Attualità

Trionfo per i lidi italiani in Qatar: la presenza dei balneari è indispensabile

Gli 8 stabilimenti trasferiti per 4 settimane a Doha hanno dimostrato l'eccellenza delle nostre spiagge attrezzate, mentre da noi purtroppo qualcuno le mette in discussione

È tempo di bilanci per lo stabilimento balneare temporaneo che un imprenditore romagnolo ha aperto in Qatar, ideando un’iniziativa senza precedenti che ha raggiunto ottimi risultati. Con la finale tra Argentina e Francia in programma domani, si concluderanno i mondiali di calcio e con essi anche tutto ciò che ha circondato questo grande evento, tra cui la “temporary beach” è stato uno dei fiori all’occhiello che hanno rappresentato l’Italia al centro del mondo. I bagnini romagnoli, infatti, oltre a occuparsi di coccolare gli ospiti come solo i nostri connazionali sanno fare, hanno anche svolto un ruolo fondamentale in termini di sicurezza, occupandosi del salvataggio di ben sette persone che hanno rischiato di annegare.

Due mesi fa otto stabilimenti balneari di Cervia si sono trasferiti a Doha per allestire una spiaggia attrezzata con 20 bagnini, 800 ombrelloni, 3000 lettini, 500 sdraio e 4 torrette di avvistamento, al fine di accogliere trentamila ospiti al giorno: come abbiamo sottolineato in un nostro editoriale, l’iniziativa ha avuto soprattutto il merito di trasmettere un’immagine molto positiva per l’imprenditoria balneare italiana, in quanto nel ricchissimo paese arabo, là dove serviva la massima eccellenza in termini di accoglienza e comfort sulla spiaggia, si è deciso di far arrivare direttamente alcuni originali lidi romagnoli. Una dimostrazione che quello degli stabilimenti italiani è un modello ammirato e richiesto in tutto il mondo, proprio mentre nel nostro paese rischia purtroppo di scomparire a causa di una frettolosa ed errata applicazione della direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione delle concessioni. Proprio in questa ottica, l’esperienza del lido italiano in Qatar avrebbe dovuto essere raccontata meglio e di più, e invece è stata un po’ trascurata dalla categoria.

Ma ora che sta calando il sipario sui mondiali, in Qatar ormai fervono i lavori per lo smontaggio dello stabilimento balneare temporaneo. La scena è la stessa che si può vedere in una qualsiasi spiaggia attrezzata italiana verso la fine di settembre, con i bagnini che stanno lavando e accatastando ombrelloni e lettini prima di metterli al chiuso. Ma in questo caso non per il rimessaggio invernale, bensì per essere riposti nei container da dove affronteranno un viaggio di oltre cinquemila chilometri, in modo da tornare ai loro legittimi proprietari (si tratta degli stabilimenti cervesi Mosquito, Bandito, Bicio, Papao, Tangaroa, Spiaggia 30, Cortesi e Lanzarini).

«Abbiamo ottenuto un ottimo risultato», racconta al Corriere della sera Alessandro Gaffuri, ceo di Cels Group, società che si occupa di eventi in Medio Oriente e ideatore dell’iniziativa. «Ora stiamo smontando la spiaggia e i nostri bagnini sono alle prese con le operazioni di rimozione degli ombrelloni e la pulizia dei lettini. Dal canto mio, è fonte di grande orgoglio e soddisfazione essere riuscito a portare a Doha un pezzetto delle spiagge in cui sono cresciuto e in cui ogni anno torno, dimostrando che l’ospitalità romagnola è qualcosa di unico, capace di farsi apprezzare ovunque nel mondo».

In quattro settimane di permanenza, come detto, i bagnini romagnoli sono stati protagonisti di ben sette interventi di salvataggio in mare: «Qualcuno si è tuffato completamente ubriaco — spiega Gaffuri — poiché il divieto di vendita e consumo di alcolici vigeva solo negli stadi, ma per fortuna i nostri bagnini sono sempre riusciti a intervenire in tempo scongiurando un epilogo drammatico ed evitando che questi episodi di leggerezza si trasformassero in vere e proprie tragedie». E non poteva esserci occasione migliore per dimostrare quanto sia fondamentale il presidio sulle spiagge degli attuali balneari, che da sempre si fanno carico del servizio di salvamento per conto dello Stato, vigilando sulla vita dei turisti lungo migliaia di chilometri di costa grazie a marinai addestrati ed esperti. Un ruolo che spesso sui nostri lidi è purtroppo trascurato, soprattutto da chi invoca le “spiagge libere”.

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