Attualità

Si riapre il tavolo tecnico sulla questione balneare

Dopo la pausa estiva, il sottosegretario all'economia Baretta ha convocato le associazioni di categoria per il 26 settembre a Roma.

di Alex Giuzio

puliscispiaggia

Il governo Letta ha finalmente riaperto il tavolo tecnico di confronto sulla questione balneare italiana. Il sottosegretario al ministero dell’economia Pier Paolo Baretta (nella foto) ha infatti convocato per giovedì 26 settembre i rappresentanti sindacali degli imprenditori balneari italiani, il delegato Anci al demanio marittimo Luciano Monticelli e i parlamentari Manuela Granaiola (Pd), Igrazio Abrignani (Pdl) e Sergio Pizzolante (Pdl), cioè tre tra i politici da sempre più attenti ai problemi dei titolari di stabilimenti balneari.

La convocazione arriva dopo una lunga ed estenuante pausa estiva. L’ultima riunione si è tenuta lo scorso 11 luglio; dopodiché i balneari italiani hanno vissuto due mesi di intenso lavoro ma anche di totale silenzio sulle loro preoccupazioni, originate principalmente dall’errata applicazione della direttiva europea Bolkestein che rischia di mandare a evidenza pubblica le concessioni demaniali marittime. Ma a quanto pare si trattava solo di una pausa estiva, dalla quale si spera di rientrare senza trovare spiacevoli sorprese.

Questo il commento di Luciano Monticelli, delegato Anci al demanio marittimo, in merito alla convocazione di Baretta: «Esprimo soddisfazione e grande attesa per l’incontro del 26 settembre, insieme a preoccupazione per l’assordante silenzio del governo e dei ministri più direttamente interessati alla questione demaniale. Preoccupazione anche per le linee di tendenza espresse dalla delegazione italiana al parlamento europeo, in sede di votazione della risoluzione sul mercato interno e servizi, approvata l’11 settembre (vedi notizia precedente, NdR)».

Avverte inoltre Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di Cna Balneatori: «Alla ripresa del tavolo tecnico devono essere affrontate due questioni: la prima riguarda il superamento della eccessiva onerosità dei canoni pertinenziali. Dopo la moratoria del 15 settembre, il rischio di chiusura per molte aziende balneari, in assenza di adeguate misure correttive, rimane concreto e attuale. La seconda riguarda 30 mila imprese balneari italiane e quasi 300 mila lavoratori occupati nel settore e richiede una ferma e decisa presa di posizione del governo italiano nei confronti dell’Unione europea – così come è avvenuto in Spagna – per risolvere definitivamente la questione balneare italiana. Occorre evitare di mandare all’asta le nostre imprese a vantaggio delle multinazionali ed è necessario far ripartire investimenti e occupazione, assicurando certezza per il futuro ben oltre la proroga del 2020. Chiediamo a tutti i nostri rappresentanti politici, in Italia e in Europa, l’omogeneità e l’univocità di comportamento necessari per evitare ulteriori passi falsi».

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