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Salento, estorsioni agli stabilimenti balneari: 43 arresti

Due inchieste del Ros dei carabinieri e della Squadra mobile hanno fatto emergere un quadro molto preoccupante.

di Alex Giuzio

Le estorsioni agli stabilimenti balneari sono sempre più frequenti e preoccupanti. La conferma arriva dal Salento, dove le recenti inchiesti "Alta marea" del Ros dei carabinieri e "Terre d’Acaia" della Squadra mobile hanno portato a una maxi operazione sfociata nell’arresto di 43 presunti affiliati alla Sacra Corona Unita di Lecce. Tra le attività contestate al clan, oltre a quelle più tradizionali come il traffico di stupefacenti, figurerebbero quelle di estorsione a numerosi imprenditori balneari salentini. Pare che la Sacra Corona Unita abbia trovato questo sistema per mettere le mani sul sistema turistico del Salento, terra che attrare un flusso di presenze ogni anno maggiore ed economicamente interessante.

Nel richiedere i dazi ai proprietari degli stabilimenti balneari, gli estorsori applicavano una percentuale minima del 25% sul guadagno delle attività, riuscendo non solo a ottenere mazzette di almeno settemila euro, ma anche a far assumere persone gradite e ad affidare i servizi di parcheggio e di sicurezza durante le aperture serali.

Le due inchieste, condotte a partire da alcune rivelazioni fatte negli anni scorsi da collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere il quadro di un Salento in cui «il consenso ai clan sta crescendo in maniera preoccupante», come ha evidenziato Cataldo Motta, procuratore capo della Dda di Lecce. Un consenso che si manifesta talvolta preventivamente, con gli operatori turistici che avanzano richieste di protezione ai clan criminali per avere la possibilità di lavorare sereni. Alcuni imprenditori hanno purtroppo negato di avere subìto estorsioni, incassando una denuncia per favoreggiamento.

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