Una violenta mareggiata, alimentata da raffiche di bora superiori ai 100 km/h, ha investito il litorale romagnolo la scorsa domenica 5 ottobre. L’acqua ha allagato gli stabilimenti balneari da Ravenna a Rimini, fino a invadere le strade e i centri abitati lungo la costa. L’evento è stato aggravato da un innalzamento del livello del mare di 1,24 metri sopra la media e da onde che al largo hanno raggiunto i 5 metri. Molte strutture non avevano ancora chiuso per l’inverno e la duna artificiale non è stata ancora eretta, favorendo di conseguenza le ingressioni marine.
Nel ravennate un metro di acqua è penetrato all’interno dei bar degli stabilimenti, danneggiando le attrezzature e gli arredi, oltre a rimuovere le passerelle non ancora smontate. A Marina di Ravenna, Lido Adriano, Lido di Classe e Cervia le cabine e le torrette di salvataggio sono state travolte dalle onde. A Milano Marittima l’ingressione ha raggiunto il Canalino e il Circolo nautico, colpendo duramente anche il porto turistico. Il presidente della Cooperativa Spiagge Ravenna Maurizio Rustignoli ha stimato danni per almeno due milioni di euro e ha invocato l’apertura di un tavolo di crisi per affrontare il tema dei ripascimenti e del rafforzamento delle difese costiere.
Situazione critica anche a Rimini, dove le onde hanno sommerso il porto canale e la darsena, invadendo via Ortigara, i sottopassi e il lungomare Giuseppe di Vittorio fino al parco Fellini. Le mareggiate hanno raggiunto cabine, bar e ristoranti sul mare. Criticità analoghe si sono verificate a Riccione, Gatteo Mare, Cesenatico e San Mauro Mare.
L’evento mette ancora una volta in evidenza la necessità di interventi strutturali per la difesa della costa: in conseguenza all’innalzamento del mare, le mareggiate sono sempre più frequenti e violente; perciò occorrono strategie di lungo termine.
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