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Spiagge: tra aperture, distanziamento e concessioni, il quadro è ancora incerto

Il punto della situazione autentica sulle prossime mosse del governo per gestire l'estate balneare del coronavirus, tra protocolli che ancora non arrivano e bozze di legge insufficienti. Oggi l'audizione delle associazioni di categoria in Senato.

Negli ultimi due mesi abbiamo sentito ogni tipo di fesseria sulle spiagge italiane: dal plexiglass in poi, i media si sono scatenati a parlare di soluzioni fantasiose e irrealizzabili per regolamentare il distanziamento fisico in riva al mare durante l’estate del coronavirus. Un grottesco dibattito che non accenna a smettere, basato solo sul gossip e sul sensazionalismo (l’ultima, incommentabile, l’hanno pubblicata ieri diverse testate: si è parlato di divieto d’accesso in spiaggia nei giorni di mare mosso, a causa delle onde che potrebbero diffondere goccioline contagiate…).

gestionale spiaggia
gestionale spiaggia

Nonostante lo facciano credere alcuni giornali con i loro titoli roboanti, ad oggi non c’è nessuna decisione ufficiale a livello nazionale per regolamentare l’accesso e il distanziamento sulle spiagge italiane. Mondo Balneare si è dissociato da questa triste corsa a chi la spara più grossa: avremmo potuto decidere anche noi di dare risalto a questo chiacchiericcio che si trova al centro dell’attenzione nazional-popolare, e ci avremmo persino guadagnato in termini di contatti e di introiti pubblicitari; invece abbiamo deciso di mantenere un senso di responsabilità e serietà nel fare il nostro lavoro. Il momento è già troppo tragico e incerto, pertanto riteniamo immorale diffondere ulteriore disinformazione con articoli basati su indiscrezioni, pettegolezzi e proposte non ufficiali, alimentando ulteriore ansia e nervosismo sia tra gli imprenditori del settore che fra i turisti. Al contrario, in questo momento, essendo in arrivo alcuni importanti provvedimenti sulle spiagge, occorre fare il vero punto della situazione illustrando tutti gli elementi attendibili di cui siamo in possesso.

La data di apertura degli stabilimenti balneari e il distanziamento in spiaggia

Sarà il governo a dover decidere la data in cui gli stabilimenti balneari potranno riaprire. Le regioni stanno facendo pressing per iniziare la stagione il 29 maggio (la Liguria addirittura ha annunciato di voler partire il 18), ma l’ultima parola spetta a palazzo Chigi e gli enti locali non hanno alcun potere di anticipare l’esecutivo nazionale.

Secondo quanto annunciato dalla sottosegretaria al turismo Lorenza Bonaccorsi, la data di apertura degli stabilimenti balneari sarà stabilita solo dopo il 18 maggio, quando si avranno in mano i numeri dei contagi avvenuti nelle prime due settimane di allentamento del lockdown. E al momento non c’è alcuna certezza sulle ipotesi in campo: ovvero, non sappiamo se il governo voglia assecondare le regioni sul 29 maggio oppure se preferisca far passare anche la festività del 2 giugno, per evitare i plausibili super assembramenti in spiaggia che si scatenerebbero dopo due mesi di isolamento e con un bel ponte in arrivo. Sta di fatto che al momento i rappresentanti delle regioni che parlano di date stanno facendo solo ipotesi; anche perché la ripresa del turismo dipende soprattutto dalla riapertura delle frontiere tra regioni, che è un’altra materia in mano al consiglio dei ministri e al comitato tecnico-scientifico.

Diverso è invece il discorso relativo alle norme per il distanziamento fisico e il contenimento del contagio in spiaggia: in questo caso, come ha affermato il ministro Dario Franceschini in un’intervista al Corriere della Sera, «sarà lasciato spazio di scelta alle singole Regioni, perché le spiagge italiane sono profondamente diverse tra loro». La scelta sembra all’apparenza sensata: se per esempio gli ampi litorali della riviera romagnola possono permettere di ragionare su certi distanziamenti senza perdere un numero eccessivo di ombrelloni, diverso è il caso della Liguria, con coste così ristrette che la perdita di posti spiaggia porterebbe molti lidi a non avere più la convenienza economica per aprire. Tuttavia, non vorremmo che la scelta di passare la palla alle Regioni sia solo un tentativo del governo di lavarsene le mani, visto che non è stato in grado di dare uno straccio di prospettiva alle imprese turistiche in due mesi di emergenza. Inoltre, il virus sarebbe il primo a non rispettare le distanze: in base a quale criterio scientifico si potrebbero giustificare, per proseguire il nostro esempio, 8 metri quadri in Liguria e 12 in Romagna? Insomma, se occorrerà individuare un compromesso tra la sicurezza sanitaria e la sopravvivenza economica delle imprese balneari, bisognerà farlo fissando almeno alcune maglie a livello nazionale, e occorre farlo subito: allestire uno stabilimento balneare richiede settimane di tempo e tutti i gestori sono fermi a causa della mancanza di regole.

A proposito di protocolli, per ora l’unica ad avere approvato delle linee guida ufficiali è la Regione Marche, che le ha presentate proprio ieri (vedi notizia); ma in base alle informazioni in nostro possesso, sarebbero in dirittura d’arrivo anche quelle di Emilia-Romagna e Liguria. Le altre pare stiano aspettando qualche direttiva generale dal governo centrale, che ci starebbe lavorando con il comitato tecnico-scientifico. Per quanto riguarda i sostegni economici, invece, al momento la bozza del “decreto rilancio” (che non è ancora definitiva) destinerebbe «50 milioni di euro per l’anno 2020 in favore delle imprese turistico ricettive, delle aziende termali e degli stabilimenti balneari, quale concorso nelle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro e di adeguamento degli spazi conseguente alle misure di contenimento contro la diffusione del covid-19». Le modalità per ottenere i contributi dovranno essere stabilite da un successivo provvedimento del Mibact.

L’estensione delle concessioni al 2033

C’è poi un altro tema caldo per i titolari di stabilimenti balneari, quello dell’estensione delle concessioni fino al 2033. Prevista dalla legge 145/2018 ma non ancora applicata da molte amministrazioni comunali, per sollecitare gli enti inadempienti basterebbe una circolare ministeriale, evitando così di lasciare migliaia di concessionari con in mano un titolo in scadenza al termine di quest’anno, proprio nell’estate più difficile per la storia del turismo italiano. Tuttavia il ministro Franceschini si è impuntato a voler scrivere un “provvedimento applicativo” (in parole povere, una legge per far applicare un’altra legge), da inserire proprio nel “decreto rilancio”. E qui casca l’asino: la bozza della norma, che abbiamo avuto modo di leggere, per come è attualmente formulata sarebbe del tutto insufficiente per obbligare i Comuni a estendere le concessioni. Tuttavia, è ancora presto per allarmarsi: oggi la 10^ commissione del Senato (industria, commercio e turismo) riceverà in audizione alle ore 10 le associazioni di categoria Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Assobalneari-Confindustria e Federbalneari per discutere l’ordine del giorno delle “iniziative di sostegno ai comparti dell’industria, del commercio e del turismo nell’ambito della congiuntura economica conseguente all’emergenza da covid-19”. Siamo certi che i presidenti dei quattro sindacati presenteranno le loro puntuali osservazioni, che confidiamo possano essere inserite nel “decreto rilancio” per migliorare la formulazione di una norma altrimenti inutile.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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  1. Avatar
    Catia Luccerini says:

    Grazie Alex,
    Come sempre puntuale e preciso. Il quadro è proprio quello dipinto magistralmente in questo articolo.
    Complimenti per il lavoro encomiabile che svolgi, insieme ai tuoi collaboratori, sei riuscito a dare voce ad una categoria per troppo tempo lasciata in silenzio.
    Grazie, grazie e ancora grazie.
    A presto
    Catia Luccerini

  2. Avatar

    Grazie ad Alex per tutte le analisi ma tutti si dimenticano della situazione dei concessionari pertinenziali!
    Dopo 10 anni di promesse vane , arriverà il momento per decidere cosa vogliono fare delle nostre aziende?
    Spero che qualcuno si metta una sulla coscienza e la smettano di prenderci in giro.
    Grazie per l’attenzione Marisa

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