Opinioni

Spiagge: col coronavirus, tutto passa in secondo piano (compresa la Bolkestein)

Il governo ha l'occasione per scrivere un provvedimento scrupoloso di rilancio del settore balneare

Da oggi tutta l’Italia è in zona rossa. Lo prevedono le misure straordinarie adottate questa notte dal governo, che in una escalation di limitazioni per cercare di contenere l’emergenza sanitaria del coronavirus, è arrivato a chiudere le scuole, bloccare ogni evento pubblico e impedire qualsiasi spostamento futile in tutta la penisola. In poche parole, l’ordine per tutti gli italiani è quello di restare in casa e uscire solo per necessità impellenti, come fare la spesa o recarsi dal medico. Si tratta di ordinanze mai adottate prima d’ora dal nostro paese, che fanno capire l’eccezionalità del momento e la chiamata alla responsabilità individuale per ridurre il più possibile il contagio. E che per quanto riguarda i balneari, fanno passare in secondo piano persino l’annosa vicenda della direttiva Bolkestein e del rinnovo delle concessioni (a Cervia, per esempio, i balneari oggi hanno deciso volontariamente di chiudere le proprie attività fino al 3 aprile).

Questa crisi sanitaria avrà ripercussioni pesanti per ogni settore economico, compreso il turismo che ha già subíto importanti danni a causa delle migliaia di prenotazioni disdette, e farà cambiare ogni prospettiva. In questi giorni l’intero esecutivo è alle prese con la gestione di un’emergenza storica e probabilmente ciò comporterà un significativo slittamento del dpcm annunciato per la fine di marzo, che avrebbe dovuto avviare la riforma delle concessioni demaniali marittime. Per questo, appare del tutto fuori luogo la scelta del ministro agli affari regionali Francesco Boccia, che ieri ha rilasciato dichiarazioni a un quotidiano nazionale in merito alla riforma delle concessioni balneari, con le solite parole vaghe che non fanno altro che alimentare incertezza e rabbia nella categoria. Così come irresponsabili appaiono quegli agitatori che continuano a fare gossip via social e via chat sulla base di indiscrezioni non verificate in merito al provvedimento in fase di lavorazione. In questo momento non c’è bisogno di niente di tutto ciò: il turismo balneare necessita solo di una situazione normativa certa e di misure economiche straordinarie che compensino le gravi perdite subite. Se poi queste non arriveranno, allora agitarsi sarà legittimo e necessario.

Piuttosto, si utilizzi questa strana fase di sospensione collettiva per immaginare il futuro delle spiagge italiane insieme ai balneari, prendendosi il tempo necessario per scrivere una riforma seria e scrupolosa, che ascolti il parere dei rappresentanti delle associazioni di categoria (ovviamente in videoconferenza) e che getti le basi non solo per disciplinare un rinnovo delle concessioni nel rispetto dei diritti degli attuali concessionari, ma anche per pianificare la rinascita di un settore turistico più martoriato che mai: innovazione, qualità, ambiente e accessibilità sono i concetti-chiave che possono essere declinati, per una buona volta, in misure concrete e ben architettate anziché nelle solite formulazioni frettolose che abbiamo visto nelle bozze degli ultimi dieci anni. E nel frattempo, si vari un provvedimento attuativo nazionale che obblighi tutti i Comuni costieri a estendere le concessioni balneari fino al 2033, secondo quanto disposto dalla legge 145/2018: per fare questo bastano davvero due righe e due ore di tempo. E ci chiediamo perché il governo non lo abbia ancora fatto.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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