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Tares troppo elevata: è rivolta negli stabilimenti balneari

Il costo medio per singola impresa è di circa 11 mila euro, contro i 6 mila della vecchia Tarsu. Una cifra sproporzionata per delle attività stagionali.

di Alex Giuzio

Tra i tanti problemi degli imprenditori balneari c’è la Tares, nuova tassa sui rifiuti che è andata a incidere notevolmente sulle spese di gestione degli stabilimenti. L’imposta ha infatti un costo medio di 11 mila euro per stabilimento, contro i circa 6 mila della vecchia Tarsu. Una cifra che, oltre a essere elevata già di per sè, risulta ancora più sproporzionata se si pensa che la stragrande maggioranza delle aziende di spiaggia è aperta solo durante la stagione estiva.

Nelle Marche si è scatenata una vera e propria rivolta della categoria, con i balneari alleati alle amministrazioni comunali nel protestare contro il governo. Romano Montagnoli, presidente del Sindacato italiano balneari – Confcommercio di Ascoli Piceno, si è allineato alle preoccupazioni espresse a mezzo stampa da alcuni sindaci del fermano come Ambrogi di Grottazzolina, Tarulli di Massa Fermana, Ferrini di Falerone e Gualtieri di Monsampietro Morico sugli effetti devastanti della Tares per le imprese commerciali e turistiche.

Così si è espresso Montagnoli: «Se si decide di far risparmiare le famiglie, il 100% della copertura della tassa sui rifiuti sarà a maggiore carico delle imprese. Ma se le imprese saranno sovraccaricate con un costo eccessivo, sarà duro andare avanti mantenendo gli stessi standard occupazionali. La conseguenza? Riduzione del personale e aggravio per le economie familiari che si troveranno senza rendita mensile garantita. Occorre che il governo riveda la legge sull’applicazione della Tares, e per questo occorre che tutti i sindaci si muovano all’interno del loro organo di rappresentanza che è l’Anci e che i Comuni adottino scelte oculate che non danneggino irrimediabilmente le categorie produttive. Non si può tollerare che uno stabilimento balneare che pagava una cifra già importante per la Tarsu di 6 mila euro ora, con gli ipotetici aumenti, arrivi a pagare 11 mila euro di Tares. Le nostre attività solo legate a un ciclo stagionale di brevissima durata, e non possiamo corrispondere cifre da capogiro per attività che spesso in inverno sono anche chiuse».

La Confcommercio si era già fatta promotrice di un incontro regionale con il presidente dell’Anci Marche Mangialardi, e aveva scritto a tutti i 40 sindaci dei Comuni fermani affinché valutassero l’impatto della Tares soprattutto nei confronti dei titolari di aziende con grandi superfici.

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