Attualità Marche

Tari +61% per i balneari, la protesta

Per il 2017 le cifre ammontano dai 3mila ai 10mila euro per gli stabilimenti di Senigallia.

Nelle Marche si accende la protesta degli imprenditori balneari dopo la stangata della Tari: a causa di un aumento del 61% deciso dall’amministrazione comunale di Senigallia, gli stabilimenti balneari dovranno infatti sborsare dai 3mila ai 10mila euro all’anno. Lo riporta il Resto del Carlino di sabato scorso.

Ma la categoria non ci sta: «L’aumento è insostenibile», sbotta Filippo Borioni, presidente Oasi-Confartigianato Marche, interpretato dal Carlino. «Già dobbiamo pagare un servizio che non c’è la domenica, e poi gli stabilimenti che non hanno attività di somministrazione svolgono già un lavoro di pulizia della spiaggia che dovrebbe esserci riconosciuto. Invece lavoriamo per pagare, è assurdo».

«Sostenere un aumento di tale portata ci mette in difficoltà – prosegue Borioni – e avrà ripercussioni su tutto l’indotto».

Secondo le nuove disposizioni, votate dal consiglio comunale di Senigallia in seguito a un ricalcolo del costo del materiale legnoso spiaggiato deciso dalla Regione Marche, per esempio uno stabilimento balneare di circa 4200 metri quadri e 200 ombrelloni, senza nemmeno attività di somministrazione di alimenti e bevande, pagherà ben 7500 euro di Tari. L’aumento del 61% riguarda infatti la zona di posa ombrelloni, mentre per la zona bar (ma non tutti gli stabilimenti di Senigallia ne sono dotati) sarà del 33%. E così, la tassa sui rifiuti per il 2017 verrà a costare dai 3mila ai 10mila euro per chi gestisce una spiaggia: una cifra che paradossalmente supera quella richiesta in media agli alberghi.

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