Puglia

Sentenza Tar Lecce su balneari, Della Valle: “Comune estenda subito titoli al 2033”

Il presidente della Federazione imprese demaniali commenta la pronuncia del giudice Pasca che ha negato la possibilità di disapplicare la legge 145/2018

A seguito delle sentenze con cui il presidente del Tar Lecce Antonio Pasca ha accolto tre ricorsi proposti da altrettanti stabilimenti balneari, rappresentanti dalla Federazione imprese demaniali e difesi dall’avvocato Leonardo Maruotti, contro il provvedimento di diniego del Comune di Lecce sull’istanza di estensione al 2033 prevista dalla legge 145/2018, l’associazione presieduta da Mauro Della Valle, difesa in giudizio dagli avvocati Federico Massa e Francesco G. Romano, invita formalmente il Comune di Lecce a «prorogare immediatamente i titoli edilizi in scadenza degli stabilimenti balneari».

«Sarebbe paradossale che gli stabilimenti vittoriosi abbiano i titoli demaniali ma siano ritenuti scaduti quelli edilizi», afferma una nota della Federazione imprese demaniali, che inoltre «i parlamentari salentini a prendere spunto da quanto suggerito dal giudice Pasca nei provvedimenti giudiziari e provvedere alla modifica degli articoli 42 e 49 del Codice della navigazione, disposizioni che escludono l’indennizzo in favore del concessionario uscente».

«In particolare – sottolinea la Fid – il Tar Lecce ha stabilito che “l’art. 42 cod. nav. per il caso di revoca discrezionale della concessione demaniale per ragioni di pubblico interesse, cui appare riconducibile per analogia la fattispecie in esame, esclude espressamente la previsione di indennizzo in favore del concessionario uscente. Occorre in proposito considerare preliminarmente che le concessioni demaniali marittime, così come configurate tradizionalmente nell’ordinamento interno, nel quale era assolutamente prevalente, se non assorbente, una connotazione “pubblicistica”, hanno subito una profonda trasformazione proprio per effetto delle indicazioni emergenti dall’ordinamento euro-unionale, che ha invece in particolar modo evidenziato il profilo economico delle concessioni demaniali, per la loro idoneità a costituire fonte di reddito per il concessionario. Proprio in virtù di tale ritenuta preminenza dell’aspetto privatistico ed economico inerente la concessione demaniale, nonché sulla base della ritenuta limitatezza della risorsa costiera, è stata adottata la direttiva servizi includendovi l’attribuzione dei titoli concessori solo attraverso gare ad evidenza pubblica, anche al fine di garantire tutela ad interessi transfrontalieri, ritenendo altresì la direttiva Bolkestein ostativa a disposizioni legislative di proroga automatica in favore dei titolari di concessioni. La mutata concezione della concessione demaniale, intesa ora prevalentemente come risorsa economico produttiva, non appare compatibile con la espressa esclusione della corresponsione di un indennizzo in favore del concessionario uscente, perché ciò realizzerebbe una violazione di diritti che trovano tutela sia nella Costituzione, sia nello stesso trattato U.E., quali la libertà di stabilimento e la tutela del diritto di proprietà”».

Alla luce di ciò, prosegue la sentenza, “l’indennizzo risponde a esigenze di equità, atteso che il concessionario in essere con la sua opera e con propri investimenti, nonché attraverso la realizzazione delle opere legittimamente autorizzate, ha determinato un incremento di valore del bene demaniale, che – una volta rientrato nella giuridica disponibilità dell’amministrazione, determinerà un più o meno rilevante incremento del canone a vantaggio della pubblica amministrazione e in danno del privato; ovvero – per l’ipotesi in cui il canone a carico del nuovo concessionario dovesse restare invariato – un trasferimento di ricchezza legato alle maggiori caratteristiche di redditualità – in favore del nuovo concessionario e in danno del concessionario uscente; ricorrendo pertanto in entrambe le ipotesi un trasferimento di ricchezza privo di causa in violazione pertanto di diritti garantiti dalla Costituzione Italiana e dal Trattato U.E”.

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  1. antonella accardi says:

    Gentile dottor Della Valle spero che almeno qui sotto il suo articolo mi legga. Le scrivo qui perché non ho trovato un altro indirizzo. Quando è che facciamo una raccolta firme, basta un avvocato e un computer, per portare al nostro governo chiunque sia la richiesta della validità della legge centinaio e l’uscita delle nostre imprese dalla Bolkestein visto che ci sono. Tutti i presupposti per farlo.? se ogni sindacato si facesse promotore avremmo 30000 imprese 30000 firme e comunque sarebbe già un bel passo avanti senza aspettare che un senatore si batta per noi. Uno solo non basta anche se di un così grosso calibro.
    Grazie e spero che mi/ci vorrà rispondere aspettiamo anche risposta dagli altri. chi si farà avanti per primo? Io penso quel sindacato. Che ha a cuore davvero le nostre imprese

    • Signora Accardi ho letto il suo messaggio e mi trovo d’accordo con la sua proposta se ha benificio oltre alla firma proporrei che tutti i balneari D’ Italia si dovrebbero unire tutti quanti insieme con un pool di avvocati per intraprendere una strada comune per tutti in grado di intraprendere legalmente la disamina dell ‘impasse che ci tiene sotto scacco alla Bolkeisten . Da questo tunnel si deve uscire perche’ 30000 piccole e medie imprese hanno il diritto di proseguire il proprio lavoro, si perche’ il lavoro e’ diritto, Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. E’ Lo Stato Italiano ha il dovere di tutelarlo e di seguito le Regioni ma soprattutto i Comuni devono TUTELARE il LAVORO.

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