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Sun 2013, i balneari approvano la riforma del demanio

Circa mille imprenditori hanno partecipato all'assemblea sindacale unitaria durante la quale è stata discussa la sdemanializzazione degli stabilimenti balneari. Qualche perplessità sulle tempistiche della nuova norma.

di Alex Giuzio

RIMINI – Sdemanializzazione degli stabilimenti balneari, passaggio di consegna del demanio marittimo dai Comuni alle Regioni, diminuzione dell’Iva e canoni pertinenziali. Questi alcuni degli argomenti su cui si è concentrata l’assemblea generale dei balneari italiani, organizzata dalle associazioni Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Assobalneari-Confindustria e Cna Balneatori questa mattina alla fiera di Rimini in occasione del Sun 2013. Hanno partecipato quasi mille imprenditori di spiaggia provenienti da tutta Italia per esaminare e commentare le prime anticipazioni della riforma del demanio marittimo che il governo Letta dovrebbe varare entro questo mese. Tempistiche permettendo: la nuova legge intende infatti tracciare una linea di demarcazione tra l’area dove insistono i manufatti, che sarebbe venduta all’attuale concessionario per diritto di opzione, e l’area destinata a ombreggio che invece andrebbe a evidenza pubblica, ma con assegnazione tramite diritto di prelazione.

Secondo Riccardo Borgo, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio, sono tre i punti fondamentali su cui non cedere in questa frenetica fase di trattativa: «il diritto di opzione per l’acquisto dei nostri immobili, il valore economico da calmierare adeguatamente in modo da potercelo permettere, e la proroga al 2020 che è ancora da convalidare». In più, ha aggiunto il coordinatore nazionale di Cna Balneatori Cristiano Tomei, «una riforma di ampio respiro deve includere anche le questioni dell’Imu, dell’Iva, della Tares, dei canoni pertinenziali e degli altri costi sempre più alti che ci stanno impedendo di lavorare». Ma come ha suggerito il delegato Upi al demanio marittimo Angelo Vaccarezza, «forse è meglio mantenere la priorità del ‘no alle evidenze pubbliche’ e rimandare le altre questioni a un secondo tempo, per evitare che la sdemanializzazione fallisca a causa di troppe richieste parallele».

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Sta di fatto che le quattro associazioni hanno firmato, insieme a Oasi-Confartigianato, un documento per chiedere al governo una congrua durata delle concessioni demaniali (almeno 20 anni), la revisione delle aliquote Iva per uniformare quella degli stabilimenti balneari alle altre imprese turistiche e l’abrogazione dei valori Omi che stanno facendo impennare i canoni. Il documento, ricco di numerosi altri spunti, è scaricabile cliccando qui.

Durante l’assemblea si è respirato un positivo clima di unità, con il presidente di Oasi-Confartigianato Giorgio Mussoni che è tornato a sedersi al tavolo insieme agli altri sindacati, dopo tre anni di divisione a causa di opinioni opposte riguardo alla direttiva Bolkestein che impone le evidenze pubbliche delle spiagge italiane. «Ma ora – ha commentato soddisfatto Borgo – ci ritroviamo a lavorare insieme per ottenere la sdemanializzazione, che ha trovato l’approvazione di tutti».

Non mancano però le perplessità, che riguardano principalmente le tempistiche: il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta ha annunciato di voler inserire la riforma del demanio marittimo nella legge di stabilità, che dovrà essere approvata intorno alla metà di ottobre. Tuttavia, appare preoccupante che una legge così complessa venga liquidata nel giro di poche settimane, anche se la senatrice del Pd Manuela Granaiola ritiene che «l’urgenza di questa materia sia proprio il nostro punto di forza. Deve essere la categoria dei balneari a fornire i contenuti della riforma giocando d’anticipo».

La senatrice Granaiola ha anche anticipato che «con la nuova legge, la competenza del demanio passerà dai Comuni alle Regioni». Ciò preoccupa non poco il presidente di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari, che ha affermato di «preferire una gestione centralizzata dallo Stato per evitare il crearsi di distinzioni normative, che darebbe luogo a regioni di serie A e di serie B. Mi riferisco in particolare all’Emilia-Romagna, le cui posizioni della giunta sono minacciose per chi possiede uno stabilimento balneare». L’assessore regionale al turismo Maurizio Melucci si è infatti dichiarato contrario alla sdemanializzazione degli stabilimenti balneari. Per questo, durante l’assemblea di oggi non è stata esclusa un’eventuale seconda manifestazione sotto alla sede di questa Regione, che in passato ha sempre fatto muro contro le richieste di tutela degli attuali imprenditori di spiaggia.

 

Qui sotto, il video di alcune interviste ai relatori.

Qui sotto, invece, le fotografie dell’assemblea odierna.

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