Norme e sentenze

Tar: “Concessioni balneari valide fino al 2033, non possono essere incamerate”

Il tribunale amministrativo di Firenze conferma la piena applicazione della legge 145/2018

Il Tar Toscana ha confermato la validità dell’estensione delle concessioni demaniali marittime fino al 2033, smentendo l’ipotesi che le strutture degli stabilimenti balneari possano essere incamerate prima di tale data. Si tratta del primo caso in cui un giudice nazionale ha dato applicazione all’articolo 1, commi 682 e 682 della legge 145/2018, senza mettere nemmeno in dubbio la compatibilità del provvedimento con il diritto italiano ed europeo. Infatti, secondo il Tar le concessioni degli stabilimenti balneari non sono scadute proprio grazie alla legge 145/2018, che ha esteso di quindici anni la loro validità: si tratta di una vera e propria indicazione per gli ancora troppi funzionari dei Comuni italiani che si rifiutano di applicare la norma.

La sentenza del Tar di Firenze, la n. 1377/2020 della terza sezione, è stata emessa ieri e riguarda il contenzioso su quattro stabilimenti balneari della Versilia – il Bagno Miraggio, il Bagno Biagi, il Bagno Milano e il Bagno Sirena, rappresentati e difesi dagli avvocati Roberto Righi, Ettore Nesi, Alberto Morbidelli e Maria Beatrice Pieraccini. I quattro stabilimenti avevano presentato ricorso contro l’Agenzia del demanio, il Ministero delle infrastrutture e il Ministero dell’economia e finanze, rivendicando il diritto a un equo indennizzo in caso di eventuale incameramento previsto dall’articolo 49 del Codice della navigazione. Nello specifico, gli indennizzi richiesti dai concessionari ammontavano a 2.234.612 euro per il Bagno Miraggio (Marina di Pietrasanta), 2.582.656 euro per il Bagno Biagi (Marina di Pietrasanta), 1.763.489 euro per il Bagno Milano (Marina di Pietrasanta) e 3.221.843 euro per il Bagno Sirena (Lido di Camaiore).

Ebbene, i giudici del Tar Toscana hanno affermato che «le ricorrenti sono titolari di concessioni demaniali marittime non ancora scadute», in quanto «il termine della loro durata è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020 in forza dell’art. 34 duodecies del d.l. n. 179/2012, convertito nella legge n. 221/2012. La suddetta scadenza è stata a sua volta prorogata al 31 dicembre 2033 per effetto dell’art. 1, comma 682, della legge n. 145/2018». Il loro ricorso è dunque stato dichiarato inammissibile, dal momento che secondo i giudici non si è verificata alcuna lesione poiché il temuto incameramento rappresenta un evento futuro e incerto, che «si inserirà in un quadro normativo che potrebbe essere del tutto diverso dall’attuale».

I giudici, ribadendo il principio secondo cui l’incameramento ex art. 49 non può verificarsi in corso di concessione, hanno difatti sottolineato che l’estensione al 2033 è pienamente valida. In sostanza, un contenzioso originariamente partito per ottenere il diritto al riconoscimento del valore commerciale ha dato origine a una pronuncia che conferma la validità della 145/2018.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo balneare, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    Il Tar a domanda risponde… non era certo chiamato a pronunciarsi sulla validità della proroga… ennesimo articolo fazioso

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    La sentenza prende atto di quanto richiesto e si esprime con una inammissibilità manifesta. Il richiamo al 2033, oltre ad essere meramente incidentale e non affrontato sotto il profilo motivazionale, è pure erroneamente definito “proroga” e non tecnicamente fissazione di nuovi termini. La citazione è semplicemente strumentale a precisare la carenza di interesse. Peraltro, non trattandosi di proroga di provvedimento esistente, ma di fissazione di nuovi termini per i medesimi concessionari che mantenessero l’interesse alla gestione del bene demaniale, necessita della verifica dei requisiti soggettivi e di un nuovo provvedimento che deve essere emesso dall’amministrazione competente. Non potendo il TAR incidere sulla discrezionalità amministrativa della P.A. e trattandosi di azione di accertamento, da un lato il giudice adito non può stabilire che il provvedimento concessorio è “prorogato” fino al 2033 e dall’altro si è limitato ad accertare l’esistenza o meno di un diritto. In tal senso si è espressa, cioè all’esistenza del diritto reclamato dichiarando l’inammissibilità in quanto il diritto non è ancora controverso.
    In sintesi, non credo si tratti di una sentenza che farà scuola o precedente. Sono più pesanti le sentenze della V Sezione del Consiglio di Stato, ma neanche quelle hanno avuto molto seguito.
    Cordialità

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    Interessante che non si possa fare finta delle sentenze del TAR quando sono favorevoli ai balneari ma invece non sono così significative quando sono contrarie come quella del TAR Veneto…mah vedremo cosa decide finalmente nel merito il TAR Toscana nella contesa tra antitrust e Piombino…quella è la resa dei conti!

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    Hai detto bene Dario. Vediamo cosa deciderà il Toscana sul ricorso dell’Antitrust dal momento che lì è chiamato ad esprimersi sulla invocata illegittimità di una delibera Del comune di Piombino attuativa della legge 145/2018 proprio sul presupposto della contrarietà al diritto eurounitario della norma nazionale dispositiva della cd. “terza proroga” .

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