La prima rete di monitoraggio costiero conosciuta al mondo

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Il cippo del Gombo, uno dei tre della rete di monitoraggio istituita dai Lorena nel 1829 per monitorare l’avanzamento della costa, e miseramente crollato sulla spiaggia nel 2024 (foto di Alberto Giuntini).

Bei tempi quando il problema non era l’erosione delle spiagge, bensì la loro crescita! E la preoccupazione era tale che fu proprio allora che venne istituita la prima rete di monitoraggio dell’evoluzione dei litorali di cui si abbia conoscenza. Siamo in Toscana nella prima metà dell’800 e quell’avanzamento delle spiagge che ha caratterizzato tutto il periodo storico, conseguente all’erosione del suolo causata dalla deforestazione, non dava tregua a chi si preoccupava di avere torri costiere vicine alla linea di riva dalle quali scoprire le navi nemiche o di pirati e contrabbandieri (e anche per prevenire lo sbarco di ciurme appestate). Ma non si trattava solo di vedere, bisognava anche sparare, e che le palle non finissero sulle dune o sulla spiaggia.

Ecco che, quando il mare si allontanava, bisognava costruire una nuova torre e fare trasloco. Ma vi erano anche problemi amministrativi e legali: di chi è la nuova terra che si è formata? Fu così che i Lorena, nel 1829, fecero posizionale tre cippi sulla costa a nord della foce dell’Arno, sui quali venne apposta una lapide con la data e la distanza “del mare in calma” in quel momento. Non sappiamo se e con quale frequenza i topografi andassero a prendere le misure e se questi dati indirizzassero le scelte dei regnanti per una gestione integrata della fascia costiera (diremmo oggi!), ma è probabile che rimanessero nei cassetti… proprio come oggi!

Il cippo rimanente della rete di monitraggio dei Lorena nei pressi del secondo fortino di Bocca di Serchio, e la sua posizione sulla carta di Alessandro Berti (1840).

Ma è un vero peccato non poterne disporre, perché quei dati ci avrebbero descritto fatti che nel 1829 erano imprevedibili: quella “preoccupante” espansione delle spiagge si sarebbe presto fermata, per lasciare il posto a una assai peggiore erosione del litorale. Questo processo non interessò contemporaneamente tutti e tre i punti di controllo, perché l’erosione alla foce dei fiumi inizia vicino alla bocca e si estende progressivamente ai due lati; anzi, la sabbia erosa alla foce va proprio a alimentare i tratti più lontani che continuano ad avanzare.

Non sappiamo quando il primo cippo sia finito in mare, ma in quel punto la spiaggia è arretrata di circa 1300 dal 1881 (prima carta dell’Istituto Geografico Militare) e il rudere si trova certamente sui fondali molto al largo della costa attuale.

Il secondo cippo, al Gombo, venne raggiunto dal mare intorno al 2015 e le ultime foto lo ritraggono in cima a una scarpata incisa nella duna. Fu proposto di arretralo e aggiungere una targa che spiegasse il perché era stato spostato e di quanti metri. Ma gli appelli per salvarlo, e conservare così traccia della prima rete di monitoraggio costiero conosciuta al mondo, si persero fra i meandri della burocrazia. Chi doveva occuparsene? Il Ministero della cultura, tramite la Sovrintendenza? Il Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, che si estende su tutta quella fascia costiera? La Regione Toscana, proprietaria dell’area? Forse una improbabile collaborazione fra enti! Nel 2021 il Parco lo “mise in sicurezza” e fece racchiudere da palancole metalliche, ma nel 2024, durante una mareggiata, precipitò miseramente sulla spiaggia.

Il cippo del Gombo ‘messo in sicurezza’ nel 2021 (foto di Mattia Bigongiali).
Il cippo del Gombo crollato sulla spiaggia nel 2024 (foto di Mattia Bigongiali).

Il terzo cippo si trova vicino alla foce del Serchio, circa 10 km a nord di quella dell’Arno e a più di 250 metri dalla linea di riva. Speriamo che non ci sia bisogno di spostarlo, ma cominciamo a pensarci, perché i tempi della burocrazia sono più lunghi di quelli dell’erosione!  

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