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Gare, canoni, riforma concessioni: ecco come la pensano davvero i balneari

I risultati del nostro sondaggio che ha indagato il reale orientamento della categoria sulle questioni più scottanti del riordino del demanio marittimo

Gli imprenditori balneari sono per la maggior parte contrari alle evidenze pubbliche delle loro spiagge, ma tre concessionari su cinque sono consapevoli di doverle affrontare, a patto che siano garantiti il riconoscimento del valore commerciale e della professionalità. La strada più gradita è però quella della sdemanializzazione, che vede il favore del 78,6% della categoria. È quanto emerge dall’indagine effettuata da Mondo Balneare, che per la prima volta ha indagato l’orientamento della categoria con un sondaggio di opinione sulle questioni più scottanti per il settore. A rispondere al nostro appello sono state 920 persone di cui 801 titolari o gestori di stabilimenti balneari, cioè il 10% della categoria (gli ultimi dati della Camera di commercio di Milano affermano infatti che gli stabilimenti balneari in Italia sono 8.002): le risposte, che analizziamo nel dettaglio qui di seguito, pur senza avere nessuna pretesta scientifica, sono quindi piuttosto rappresentative per dimostrare il reale pensiero del settore.

A essere contrari alle gare sono il 57% dei balneari: un dato che smonta chi afferma che tutta la categoria sarebbe ostile alle procedure selettive. Il sondaggio dimostra inoltre l’importanza dell’unità tra associazioni di categoria (ben il 91% la ritiene importante o fondamentale), mentre la questione più divisiva è quella dell’obbligo di gestione diretta: il 50,1% è contrario al divieto di subaffitto, il 49,9% è favorevole. Infine, a sorprendere è la scottante questione dello squilibrio tra i canoni demaniali: più della metà dei balneari, infatti, non è disposto a farsi aumentare il proprio canone tabellare per salvare chi paga gli spropositati e ingiusti valori Omi.

Le ragioni del sondaggio

In un momento in cui il governo sta decidendo il futuro di migliaia di imprese balneari, con una riforma annunciata per la fine di marzo (ma è probabile che tutto slitterà di qualche settimana a causa dell’emergenza sanitaria del coronavirus), è importante capire con i numeri come la pensano davvero i diretti interessati. Troppo spesso, infatti, il dibattito fra le diverse associazioni di categoria rende molto difficile capire il reale orientamento degli imprenditori e il concreto peso numerico delle varie posizioni in campo. Per questo Mondo Balneare, da principale testata di settore indipendente e super partes, ha lanciato il primo sondaggio di opinione sulla riforma delle concessioni demaniali marittime: si tratta di un’iniziativa senza alcuna pretesa scientifica, ma che intende fornire una statistica importante al fine di far maturare il dibattito rispetto alla solita dicotomia del “sì alle gare / no alle gare” su cui ci si è arenati negli ultimi dieci anni. E soprattutto – ci teniamo a precisarlo – i risultati di questa indagine non rappresentano il pensiero della nostra testata: quello che ci siamo limitati a fare è istituire un sondaggio e metterne a disposizione i risultati, affinché tutti possano trarne le proprie conclusioni.

Il profilo degli intervistati

A rispondere al sondaggio sono state 920 persone, di cui 801 titolari o gestori di stabilimenti balneari situati su demanio marittimo. Pressoché ininfluenti, ai fini dei risultati dell’indagine, sono dunque gli altri profili che hanno risposto ai nostri quesiti (8,2% privati cittadini, 2% titolari di imprese turistiche su suolo privato, 1,5% dipendenti nel settore turistico, 1,3% titolari o dipendenti di aziende fornitrici per il settore balneare).

Contrari alle gare, ma consapevoli che arriveranno

Secondo i risultati del nostro sondaggio, meno di tre imprenditori balneari su cinque sono contrari alle evidenze pubbliche sulle concessioni demaniali marittime e il 65% della categoria è consapevole (o rassegnato) che le procedure selettive dovranno prima o poi arrivare. Infatti il 57,4% degli imprenditori balneari si dichiara ostile alle evidenze pubbliche e il 39,7% è favorevole, a patto che queste garantiscano forme di tutela come il riconoscimento del valore commerciale e della professionalità acquisita. Inoltre, chiamati a esprimersi su cosa si aspettano dalla riforma a cui l’attuale governo sta lavorando, solo il 34,7% ha risposto ottimisticamente che i balneari saranno esclusi dalle evidenze pubbliche, mentre il 43,4% ritiene che saranno istituite le evidenze pubbliche con il riconoscimento del valore commerciale e la premialità per gli attuali concessionari; e un 22% di più pessimisti si aspetta che il governo imporrà le gare senza nessuna forma di tutela per gli attuali concessionari.

Solo una piccola percentuale degli intervistati, il 3%, ha invece affermato di essere favorevole alle gare senza alcun ammortizzatore per i precedenti concessionari; ma quasi tutti coloro che hanno selezionato questa risposta hanno dichiarato di essere privati cittadini e non titolari di stabilimenti balneari.

Tuttavia, la strada preferita dalla categoria è quella della sdemanializzazione delle aree su cui insistono gli stabilimenti balneari, che trova il favore del 78,6% degli intervistati. Ciò significa che molti di quegli operatori disponibili o rassegnati ad affrontare le evidenze pubbliche con valore commerciale, sono anche favorevoli al convertire in proprietà privata le aree su cui insistono le loro imprese; e possiamo presupporre che, se potessero scegliere tra le due alternative, opterebbero senz’altro per la sdemanializzazione.

Forse è per la consapevolezza di dover affrontare le procedure selettive, che 7 intervistati su 10 si sono dichiarati favorevoli all’istituzione di rating di qualità delle imprese balneari, come la classificazione a stelle o le certificazioni obbligatorie. Si tratta infatti di meccanismi che dovranno essere contenuti nel dpcm di riforma in fase di emanazione da parte del governo, in quanto previsti dalla legge 145/2018 che ha disposto l’estensione di quindici anni delle concessioni balneari e un contestuale riordino generale nella gestione del demanio marittimo. E, soprattutto, questi sistemi di valutazione saranno fondamentali per gli attuali imprenditori balneari, al fine di dimostrare oggettivamente di avere condotto la propria azienda con elevati standard di qualità e poter dunque riottenere legittimamente la propria concessione, nel malaugurato caso che si finisca alle evidenze pubbliche: perché assegnare la spiaggia a un nuovo concessionario, se chi l’ha gestita fino a oggi è in grado di dimostrare di averlo fatto bene? Ma l’importante, appunto, è essere in grado di dimostrarlo non solo con le chiacchiere.

Fondamentale l’unità tra sindacati

È forte il messaggio lanciato dai balneari alle loro associazioni di categoria: il 91% degli operatori del settore ritiene importante o fondamentale la coesione tra le rappresentanze del settore per le future scelte del governo, mentre solo il 9% pensa che questo sia un fattore ininfluente.

Categoria divisa su canoni e subaffitto

Due, infine, sono le questioni che più spaccano la categoria. In merito all’ingiustizia dei balneari pertinenziali, costretti a pagare gli spropositati valori Omi che hanno portato circa trecento imprese sull’orlo del fallimento, più della metà degli imprenditori si rifiuta di subire un aumento del proprio canone per compensare il salvataggio dei colleghi più sfortunati.

Ancora più risicato è il margine tra chi è favorevole all‘obbligo di gestione diretta sulla propria concessione demaniale (il 49,9%) e chi invece è contrario (il 50,1%). L’abolizione del subaffitto è un altro dei temi caldi che affronterà l’imminente riforma e che probabilmente spaccherà la categoria dei balneari.

Analisi e precisazioni sul sondaggio

In seguito alle decine di osservazioni ricevute in merito ai risultati della nostra indagine, abbiamo pubblicato un editoriale che fa alcune importanti precisazioni: “Il sondaggio tra balneari ha dimostrato le fratture nella categoria“.

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    east coast says:

    è possibile che si faccia uscire un articolo così, in questo periodo……
    in un sito dove anche chi non è un balneare puo’ avere benissimo risposto
    per un sua aspettativa/beneficio personale…..
    andiamo pure alle aste….. soprattutto dopo una stagione come quella che si
    prospetta alle porte…… non ho parole…..

    • Avatar

      Sono d’accordo con Lei e aggiungo che Chiunque può aver risposto al questionario di cui tutte quelle persone che sono contro i titolari degli stabilimenti e che vorrebbero vederci annegare nel mare quindi per me questo questionario è falso perché non credo affatto che i balneari vogliano mettere alla mercé di chiunque il proprio lavoro e come se mi alzassi domani mattina e dicessi popolazione chi vuole il mio lavoro glielo regalo ma siete IMPAZZITI…..il lavoro qualsiasi esso sia è Sacrosanto e non si dovrebbe proprio discutere di tale situazione, ma dico io ma perché siete tutti accaniti a questa categoria che fa un lavoro che può essere rapportato a qualsiasi altro tipo di lavoro, ognuno pensasse al proprio di lavoro e se non c’è L ‘ha iniziasse a cercarlo.

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    Piva Corrado says:

    Si , oramai sono dieci anni che la di smena con le concessioni marittime ed è ora di legiferare verso una evidenza pubblica che tenga conto degli investimenti prodotti anche se già ammortizzati , del valore dell’azienda , della professionalità e degli investimenti futuri , perché questa categoria ha bisogno di investire ma è frenata dall’incertezza legislativa per l’insistenza, ne consegue che le spiagge italiane perdono competitività soprattutto perché hanno bisogno di offrire innovazione e nuovi servizi.

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    Hanno ragione coloro che sostengono che è sbagliato e fuorviante dare valore scientifico a un sondaggio che si basa sostanzialmente sulla stanchezza e sulla sfiducia di una categoria che per più di dieci anni si battono per il buon senso e la certezza. Sapendo che è basilare il rispetto delle regole contrattuali stabilite tra stato e concessionario, in virtù dell’avvenuto “legittimo affidamento”, che non possono essere messe in discussione unilateralmente a posteriori

    Se si vogliono cambiare le regole lo si può lo si deve fare per le nuove concessioni in modo che
    si possa valutare preventivamente l’opportunità di mettere in piedi un impresa.

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