Attualità

Storia dell’ombrellone da spiaggia, simbolo degli stabilimenti balneari

Inventato nel nostro paese, è un elemento identitario dei litorali italiani. Con tante curiosità da raccontare.

Le file parallele di ombrelloni sulla spiaggia sono ormai una componente del paesaggio nelle località costiere italiane, simbolo degli stabilimenti balneari che caratterizzano l’offerta turistica estiva nel nostro paese. All’apparenza gli ombrelloni si distinguono solo per i diversi colori, invece sono molte altre le differenze tra un modello e l’altro. I balneari le conoscono bene, mentre i turisti sono meno consapevoli. Possono esserci ombrelloni con panta o senza panta (si tratta delle estremità che pendono dal tessuto), con o senza soffietto, di forma classica o a pagoda, tonda o quadrata, a spicchi o a tinta unita, con le stecche dritte o curve.

Tra i clienti degli stabilimenti balneari, il colore dell’ombrellone è l’elemento che più rimane impresso. E da un paio d’anni sono sempre di più i beach club che, per distinguersi, hanno deciso di farsi brandizzare i tessuti da case di alta moda come Louis Vuitton, Missoni, Guess, Dior, Paul & Shark.

Gli ombrelloni da spiaggia professionali sono un’invenzione tutta italiana. Negli anni ’60, col boom del turismo di massa e la proliferazione degli stabilimenti balneari, alcune storiche manifatture tessili hanno iniziato a specializzarsi nella produzione di questo articolo. Una delle prime è stata la Tessitura Selva di Cattolica, in riviera romagnola: «Quando abbiamo iniziato la nostra attività, nel 1938, producevamo vele in cotone per pescherecci, trabaccoli e lancioni, ma anche corredi, tovaglie e lenzuola. Poi tra gli anni ’50 e ’60 abbiamo iniziato a produrre il tessuto per tende da sole, quelle in uso sulla spiaggia in quel periodo», racconta il titolare Giorgio Selva, che prosegue l’attività di famiglia arrivata alla quinta generazione. «Erano gli anni del boom turistico romagnolo, quando il mio bisnonno Dino Selva iniziò a utilizzare dei tessuti più robusti, durevoli e di vari colori, che andavano a sostituire le tele di canapa. Negli anni successivi i materiali cambiano, le tele di canapa vengono sostituite della fibra sintetica e i telai in alluminio sostituiscono i classici lettini e ombrelloni in legno. Le spiagge di tutta la riviera iniziano a colorarsi e si diffondono nuove tendenze di cui noi siamo stati i fondatori».

L’esigenza era quella di creare un ombrellone che resistesse all’azione corrosiva degli agenti atmosferici persistenti sulla spiaggia, come il vento e la salsedine. Per questo le stecche degli ombrelloni professionali sono fatte in robusto acciaio inox, zincato e verniciato, mentre i pali sono solitamente in alluminio anodizzato e i tessuti acrilici vengono trattati per non venire sbiaditi dai raggi solari che vi battono per tutta l’estate. Nel caso di Tessitura Selva si usano i tessuti per la protezione solare Tempotest di Parà, un’altra storica realtà italiana, di cui l’azienda di Cattolica è esclusivista insieme a Ombrellificio Magnani e Tessitura Fabbri.

Gli ombrelloni balneari professionali sono oggetti molto più costosi rispetto agli ombrelloni domestici che si trovano nei centri commerciali, poiché durano almeno dieci anni senza arrugginirsi, bucarsi e rovinarsi. Quando uno stabilimento balneare decide di cambiarli, gli ombrelloni hanno ancora una lunga vita davanti, tanto da essere spesso rivenduti come articoli di seconda mano.

Nessun altro paese ha una qualità e una quantità di ombrelloni pari a quella italiana. In Spagna le spiagge attrezzate preferiscono gli ombrelloni con palo in legno e copertura di paglia; mentre in Francia, Croazia e Grecia si scelgono di solito gli ombrelloni più economici prodotti nei paesi asiatici. Le strutture che vogliono avere degli ombrelloni robusti li acquistano proprio dai produttori italiani, poiché non si trovano da nessun’altra parte.

Tra i turisti che frequentano le spiagge italiane, l’ombrellone a pagamento continua a essere la soluzione preferita: secondo una recente indagine dell’Università di Padova, tre persone su quattro che scelgono il mare per le loro vacanze optano per gli stabilimenti balneari attrezzati. Chi preferisce lo stabilimento balneare, di solito lo fa perché a fronte di un prezzo comunemente irrisorio, che va dai 15 ai 30 euro al giorno (fanno ovviamente eccezione i beach club di lusso), ci si risparmia la fatica di portarsi l’ombrellone in spalla e di piantarlo sotto il sole cocente, col rischio che voli via alla prima raffica di vento forte. Ma tra qualche giorno, i clienti degli stabilimenti balneari dovranno rinunciare a questo comfort per due ore: salvo improbabili interventi normativi del governo, il 9 agosto ci sarà infatti uno sciopero degli ombrelloni indetto dalle associazioni Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti per protestare contro l’inerzia del governo Meloni. Un’iniziativa analoga fu organizzata il 3 agosto 2012, quando il governo Monti voleva approvare una legge per avviare i bandi sulle spiagge. Con le gare indiscriminate all’orizzonte, a rischiare di scomparire non solo solo i tipici stabilimenti balneari, ma anche gli storici ombrellifici italiani che li hanno sempre arredati.

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