Norme e sentenze

“Stabilimenti balneari rientrano nel terziario”: tribunale impone di dimezzare canoni

Importante sentenza in materia di demanio marittimo: i giudici hanno annullato i criteri di calcolo legati ai valori Omi

Per il calcolo del canone demaniale, lo stabilimento balneare non deve essere considerato un’attività commerciale in quanto appartiene al settore terziario; inoltre occorre distinguere i locali destinati alla clientela da quelli di natura pubblica o utilizzati esclusivamente dal personale: sono le due motivazioni che hanno portato il tribunale di Civitavecchia a imporre all’Agenzia del demanio la riduzione del canone demaniale per lo stabilimento “La Nave” di Fregene, a cui erano stati applicati i valori Omi.

La decisione dei giudici, emessa nei giorni scorsi, rappresenta un’importante pronuncia in materia di canoni e pertinenze demaniali: si tratta di uno dei temi più controversi per quanto riguarda il demanio marittimo, in quanto spesso le cifre richieste dallo Stato sono spropositate rispetto alle caratteristiche delle attività imprenditoriali come gli stabilimenti balneari. Nello specifico la sentenza, la n. 471/2020 del 4 giugno 2020, accogliendo il ricorso della società Santa Teresa srl, titolare dello stabilimento balneare “La Nave” di Fregene, associata dell’Associazione Balneare Litorale Romano e assistita dall’avvocato Claudio Coppacchioli, in merito ai criteri di calcolo del canone demaniale ha disposto che «ai fini del calcolo del canone demaniale occorre procedere alla distinzione tra le pertinenze effettivamente destinate ad attività imprenditoriale e quelle non destinate a tale attività, come per esempio le zone dedicate alle attività ricreative e ludiche per bambini, ai campi sportivi, alle cucine utilizzate anche per mensa dei dipendenti», spiega l’avvocato Coppacchioli. «Tali pertinenze, quindi, dovranno essere calcolate alla stregua delle opere di difficile o di facile rimozione, con conseguente diminuzione del canone demaniale».

Inoltre, prosegue Coppacchioli riassumendo i contenuti della sentenza, «la gestione di uno stabilimento balneare con annesso ristorante-bar comporta l’esercizio di attività di diversa natura aventi funzione tipicamente turistico-ricreativa, che non può essere qualificata come attività meramente “commerciale” in senso proprio né limitata alla sola attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, rientrando piuttosto nella definizione del cosiddetto settore terziario, la quale è per sua natura residuale. Deve, pertanto, ritenersi che la base di calcolo del canone concessorio sia da identificarsi rispetto allo specifico settore di attività imprenditoriale esercitata dal concessionario, che appunto consiste nella gestione dello stabilimento balneare con annesso ristorante-bar, e quindi prendendo a riferimento i valori Omi stabiliti per il terziario».

Con l’applicazione dei criteri dettati dalla sentenza, lo stabilimento “La Nave” di Fregene si è visto dimezzare l’importo del canone demaniale, in linea con altre due precedenti pronunce di materia analoga emesse dal Tribunale di Civitavecchia, la n. 133 e la n. 134 del 29 gennaio 2020, sempre riguardanti due stabilimenti balneari assistiti dall’avvocato Coppacchioli e facenti parte dell’Associazione Balneare Litorale Romano.

Per approfondire

Scarica il testo della sentenza n. 471/2020 del tribunale di Civitavecchia »

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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