante i numerosi studi fatti su questo litorale, il meccanismo di formazione delle baïnes non è del tutto chiaro. La prima spiegazione sembrerebbe da ricercarsi nell’acqua che con l’alta marea si accumula fra la duna e le barre, e che, con il calare della marea, torna verso il mare passando dai canali obliqui. Ovviamente più ampia è la spiaggia e più acqua può incamerare, cosicché le correnti più intense si sviluppano proprio sulle spiagge più larghe.

Il flusso dell’acqua raggiunge la massima intensità qualche ora dopo il picco di marea, perché un livello del mare più basso determina, oltre che un maggiore gradiente idraulico, una sezione dei canali più stretta, e quindi velocità maggiori. Ovviamente questa morfologia della costa incide anche sulla la posizione delle rip currents ‘normali’, che vanno a sovrapporsi alle baïnes, e quindi se è in corso una mareggiata, con la marea calante le correnti in grado di trascinare al largo i bagnanti sono estremamente pericolose.
Gli studi condotti su questo litorale mostrano però che i processi in atto sono assai più complessi, e in parte in disaccordo con i modelli classici della circolazione nei sistemi barra-trugolo (ridge and runnel nella letteratura scientifica), per i quali l’intensità delle rip currents è massima in bassa marea. Con onde basse la corrente, ovviamente debole, si sviluppa all’inizio e alla fine di un ciclo mareale, mentre al crescere dell’altezza d’onda questi due picchi si avvicinano e crescono, fino a che durante le mareggiate maggiori si ha un unico picco, molto elevato, in fase con l’alta marea.

È un puzzle di difficile soluzione, ma chi ne ha voglia può continuare ad accompagnarci su queste strane spiagge alla ricerca di una soluzione.
- Mare quasi calmo: durante la bassa marea, l’acqua che supera le barre torna verso il mare attraverso i canali, dando luogo a deboli baïnes; ma con il salire del livello dell’acqua il canale diventa più largo e la velocità della corrente si attenua, per azzerarsi completamente quando barre e canali sono coperti da qualche metro d’acqua e le differenze morfologiche non vengono ‘sentite’ dalle piccole onde che vi passano sopra (linea rossa nel grafico).
- Mare leggermente mosso: in questo caso le onde continuano a sentire le barre anche con un livello mareale intermedio, e frangono su di esse, determinando gradienti idrici diversi lungo la costa e innescando baïnes più intense; ma con un livello del mare ancora più alto la corrente di ritorno è meno concentrata e perde di velocità (linea blu).
- Mare mosso: nel frattempo i canali si sono approfonditi, e quando la mareggiata raggiunge la massima intensità, le rip currents – che comunque si formerebbero anche su di una spiaggia priva di questo tipo di barre – si posizionano sugli stessi solchi e raggiungono velocità impressionanti, spingendosi verso il largo tanto da deformare, se non tagliare, la barra esterna (linea nera).

Ovviamente la presenza, seppur non costante, delle baïnes è segnalata nei molti cartelli collocati lungo la costa e i sauveteurs (gli assistenti bagnanti) oltre che lavorare in squadra, segnalano, con le classiche bandiere rosse e gialle, i tratti in cui si può fare il bagno in sicurezza.

Dopo che il mare si è placato, i punti della spiaggia toccati dai canali diventano quelli più frequentati, perché al calare della marea, l’acqua rimasta dietro alle barre emerse scorre verso il varco dove può raggiungere velocità consistenti, ma che non si spingono molto al largo: è qui che i ragazzini fanno il toboga!

Ma perché si chiamano baïnes? Potrebbe essere l’equivalente di baia, ma in realtà sembra che derivi da baignoire, vasca da bagno, che ben descrive la pozza rimasta dietro le barre. Non le conoscevate? Non siete i soli. Anch’io non le conoscevo, fino a quando non me ne ha parlato Giorgio Pezzini, che ha passato giorni e giorni, e alte e basse maree, a osservarle. Io avevo capito che bastasse affacciarsi su quella costa per vedere questi mostri marini che divorano i bagnanti, ma ho fatto 3000 km e le baïnes le ho viste solo sui cartelli. Forse a quell’ora i mostri dormivano!
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