Non tutte le spiagge sono rettilinee. Anzi, la maggior parte di esse ha un andamento curvilineo; almeno dove si attaccano ai promontori. Ma curvilinei sono anche tutti quei tratti difesi da scogliere, siano esse ortogonali o parallele alla costa. C’è sempre un punto in cui la spiaggia ruota, e spesso è proprio dividendola in una sequenza di tratti curvi che si riesce a stabilizzare quelle rettilinee. Ma che forma ha questa curva? Queste baie che troviamo in natura o che abbiamo modellato con delle scogliere artificiali, sono in equilibrio? Possiamo deformarle a nostro piacimento, spostando le scogliere o ponendone di nuove, per far loro assumere una configurazione stabile o comunque una forma funzionale ai nostri interessi?
Fra le equazioni che meglio descrivono la forma di queste baie, o anche solo quella dell’arco che costituisce il collegamento fra una spiaggia rettilinea e il promontorio a cui essa si attacca, vi è quella di una parabola. Per tracciarla in un progetto di difesa costiera o per verificare se una insenatura è in equilibrio, è possibile usare un programma, complesso nelle sue basi teoriche, ma di applicazione estremamente semplice. Due dei padri di questo modello, John R.C. Hsu dell’Università della Western Australia e J.L. Lee della coreana Sungkyunkwan University, hanno tenuto un breve corso presso l’Università di Firenze, organizzato in collaborazione con il GNRAC e l’Università di Genova, durante il quale hanno spiegato la teoria che sta alla base delle spiagge paraboliche e dato la possibilità a tutti i partecipanti di impratichirsi con il software MeePaSoL (Model for Estimating Equilibrium Parabolic-type ShOreLines).
Ai quaranta “studenti”, fra ricercatori, professori e molti professionisti provenienti dall’Italia e dall’estero, sono state fornite immagini di Google Earth di ben 240 spiagge di baia italiane, selezionate da Hsu, e su quelle si sono divertiti ad applicare il software, che è veramente divertente (!), anche con l’aiuto del coreano Changbin Lim, che il programma lo conosce nei più remoti segreti, e a discutere i risultati con i “professori”.

Non è la prima volta che eminenti ricercatori stranieri hanno tenuto brevi corsi in Italia nell’ambito delle attività del GNRAC, da P.A. Hesp sulla dinamica e gestione delle dune, ad A. Short sulla morfodinamica costiera; per non andare al 2007, quando a Marina di Massa venne organizzata una scuola di una settimana alla quale furono chiamati a insegnare alcuni massimi esperti mondiali in tema di gestione e difesa dei litorali, come N. Kraus, A. Williams, D. Sherman. K. Nordstrom, H. Oumeraci e A. Sanchez-Arcilla. Docenti coreani e cinesi vennero anche nell’ambito del master universitario in Coastal Zone Management, di cui il GNRAC era partner.

Non sappiamo quanto questa attività abbia inciso nella formazione dei ricercatori e dei professionisti italiani e sulla gestione dei nostri litorali, ma è probabile che nei prossimi mesi usciranno molte pubblicazioni scientifiche che analizzeranno le nostre coste sotto questa luce e, perché no, verranno proposti progetti di difesa costiera che, dividendo in brevi tratti i settori rettilinei in erosione, faranno aumentare il numero delle spiagge paraboliche italiane!
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