Spiagge: spianare o non spianare, questo è il dilemma!

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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La spiaggia di Camaret sur mer: i ciottoli accumulati dalle onde a ridosso del muro sono parte integrante del sistema di difesa del centro abitato e del porto. Con l’alta marea l’acqua arriva a lambirli anche se il mare è calmo.

Camaret sur mer è un bellissimo borgo peschereccio posto sulla penisola di Crozon, in Bretagna, esposto direttamente alle onde dell’Atlantico. Qui si trova, fra l’altro, un cimitero delle barche da pesca che da solo varrebbe un intero viaggio. Ma noi ci andiamo per vedere come è gestita la spiaggia: un grosso accumulo di galets, ciottoli arrotondati di colore chiaro, che le onde spingono contro il muro paraonde del porto e quello che sorregge la passeggiata.

Di spiagge simili ne abbiamo molte in Italia, da quelle naturali dei Balzi rossi, vicino al confine con la Francia, fino a quella della Piana Grande di Ribera (Agrigento); oltre a quelle artificiali, come a Marina di Pisa e a Cavo (Isola d’Elba). Ma vi sono anche molte spiagge miste sabbia + ghiaia, in cui la componente grossolana si separa per formare delle ripide creste, e talvolta in queste spiagge è stata integrata artificialmente la componente più ghiaiosa per dare maggiore stabilità all’arenile, come a Cogoleto (Liguria).

La stabilità delle spiagge in ghiaia è dovuta non solo al peso maggiore dei singoli granuli, ma anche alla porosità e permeabilità del deposito, che assorbe l’acqua che risale la battigia, riducendo la quantità che torna in mare scorrendo in superficie, che poi è quella che rimuove i sedimenti. Questo fa sì che il mare, come un bulldozer, accumuli la ghiaia creando un argine alto e ripido. Questo argine difende il territorio interno, le strade, le spiagge, le abitazioni e le strutture turistiche. Poi, mareggiate meno intense possono creare altre creste più basse, che vanno a formare una bellissima scalinata che scende verso il mare.

Con l’arrivo dell’estate e dei bagnanti (!), inizia il dibattito se sia più opportuno lasciare intatto il profilo della spiaggia o mandare i bulldozer a fare il lavoro inverso rispetto a quello fatto dal bulldozer naturale, ossia riportare la ghiaia verso il mare per creare un arenile più ampio e a debole pendenza.

Marina di Pisa, con il profilo della spiaggia rimodellato da una mareggiata che ha fatto crescere la cresta della berma sopra al livello della strada costiera, ma da essa separata, e lasciato una spiaggia molto ripida: è giusto spianarla?

Dal punto di vista della gestione turistica della spiaggia, lo spianamento è la scelta più logica, perché altrimenti può essere difficoltoso raggiungere la riva, in particolare per gli anziani o per chi ha difficoltà di movimento, anche se l’entrata in acqua avverrà comunque superando uno scalino molto ripido e dove si accumulano i ciottoli più grossi. Inoltre, una superficie più ampia ospita un numero maggiore di persone o ne consente un maggiore distanziamento.

Ecco quindi che la gran parte delle amministrazioni consente ai gestori delle spiagge in concessione di spianare le creste, quando non sono loro stesse a intervenire. Cosa che certamente non fa quella di Camaret sur mer, dove non solo le galets non vengono spianate, ma non è consentito neppure fare i castelli di ghiaia! Il lungomare è coperto di cartelli che dicono che è vietato prelevare i sassi, e neppure impilarli un sull’altro: la forma della spiaggia deve rimanere quella imposta dalle mareggiate.

Uno dei cartelli posti sul muro della passeggiata e del porto.
I cartelli indicano il divieto di prelevare, o anche solo ammucchiare i ciottoli.

L’attenzione che si ha verso questi ciottoli deriva dal fatto che anche a loro è affidata la difesa del paese dalle mareggiate, che qui sono assai più intense di quelle che raggiungono le nostre spiagge; e il contributo di ogni sasso è importante, anche se ve ne sono milioni. Per questo non si devono prendere per trasformarli in souvenir della vacanza o farne una carriolata per il vialetto del giardino di casa.

A Marina di Pisa, dove la spiaggia artificiale in ghiaia è costituita da elementi di marmo di Carrara bianchissimi che si sono arrotondati in tempi molto brevi, mi è capitato di vedere persone con la borsa della spesa piena di ‘sassini’ e portarseli a casa, forse ignare del danno che stavano facendo. Il marmo è più tenero del Grès armoricano dei ciottoli di Camaret sur mer, ma la perdita di volume della spiaggia di Marina potrebbe essere causata non solo dallo sfregamento di un ciottolo con l’altro durante le mareggiate, ma anche dai ladri di ghiaia.

Il divieto in realtà esiste anche in Italia, sebbene la cosa sia controversa, perché il Codice della navigazione parla di ‘estrazione’ di sabbia e ghiaia, cosa che sembra riferirsi a volumi industriali; poi alcuni Comuni hanno emanato norme più precise e stingenti, anche dove, forse, il divieto per ‘modiche quantità’ appare assurdo. Ma non è il caso di Marina di Pisa, dove ogni granello deve essere protetto, anche perché qui non c’è un sistema naturale di alimentazione come su tante altre spiagge in ghiaia.

Potrebbe sembrare assurdo impedire di fare delle torri di ciottoli, anche perché impilarne una decina, oltre che essere difficile, non dovrebbe recare danno alla spiaggia, ma il messaggio è chiaro: il profilo che le mareggiate lasciano alla spiaggia è quello che meglio e più rapidamente potrà assorbire l’energia della prossima tempesta, e non deve in alcun modo essere modificato spostando galets da un punto all’altro. Figuriamoci mandare bulldozer a spostare centinaia di metri cubi di ghiaia per trasformare la spiaggia in una bella rampa regolare, sulla quale le onde di una tempesta improvvisa possano risalire e tracimare oltre il muro della passeggiata!

Ma è forse opportuno distinguere fra le spiagge in ghiaia naturali, sulle quali vi è una tradizione di balneazione, e quelle create con la funzione specifica di difesa costiera, che devono essere viste nella stessa ottica con la quale guardiamo i pennelli e le scogliere aderenti: nessuno si sognerebbe mai di modificarle per rendere più agevole l’accesso al mare! Nelle spiagge destinate alla balneazione si potrebbe trovare un compromesso, consentendo la creazione, all’inizio dell’estate, di alcuni corridoi obliqui a bassa pendenza attraverso i quali raggiungere la battigia. Questi consentirebbero anche un più facile varo del pattino di salvataggio, che nelle spiagge ripide tende a piantarsi nella ghiaia, creando un ritardo nei soccorsi.

Ma c’è un altro motivo per non spianare le spiagge: sono così belle quelle creste di ghiaia che ci raccontano delle passate mareggiate, e che ci danno la possibilità di porci a quote diverse, in modo che tutti possiamo avere una vista libera sul mare. Sono democratiche!

Marina di Pisa: le creste di ghiaia a quote diverse formano una scalinata sulla quale ognuno può trovare la posizione ottimale per osservare il mare.

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