La modifica normativa approvata dalla Regione Toscana sulla gestione dei sedimenti destinati al ripascimento delle spiagge riaccende il confronto sul futuro del litorale di Massa, da anni alle prese con una forte erosione. Al centro della discussione c’è la possibilità di utilizzare per il ripascimento alcuni sedimenti provenienti dal porto di Carrara, una soluzione che viene indicata come potenzialmente più rapida e continuativa rispetto ad altre modalità di approvvigionamento dei materiali. Il tema è stato affrontato nel corso di una trasmissione televisiva locale dal presidente della commissione regionale Ambiente, Gianni Lorenzetti, insieme a Itala Tenerani, presidente del Consorzio balneari Massa.
Secondo quanto riferito da Lorenzetti, l’operazione potrebbe avere tempi relativamente brevi e assumere un carattere strutturale. L’Autorità portuale e i tecnici regionali sarebbero inoltre al lavoro su uno studio della costa per individuare i tratti nei quali collocare i sedimenti, che verrebbero comunque movimentati direttamente in mare. L’ipotesi ha però suscitato perplessità tra gli operatori e le realtà che da anni seguono l’evoluzione dell’erosione lungo il litorale apuano.
La stessa Tenerani ha riconosciuto la possibilità che l’intervento produca effetti positivi sulla costa, ma ha evidenziato come il principale vantaggio potrebbe riguardare anche il porto di Carrara, che ha la necessità di rimuovere i sedimenti per mantenere adeguati i fondali e garantire l’accesso delle navi. Da qui nasce una delle questioni centrali del confronto: capire se il materiale proveniente dallo scalo sia effettivamente idoneo a essere utilizzato per il ripascimento della costa. La qualità dei sedimenti dovrà infatti essere verificata attraverso analisi specifiche, soprattutto considerando la diversa origine dei materiali portuali rispetto a quelli naturalmente trasportati dai corsi d’acqua e depositati lungo il litorale.
Un altro elemento di discussione riguarda l’individuazione delle aree nelle quali collocare i sedimenti. L’Autorità portuale ha presentato un Piano regolatore che, secondo i contestatori, potrebbe determinare ulteriori effetti sull’equilibrio del litorale e aggravare i fenomeni erosivi. Tenerani ha inoltre richiamato il Masterplan regionale, ritenuto non più adeguato perché basato, secondo la sua posizione, su studi che non terrebbero sufficientemente conto dell’evoluzione più recente della costa. Il timore espresso dai rappresentanti dei balneari è quindi che la distribuzione dei sedimenti avvenga in aree non idonee, senza una conoscenza sufficientemente aggiornata della dinamica dei litorali.
Una posizione particolarmente critica è stata espressa dal Comitato Ugo Pisa, che chiede innanzitutto di chiarire quale sarebbe il beneficio principale derivante dall’utilizzo dei sedimenti portuali. Secondo il Comitato, fino a poco tempo fa questi materiali non potevano essere utilizzati per il ripascimento con le modalità oggi ipotizzate e dovevano essere sottoposti a procedure di gestione e ricircolo, con costi a carico dell’attività portuale. La modifica normativa avrebbe invece consentito di qualificare i sedimenti come materiale riutilizzabile, rendendone più conveniente la movimentazione e il possibile impiego. Il Comitato segnala inoltre che una parte dei sedimenti provenienti da Carrara sarebbe già destinata, sulla base di un accordo, alla realizzazione della nuova diga foranea di Genova.
Proprio alla luce della precedente classificazione dei materiali e dei possibili utilizzi, il Comitato Ugo Pisa chiede che qualsiasi impiego dei sedimenti portuali sia preceduto da analisi indipendenti, rese pubbliche e verificabili. La richiesta riguarda in particolare la possibilità di disporre di garanzie precise sulla qualità del materiale che dovrebbe essere riversato lungo la costa di Massa.
Il tema assume particolare rilevanza in un territorio già caratterizzato da una situazione erosiva complessa. Per il Comitato, prima di procedere con interventi di ripascimento sarebbe quindi necessario disporre di dati aggiornati sia sulla qualità dei sedimenti sia sulla risposta morfologica delle diverse zone del litorale.
Il Comitato Ugo Pisa indica inoltre un’altra possibile fonte di materiale per il ripascimento: i sedimenti trasportati dal fiume Magra. Secondo l’associazione, il loro utilizzo è stato indicato nel tempo da tecnici e associazioni come una soluzione potenzialmente meno costosa e maggiormente coerente con la dinamica naturale del litorale. Il confronto riguarda quindi non soltanto la provenienza dei materiali, ma anche il modo in cui ricostruire l’equilibrio sedimentario della costa. I sostenitori di questa ipotesi chiedono di completare gli studi necessari per verificare concretamente la fattibilità dell’intervento.
Secondo quanto contestato dal Comitato, mentre per i sedimenti provenienti dal porto di Carrara la Regione ha approvato in tempi rapidi la nuova disciplina, per quelli del fiume Magra non sarebbe ancora stata adottata una delibera operativa. Da qui la richiesta di procedere con gli approfondimenti e di definire criteri trasparenti prima di qualsiasi intervento sul litorale.
La questione della sabbia da utilizzare per il ripascimento di Massa si inserisce così in un dibattito più ampio sulla gestione dei sedimenti lungo le coste toscane: da una parte la necessità di trovare rapidamente materiale per contrastare l’erosione, dall’altra l’esigenza di verificare con precisione provenienza, qualità e compatibilità dei sedimenti con gli arenili destinatari.
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