La presenza della foce di un fiume o di un torrente lungo un litorale è considerata un elemento positivo nella valutazione della qualità del paesaggio costiero (Coastal Scenery Evaluation System, CSES) e certamente può costituire un’interruzione nella monotonia di una lunga spiaggia uniforme. Gestire uno stabilimento su di una spiaggia adiacente alla foce di un fiume può non essere altrettanto vantaggioso, e anche se quello che il concessionario deve sopportare non è paragonabile alle 10 piaghe dell’Egitto, sempre 10 piaghe rimangono!
Sappiamo che i fiumi portano la gran parte della sabbia che forma le spiagge, e quindi si potrebbe pensare che l’essere vicini alla fonte di alimentazione comporti l’avere un arenile più ampio. Questo era vero nei secoli passati (quando non c’erano gli stabilimenti balneari!), ma con l’estrazione di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, la costruzione delle dighe e la riduzione dell’erosione del suolo dovuta all’abbandono dell’agricoltura e alla riforestazione, i fiumi portano sempre meno sabbia e non sono più in grado di tenere la foce protesa in mare come facevano un tempo. Ecco dunque che l’erosione parte proprio da qui, per espandersi progressivamente alle spiagge laterali (prima piaga).
Ma i fiumi non portano solo sabbia e ghiaia; portano anche sedimenti più fini, che non contribuiscono all’alimentazione delle spiagge, ma vengono spinti verso il largo per depositarsi sui fondali antistanti. Durante le piene, però, l’acqua vicino alla costa è sempre torbida e le mareggiate successive possono rimettere in sospensione quei granelli che si erano depositati al largo (seconda piaga).
I fiumi portano anche gli inquinanti prodotti dalle attività umane – urbani, industriali e agricoli – quindi la qualità delle acque è spesso scadente, cosa che può determinare anche il divieto di balneazione (terza piaga). E non sono solo rifiuti liquidi, ma anche rifiuti solidi, che spinti a riva dalle onde obbligano a una continua pulizia dell’arenile (quarta piaga). E che dire dei tronchi che le grandi piene trasportano alla foce? Il primo punto di spiaggiamento è proprio la nostra spiaggia, e talvolta ve ne sono così tanti che non si vede neppure la sabbia (quinta piaga)!

Ma vi è un aspetto curioso e che rende la gestione di queste spiagge ancor più complessa, ed è la continua variazione della morfologia della foce e del litorale adiacente. Quando il fiume è in secca, o in magra, i sedimenti che si muovono lungo la riva, spinti dalle correnti indotte dal moto ondoso, tendono a formare una lingua di sabbia che va a restringere o a chiudere la foce, fino a che la corrente del fiume non riprende forza e la demolisce. Intanto si è formato uno specchio d’acqua stagnante, che può essere apprezzato dallo CSES, ma non certo dal nostro naso (settima piaga). È acqua dolce o salmastra, dove proliferano le zanzare (ottava piaga)!
Ma la foce, se non imprigionata dai moli guardiani, non sta ferma e tende a spostarsi lungo la costa. Può migrare sempre nella stessa direzione, magari lentamente, ma spostandosi anche di diversi chilometri; oppure può saltellare da una parete all’altra in risposta alla diversa provenienza delle onde. Lungo le nostre coste il moto ondoso ha spesso direzioni diverse fra la primavera-estate e l’autunno-inverno, e le piogge, e quindi le piene, si verificano più frequentemente in questo secondo periodo. In queste occasioni la spiaggia si accresce, ma contemporaneamente il tratto terminale del fiume migra nel senso imposto dalle onde. Quando arriva la stagione successiva, con onde più basse ma di opposta provenienza, la sabbia si muove in senso contrario e tende a fare ruotare la parte terminare della foce, che prende la forma di un uncino, come si può vedere in molte immagini di Google Earth.

In questo modo le spiagge poste ai due lati della foce subiscono continue espansioni e contrazioni, con il fiume che si avvicina e si allontana, tanto da poter attraversare e dividere in due un tratto di litorale in concessione (nona piaga). E quando il corso d’acqua decide di spostarsi, lascia un solco pieno di fango su cui non è certo possibile disporre i lettini (decima piaga).

Sarà per questo che quasi tutte le spiagge adiacenti alle foci fluviali, non delimitate da moli guardiani, sono libere?
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