Attualità

Sun 2016, la riforma delle concessioni balneari fa ancora discutere

I sindacati di categoria chiedono più chiarezza al governo: l'appello di Sib, Fiba e Oasi stamattina al Sun di Rimini.

RIMINI (ore 18.45) – La legge-delega per iniziare la riforma delle concessioni balneari sembra in dirittura d’arrivo, ma sono ancora diversi i punti che le associazioni di categoria chiedono di chiarire: ottenuto l’importante risultato del riconoscimento del valore commerciale, restano da definire la durata del periodo transitorio e gli altri meccanismi di tutela per le attuali imprese balneari. Eppure, secondo quanto affermano i parlamentari più informati, il testo sarebbe già nelle mani del premier Renzi per una sua ultima valutazione.

Se n’è parlato ampiamente questa mattina al Sun di Rimini, in occasione dell’assemblea dei sindacati Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato che ha visto intervenire, oltre ai rappresentanti delle associazioni, i deputati Tiziano Arlotti (Pd) e Sergio Pizzolante (Ap-Ncd) e gli assessori regionali Andrea Corsini (Emilia-Romagna) e Marco Scajola (Liguria).

Come di consueto, offriamo qui di seguito il nostro servizio video con le interviste ad alcuni relatori e il riassunto scritto dei vari interventi in ordine cronologico, al fine di farsi un’idea di quanto è stato detto.

Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti, ha introdotto i lavori: «Abbiamo bisogno di una soluzione positiva per accompagnare la nostra categoria dalla sua storia ultracentenaria al nuovo corso. La nostra è la posizione della ragionevolezza, non della forza: chiediamo di continuare a fare il nostro lavoro, nel rispetto delle nuove regole ma senza correre il rischio che arrivi qualcun altro al posto nostro. Non faremo sconti a nessuno né pronunceremo promesse politiche che non saranno mantenute o posizioni irrealistiche e irraggiungibili. Abbiamo solo bisogno di risultati concreti».

Antonio Capacchione, vicepresidente Sib-Confcommercio, ha delineato un’esauriente panoramica dell’attuale situazione normativa e ha riassunto con passione le richieste che i sindacati rivolgono al governo, partendo dalla sentenza europea che lo scorso 14 luglio ha dichiarato illegittima la proroga al 2020 delle concessioni: «La sentenza non ha invalidato i nostri titoli – ha precisato Capacchione – poiché la proroga resta comunque valida, dal momento che è in vigore da più di un anno e mezzo e dunque secondo la legge Madia non è più annullabile. Inoltre, se questo non bastasse, il governo ha varato subito dopo la sentenza un ulteriore salvagente con l’emendamento al decreto Enti locali che ha stabilito la piena validità delle nostre concessioni».

«La nostra piattaforma sindacale è chiara – ha proseguito Capacchione – e si basa su due pilastri: il diritto di proprietà aziendale, di cui non possiamo essere privati senza avere un ristoro, che deve comprendere anche i beni già ammortizzati (come afferma anche la sentenza Laezza nel settore del gioco d’azzardo); e il legittimo affidamento, che si basa sul precedente contratto di rinnovo automatico contratto con lo Stato. Il problema, ora, è come riuscire a tutelare questi diritti. Noi riteniamo giusto il riconoscimento di 30 anni: sappiamo che la Corte di giustizia europea ha negato la legittimità delle proroghe automatiche e generalizzate, perciò chiediamo che questi 30 anni ci vengano riconosciuti nell’ambito di un doppio binario di riforma che deve mettere subito a evidenza pubblica le spiagge libere e concedere un congruo periodo transitorio alle attuali imprese. I 30 anni, appunto, sono una durata minima per rendere sostenibili gli investimenti degli imprenditori che si aggiudicheranno le nuove concessioni, al fine di creare reddito e occupazione, e perciò per parità di trattamento devono essere concessi anche agli attuali operatori».

«Noi sindacati dobbiamo contribuire a scrivere una norma utile per il settore – ha incalzato Capacchione – e non pronunciare corbellerie che potranno servire a speculare per raccogliere tessere e consenso, ma che sarebbero facilmente impugnabili se convertite in norma. Le gare non dovranno essere truccate con punteggi e altri espedienti a nostro favore, altrimenti i ricorsi fioccheranno; ma devono partire dall’assegnazione delle aree libere che in Italia non mancano (basti pensare alla Puglia, dove solo il 9% dei litorali è occupato da imprese) e dal riconoscimento di 30 anni per le precedenti concessioni. Gli indennizzi e gli altri meccanismi di tutela sono solo dei salvagenti secondari da inserire nella nuova legge, che dovrà comprendere altre importanti questioni come la revisione dei canoni, l’adeguamento dell’Iva e la messa in sicurezza delle imprese esistenti per evitare il sorgere di problemi di incameramento analoghi a quelli che stanno già vivendo i pertinenziali».

«Pretendiamo – ha esortato in conclusione Capacchione – che questa sia l’ultima manifestazione fieristica a cui ci rechiamo col cappello in mano. Il 2017 deve essere l’anno della riforma, la questione non può essere rinviata alla prossima legislatura, ma siamo preoccupati perché c’è poco tempo e ancora molto da lavorare: il testo della legge-delega, che abbiamo letto, secondo noi è ancora troppo generico. Preferiremmo una legge ordinaria di iniziativa governativa, da fare poi discutere al parlamento; ma se proprio legge-delega deve essere, vogliamo che sia chiara nel mettere nero su bianco che la tutela è per le “imprese esistenti” e non per le imprese in generale».

Tiziano Arlotti, deputato del Partito democratico, ha divulgato le sue opinioni sulla riforma e ha fatto chiarezza su alcune sue dichiarazioni pubblicate la scorsa settimana e fraintese da alcuni: «Stiamo pagando il dazio di dieci anni di provvedimenti non attuati, di cui la politica è stata la prima responsabile. Ma la scorsa estate è giunta la sentenza della Corte di giustizia europea, che può rappresentare un’opportunità per chiudere la questione. Dopo avere messo subito in sicurezza le imprese esistenti con l’emendamento al decreto Enti locali, ora stiamo lavorando alla legge-delega che secondo me è la strada giusta, perché dà l’opportunità a Comuni, Regioni e associazioni di categoria di confrontarsi con il governo nel merito della questione. La legge ordinaria suggerita da Capacchione, invece, sarebbe un carnevale, perché continuerebbe a palleggiare tra Camera e Senato con migliaia di emendamenti. Il settore balneare ha bisogno di stabilire dei principi solidi e immediati e stiamo spingendo perché il governo li approvi entro un mese. La legge-delega poi farà i dovuti rimandi di competenza alle Regioni, che hanno la titolarità su alcune materie come l’urbanistica. Se vogliamo recuperare il grande ritardo, dobbiamo far ripartire in fretta il settore e l’orizzonte per concludere il percorso non può che essere il 2017».

«A proposito di quanto è emerso nei giorni scorsi, tengo a precisare – ha concluso Arlotti – che il periodo di cinque-sei anni di cui ho parlato deve servire ad concludere tutto quanto occorre tra decreti attuativi, leggi regionali e piani urbanistici per definire tecnicamente la riforma, ma questo periodo non coincide con il periodo transitorio, un tema delicato che ha bisogno di un tempo più congruo».

Sergio Pizzolante, deputato Nuovo centrodestra: «Nel 2009, quando pronunciai il mio primo intervento in questa fiera alla vostra assemblea, non c’era ancora consapevolezza dell’importanza del settore. Oggi invece siamo riusciti a far passare che si tratta di una questione economica rilevante per l’intero comparto turistico, dal momento che il settore balneare è uno straordinario elemento di traino. Purtroppo però ci sono ancora molti nemici da combattere, altrimenti avremmo potuto prendere molti applausi garantendo 50 anni per tutti e approvando una lunga proroga in parlamento. Certo, le imprese non devono chiudere per legge e nessuno ha il diritto di tirarci una riga sopra, però il tema è molto delicato e l’opinione pubblica è facilmente manovrata dai giornali; di conseguenza l’azione politica si fa difficile. Il tema di cui stiamo discutendo oggi è come costituire il regime di doppio binario e il nostro obiettivo è tutelare le vostre imprese, ma c’è un grande punto di domanda sulla migliore strada da seguire».

«Non intendiamo di certo chiedere una proroga di trent’anni all’Europa – ha aggiunto Pizzolante – dal momento che ce ne ha appena bocciata una di cinque anni, ma vogliamo anzi accettare il principio del cambio di regime, negoziando però sulla durata della transizione e sull’istituzione delle evidenze pubbliche immediata per le nuove concessioni e dopo un congruo numero di anni per le imprese esistenti. Inoltre metteremo per iscritto il pieno riconoscimento del valore commerciale, giustificato da elementi forti come la sentenza Laezza, che sarà un ulteriore dissuasore per gli eventuali interessati alle future gare delle vostre imprese. È chiaro però che tutto questo va codificato in Europa, altrimenti rischia di crollare al primo ricorso. Siamo consapevoli che questa strada non soddisfa ancora tutti, ma abbiamo un anno e mezzo per continuare a lavorare bene su questi principi».

Giorgio Mussoni, presidente Oasi-Confartigianato: «La legge-delega è per noi la strada migliore per evitare che la delicata questione balneare vada in pasto al parlamento con tempi indefiniti. Non lasciamoci prendere dallo sconforto e dalla paura, ma facciamo tesoro di quanto emerso oggi: sono fiducioso della capacità del governo di risolvere la nostra situazione. Certo, non posso non constatare con un pizzico di soddisfazione che oggi la maggior parte dei balneari è allineata sulla posizione che Oasi-Confartigianato ha sempre avuto, e per la quale fino a pochi anni fa eravamo isolati».

Andrea Corsini, assessore al turismo dell’Emilia-Romagna: «Il clima di confronto sulla riforma delle concessioni balneari è sempre stato negativo, poiché siete ingiustamente considerati una categoria di usurpatori e privilegiati. Ma nell’ultimo anno la politica ha raggiunto importanti risultati, costruendo un tavolo di lavoro tra le diverse parti allo scopo di raggiungere un obiettivo comune. Stiamo cercando di garantire il futuro del turismo balneare, che rappresenta il 60% del Pil turistico italiano e che parte dai vostri stabilimenti, migliorando l’attrattività di un comparto turistico ormai maturo. Ma questo non significa essere amici di una lobby, bensì dare la necessaria sicurezza alle imprese del settore. Ora che abbiamo ottenuto l’importante risultato del riconoscimento del valore commerciale, che non era affatto scontato, continueremo a negoziare con l’Unione europea per avere un periodo transitorio più lungo possibile al fine di far ripartire gli investimenti. Come Regioni, chiediamo però al governo di approvare ufficialmente il testo della legge-delega: sarebbe un passo decisivo per dare certezza definitiva al settore. Facciamolo prima del referendum, senza farci condizionare: sarebbe un gesto molto apprezzato dagli operatori».

Marco Scajola, assessore all’urbanistica della Regione Liguria: «Stiamo avendo un grave problema di confronto con il governo, che ha la competenza per risolvere il problema delle concessioni balneari, ma che non ha ancora chiarito chi sia il nostro interlocutore. I referenti cambiano di continuo, la confusione è alle stelle e abbiamo la percezione che non sia solo il ministro Enrico Costa a dettare le regole. Così tutto diventa più difficile e la questione si perde nei meandri della politica. Chiediamo ufficialmente al governo di approvare al più presto la legge-delega e di chiarire chi se ne sta occupando. Non voglio essere tacciato di strumentalizzazione, ma io ai trent’anni di periodo transitorio ci credo ancora».

Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio: «Vorrei concludere precisando due aspetti. Il primo: la nostra piattaforma sindacale, illustrata all’inizio dell’assemblea da Capacchione, non è altro che un accordo stretto proprio qui nel 2014 tra tutte le organizzazioni sindacali. Nulla è cambiato da allora, se non che la sentenza della Corte di giustizia europea ha rafforzato i principi contenuti in quell’accordo. Chi oggi non è più qui con noi in questo accordo, è perché è uscito di sua volontà. Non è stato mandato via da nessuno».

«Il secondo aspetto riguarda il periodo transitorio, che è la semplificazione di un concetto molto complesso. La stessa definizione di “periodo transitorio” è forse debole, difatti nei nostri documenti lo definiamo “diverso periodo concessorio”. Spero che ci sia data l’opportunità, nei tavoli di lavoro che verranno creati, di ragionare con serenità e con competenza di questo concetto, perché la nostra proposta è ben più forte. La politica ci tenga fuori dalle sue beghe, dal referendum eccetera: le imprese non ce la fanno più e non possono stare ai tempi della politica, ma hanno necessità di andare avanti e dare serenità e innovazione».

«Sib-Confcommercio è pronto a qualsiasi sfida – ha concluso Borgo – ed è in grado di spiegare tutte le ragioni di quanto abbiamo fatto, senza avere nulla da nascondere. Prima di tutto difendiamo il nostro lavoro, possiamo forse essere giudicati degli sprovveduti ma non intendiamo giocare col futuro delle nostre imprese con delle prese di posizione che non siano serie e documentate. Sfidiamo chi non la pensa come noi a parlarne serenamente per alleggerire questo clima che non passa dai documenti ma da facebook, dove non intendo andare».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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