Attualità

Riforma spiagge, Buratti (Pd): “Da Bruxelles posizioni discutibili”

Il deputato dem critica le recenti parole della portavoce della Commissione Ue Sonya Gospodinova, che ha espresso perplessità sui vantaggi per i gestori uscenti

«La portavoce della Commissione europea per il mercato interno, Sonya Gospodinova, ha espresso posizioni discutibili sulla riforma delle concessioni balneari, dichiarando che non dovranno esserci “preferenze per i concessionari uscenti”. Ma qui non si tratta di preferenze, bensì del legittimo riconoscimento del valore aziendale, degli investimenti, della professionalità, della storia, della cultura e di tutto ciò che ha fatto del turismo balneare in Italia un’eccellenza». Lo dichiara il deputato Umberto Buratti (Partito democratico) difendendo la proposta di riforma delle concessioni balneari approvata la settimana scorsa in consiglio dei ministri dalle perplessità della Gospodinova, che ha affermato come il diritto europeo imponga la “parità di trattamento”.

accessori spiaggia

«Se l’esigenza di tutelare la specificità delle nostre concessioni demaniali marittime viene derubricata a tentativo di privilegiare pochi, è meglio fermare tutto», tuona Buratti. «La necessità di una riforma organica non può essere trattata in questo modo, altrimenti sarebbe bene fermarsi alla mappatura e prendere tempo per un ripensamento sul resto della materia».

«Gli investimenti in innovazione – prosegue l’esponente dem – sono stati fatti seguendo le procedure previste dal Codice della navigazione: la modernizzazione sta già avvenendo da anni e ha fatto del nostro settore balneare uno dei migliori in Europa e unico nel suo genere. A questo punto, bisognerebbe definire un’uniformità a livello europeo prima di esprimere certe valutazioni. Il comparto del turismo balneare non è costituito solo dai concessionari degli stabilimenti ma da tutto l’indotto, a partire dal ruolo strategico svolto dalle diverse imprese delle comunità costiere che vivono di turismo balneare e che hanno saputo mantenere in questi anni un giusto equilibro, rappresentando un asse portante del rilancio dell’economia del nostro paese».

Conclude Buratti: «Se non procediamo in modo ragionato alla riforma del settore, corriamo il rischio di vedere compromessa la ripresa. Questo sarebbe imperdonabile. È il caso di riflettere molto attentamente sui passi che si faranno».

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  1. Sono d accordo con il balneare Buratti che dichiara: “…altrimenti sarebbe bene fermarsi alla mappatura e prendere tempo per un ripensamento sul resto della materia».”

    Meglio non fare nessuna riforma che una riforma illegittima foriera di essere nuovamente cassata dalla magistratura.

    Andiamo al 2024 con le regole che ad oggi le Amministrazioni applicano per indire i bandi.

    Pazienza per i concessionari attuali che pretendono una finta riforma

    • Giusto è proprio così bisogna guardare avanti e non indietro la riforma si fa sulle concessioni da rilasciare con i bandi no andando a toccare tutte quelle prima della bolkestein

    • Nikolaus Suck says:

      Anche perché una norma nazionale che attua la direttiva 2106/123 e disciplina le gare c’è già, per cui non ha senso parlare di efficacia diretta o meno della direttiva e a rigor di termini non serve nessuna riforma.
      Infatti non la direttiva, bensì anche nel nostro ordinamento l’articolo 16 del d.lgs. 26 marzo 2010, n. 59, prevede che:
      «1. Nelle ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di
      servizi sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche
      disponibili, le autorità competenti applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurano la predeterminazione e la pubblicazione, nelle forme previste dai propri ordinamenti, dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne l’imparzialità, cui le stesse devono attenersi.
      2. Nel fissare le regole della procedura di selezione le autorità competenti possono tenere conto di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei
      lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d’interesse generale conformi al diritto dell’Unione.
      3. L’effettiva osservanza dei criteri e delle modalità di cui al comma 1 deve risultare dai singoli
      provvedimenti relativi al rilascio del titolo autorizzatorio.
      4. Nei casi di cui al comma 1 il titolo è rilasciato per una durata limitata e non può essere rinnovato automaticamente, né possono essere accordati vantaggi al prestatore uscente o ad altre persone, ancorché giustificati da particolari legami con il primo.»
      Questa norma, una norma nazionale, esiste, è vigente, è conforme al diritto UE, è applicabile, e si può e deve applicare, ora e oggi. Dice cosa possono e devono fare le amministrazioni. Anche da subito e in vista del 2024.
      Qualsiasi altra cosa, è e sarà in più. Altrimenti, questo è.

    • Per capire il “livore e l’invidia” di costui😀 é sufficiente la definizione “balneare” riferita all’on. Buratti.

  2. …….così si creano Balneari di serie A e di serie B…… la riforma deve riguardare l’intero comparto con regole uguali per tutti (salvaguardando i concessionari esistenti in special modo quelli che hanno non più di quindici anni che hanno fatto investimenti creando strutture ancora da ammortizzare)

    • Avviamento e valore commerciale sono concetti che ti dicono qualcosa? Lei ha idea di quanti migliaia di ricorsi in Italia e in Europa alla vedi fioccheranno? Ma pensate veramente che questo esproprio vada in porto senza tutele per chi esce e perde il lavoro? State sulla terra

  3. Danilo non ha compreso il senso dell’intervento di Carlo e non hai chiaro che in assenza di riforma le gare si faranno comunque e in primis si faranno nei confronti di quanti hanno goduto di proroghe dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato.

    Ricordo che le concessioni che hanno goduto di proroghe illegittime hanno dei titolo già dichiarati decaduti, ma i cui effetti valgono sino al 2024

    Proprio costoro senza riforma si troveranno senza al 2024 nessuna possibile tutela.

  4. Giusto bene buratti quando sento qualcuno che giustamente si indigna, con un ingiustizia , mi sento meno amareggiato! Stanno dando in pasto i balneari , come se il problema adesso sono questa gente, che per tre mesi vede un po’ di luce, e da luce, a tanta gente che viene impegnata, nei stabilimenti. Italiani state con i balneari che per il novanta per cento sono imprese familiari! Non sentite solo cazzate di chi odia questa gente.

    • Non si tratta di odio ma non si può neanche sentire che una concessione sia data per 60 anni alle stesse persone…..allora se un giovane volesse fare il balneare non lo puo’fare? Non mi pare corretto…..

      • Sergio Piansatelli says:

        Certo che lo puo’ fare, ma iniziando da zero in uno dei tanti tratti di spiagge libere e non usando il lavoro e gli investimenti fatti da altri prima. Questo vuol dire vera parita’ di trattamento per tutti.

  5. Cammarella Pasquale Raffaele says:

    Da Bruxelles arrivano solo considerazioni da incompetenti ed arroganti. Possibile che i nostri politici siano altrettanto incompetenti e non in grado di far valere le ragioni, anche storiche, dei balneari italiani?! Dopo l’olandese Bolkestein(Olanda spiagge 0) ora arriva la Gospodinova…ma almeno questa sa nuotare?

  6. Un ragionamento corretto è fondato . Mette in risalto una apertura all Europa ma con paletti a difesa della nostra cultura balneare.

  7. La riforma delle spiagge è solo merce di scambio per ricevere soldi del Recovery Found e PNRR a discapito di imprese che verranno espropriate.
    Come già successo per la Grecia che è stata venduta e comprata dall’Europa.
    La procedura d’infrazione se la potevano pagare i balneari e Mantenersi il Lavoro.
    Ha vinto l’invidia e basta…

  8. Confermo, la riforma si fa sulle nuove concessioni.
    La risorsa non è scarsa.
    Ci sono km. Di costa libera ancora da cedere in concessione.
    Si atrezzano nuove concessioni ,forza giovani .

    • Nikolaus Suck says:

      La risorsa è scarsa, perché non illimitata. Che i km siano tanti o pochi non importa, sono comunque “limitati” perché prima o poi sono finiti punto. Questo significa scarsità.

        • Nikolaus Suck says:

          Non c’è da filosofeggiare, è logica, e sta scritto in qualsiasi manuale di economia o di diritto che se ne occupa, oltre che nella direttiva, nella legge e nella Promoimpresa.

          • Per quale motivo, nella suddetta sentenza, si dovrebbe valutare “caso per caso” se ogni cosa, a questo punto per postulato, essendo non illimitata è scarsa?

      • suck per risorsa scarsa significa solo togliere il lavoro e le aziende alle persone vero? questo significa scarsita vero? ma fammi il piacere ….la scarsita c è quando è verificata secondo la sentenza promoimpresa e non solo, è una prerogativa della bolkestain…qui devi dare lavoro non toglierlo burocrate ….più lavoro significa meno disoccupati più entrate per lo stato e le coste italiane questo lo permettono….tirate fuori le mappature ……hai letto la mappatura della regione lazio? secondo te ti risulta scarsita della risorsa? hai verificato caso per caso se vi sia scarsita o parli come un libbro stampato….i burocrati questo fanno e stanno rovinando il nostro paese….

  9. Già On. Buratti, “uniformità a livello europeo”, è proprio questo l’aspetto sul quale, gli italiani dovrebbero porre l’attenzione e che neanche la stessa commissione europea ha posto, difatti, la stessa portavoce Gospodinova, a proposito della disparità di trattamento di Spagna e Portogallo, dice: “LA COMMISSIONE STA CONDUCENDO ANALISI E DISCUSSIONI APPROFONDITE CON LE AUTORITÀ COMPETENTI”. Egregi signori astaioli, cos’altro dobbiamo aggiungere a questa allucinante storia? Ma, anche se Spagna, Portogallo e Croazia, dovessero uniformarsi (molto improbabile), a mio modesto avviso, rimarrebbe una situazione inaccettabile tra i 4/5 paesi del sud Europa, con enorme incidenza economica nazionale, sul turismo balneare, e il resto dei paesi (22/23) nordeuropei, in quanto, la stragrande maggioranza dei loro popoli, da sempre, trascorrono da noi le loro vacanze, i quali, adesso sono tutti l’acquolina in bocca, pronti allo speciale “banchetto” loro offerto.
    Cari italiani, È QUESTO CHE VOLETE? Preferite i tedeschi, francesi, polacchi, austriaci, olandesi, lussemburghesi ed altri, multinazionali e società di capitali con sedi in questi paesi, al posto degli italiani?! Fate vobis!!!

  10. Elvo Alpigiani says:

    Sarebbe corretto prima fare la mappatura, presupposto per l’applicazione al settore delle concessioni di beni demaniali della direttiva Bolkestein, così come chiarito dalla sentenza cella CGUE “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, punto 43.
    Definite le norme comunitarie da applicare e con queste attuare la riforma organica del settore.

    • Nikolaus Suck says:

      Il Punto 43 di Promoimpresa, come del resto la direttiva, non dice che bisogna accertare la scarsità della risorsa, ma il numero limitato delle concessioni che è causato dalla scarsità delle risorse naturali. E limitato significa non illimitato, non alto o basso.

  11. “la scadenza per la presentazione delle offerte è stata fissata in data 18/02/2021 alle ore 12:00;
    entro tale data non è pervenuta alcuna offerta”. Bando di Loano…
    Diario, perché non hai partecipato?

    • Teo Romagnoli says:

      Acque minerali, autostrade, idroelettriche, impianti di risalita, slot machine, cave d’ estrazione, frequenze radio e TV..ecc..nessuno s’ indegna su queste concessioni dove già paghiamo alcune tra le 102 (a dicembre) infrazioni ???
      Il problema sono i bagnini..settore che funziona benissimo così com’è !!!

  12. david lucii says:

    Quando la spiaggia è nell’interesse del turista: la Francia è un altro pianeta
    Guido Fontanelli
    Ci provò perfino Jean-Paul Belmondo. Ma neppure l’anziano e fascinoso attore, cliente di un esclusivo bagno di Juan les Pins, in Costa azzurra, riuscì nel 2017 a salvare gli stabilimenti balneari francesi dal famigerato “décret plages”, il cosiddetto decreto spiagge varato dal governo Chirac nel 2006, lo stesso anno della direttiva europea Bolkestein, per liberalizzare il settore balneare.

    La scadenza fu fissata nel 2020 e la protesta degli imprenditori, spalleggiati dai qualche vip, montò negli anni a ridosso della definitiva applicazione della norma. Ma con scarso successo. Un po’ perché i gestori dei bagni in Francia non sono tantissimi, la maggioranza delle spiagge sono libere e gestite dalle amministrazioni pubbliche. E poi perché quando lo Stato transalpino decide una cosa, mettersi di traverso serve a ben poco. Soprattutto quando, come in questo caso, si fanno gli interessi della collettività e non di un manipolo di imprenditori.

    Così a far rispettare la norma ci hanno pensato le prefetture e i comuni, usando anche i bulldozer. Senza riguardi per nessuno. Ad esempio, i bagni Bretagne Beach del leader dei gestori di Juan les Pins, Bernard Matarasso, sono stati abbattuti nel 2018 per fare spazio ad una spiaggia libera. Invece nel dibattito italiano sulla liberalizzazione del settore balneare, la parte delle vittime la fanno i titolari degli stabilimenti, mentre degli utenti nessuno se ne occupa. È dato per scontato che per accedere al mare un italiano debba mettere mano al portafoglio. E se vuole usufruire di una spiaggia pubblica potrà contare su ben pochi servizi. Il turista, del resto, non vota nei comuni delle riviere, mentre chi possiede e lavora negli stabilimenti balneari sì.

    Il caso Liguria

    Un caso emblematico è quello della Liguria, costellata da un migliaio di bagni privati e da solo 230 spiagge libere, di cui la metà attrezzate. Un’industria che dà lavoro a migliaia di famiglie. Non stupisce dunque che il presidente della regione Giovanni Toti, dopo l’approvazione dell’emendamento al disegno di legge sulla concorrenza che conferma la decadenza dei rinnovi delle concessioni al 31 dicembre 2023, abbia scandito queste parole: «L’amministrazione regionale ligure è da sempre in prima fila nella difesa della peculiarità e del valore delle nostre imprese balneari e continuerà a esserlo».

    Nessun accenno alla difesa dei turisti e al loro diritto di usufruire delle spiagge senza pagare dazio, anche se devono versare la tassa di soggiorno. Del resto, la Liguria non è particolarmente celebre per la gentilezza con cui vengono trattati i vacanzieri.

    Se un turista vuole trascorrere una giornata ai Bagni Lido Alassio, dovrà sborsare dai 40 ai 65 euro, a seconda della fila più o meno vicina al mare, per ombrellone, due lettini e una sedia. Se invece desidera abbonarsi per un mese, dovrà spendere dai 1.100 ai 1.700 euro. Spostandoci un po’ verso ovest, ai Bagni Delfino di Diano Marina due lettini e un ombrellone costano al giorno dai 38 ai 48 euro, mentre a Bordighera, presso i bagni San Marco Beach, la tariffa scende a 30 euro al giorno per cabina e ombrellone, oppure a 763 euro al mese.

    Oltre il confine un altro pianeta

    Se però si percorrono ancora 23 chilometri, si sbarca in un altro pianeta. La Francia, dove la maggioranza delle spiagge deve essere a disposizione di tutti, a dimostrazione che un altro modo di concepire il rapporto tra mare e utenti è possibile. Al di là del confine la legge prescrive che almeno l’80 per cento della lunghezza del litorale e della superficie della spiaggia deve rimanere libero da qualunque struttura, equipaggiamento o installazione.

    Per gli stabilimenti privati sono permessi solamente equipaggiamenti e strutture amovibili o trasportabili, che non presentano alcun elemento in grado di ancorarle in modo durevole al suolo e «il cui valore sia compatibile con la finalità accordata al bene demaniale rispetto alla durata della sua occupazione».

    Inoltre ogni installazione montata sulla spiaggia deve essere concepita in modo da poter permettere, alla fine del periodo di vigenza del rapporto, il ritorno dell’area allo stato iniziale: la superficie della spiaggia deve essere infatti libera da ogni struttura per un periodo, definito nella concessione, che non può eccedere i sei mesi. La durata delle concessioni finalizzate allo sfruttamento, sviluppo e manutenzione di specifici tratti di litorale non può superare i dodici anni.

    Nell’interesse del turista

    In concreto questo che cosa significa? Spiagge libere e selvagge? Vita grama delle città sul mare? Disoccupazione a doppia cifra? Naturalmente no. Prendiamo il caso di Mentone, a pochi chilometri dal confine italiano. Le spiagge a ovest e nel centro della città (Sablettes, Fossan, Casino) sono tutte pubbliche.

    Spiagge attrezzate

    A est alcune sono pubbliche (Hawaï, Rondelli) mentre altre, lungo la passeggiata a mare, sono gestite da privati. Lungo le spiagge pubbliche a disposizione dei bagnanti ci sono docce, toilette, armadietti con codice per conservare gli effetti personali. I bagnini sono in servizio dal 1° luglio al 31 agosto.

    Alcune spiagge hanno attrezzature per bambini, come navi pirata, battelli a pedali e go-kart in miniatura. Nei bagni Francis Palmero c’è addirittura una piccola biblioteca pubblica sulla spiaggia: riviste, libri e scacchiere possono essere presi in prestito dai turisti. Mentone ha due spiagge riservate ai non fumatori e due accessibili ai cani. E a Roquebrune-Cap-Martin e a Mentone è previsto il servizio Handiplage per accompagnare le persone disabili in spiaggia: funziona in luglio e agosto su appuntamento.

    Per quanto riguarda la pulizia, prima dell’inizio della stagione estiva i servizi municipali procedono al livellamento delle spiagge e allo smistamento del legno e dei sassi troppo grandi che l’inverno potrebbe aver gettato a riva. Poi il litorale viene pulito ogni giorno sia da mezzi a terra, sia da imbarcazioni, in modo che al mattino l’area sia priva di rifiuti.

    Nella riviera intorno a Mentone operano le barche “inghiottitrici di rifiuti”: ogni giorno, dalle 7 alle 17.30, percorrono l’interno dei porti e i 10 chilometri di fascia costiera dalla frontiera italiana alla baia di Cabbé e raccolgono rifiuti galleggianti o sommersi a 50 centimetri dalla superficie e a 300 metri dalle spiagge. Hanno reti laterali e sono spinte da un sistema a turbina in modo da potersi avvicinare ai bagnanti in sicurezza. In caso di inquinamento dichiarato dalle autorità, le imbarcazioni possono anche effettuare manovre di riossigenazione dell’acqua.

    Per il pranzo non c’è problema, visto che alle spalle delle spiagge ci sono decine di bar e ristoranti. L’unico neo è che l’ombrellone, se uno proprio lo vuole, bisogna portarselo da casa. Ma in alcune aree l’affitto dell’ombrellone inizia ad essere autorizzato.
    https://www.editorialedomani.it/economia/balneari-francia-g1l8axkf

    • Il mio stabilimento è a 6 km dal confine francese. Il 60% dei clienti del ristorante è francese, mentre per la spiaggia la percentuale è più bassa, e si attesta sul 40%.
      Quindi serviamo oltre 20.000 pasti all’anno a francesi e qualche centinaio di famiglie francesi viene ogni estate sotto i miei ombrelloni (non tutte contemporaneamente, ovvio).
      Strano, perché a Mentone c’è tutto questo ben di Dio! Ma si sa, la mamma dei masochisti è sempre incinta… come la mamma di quelli che sul premiato quotidiano “Domani” sparano certe stronzate.
      “Domani” deve essere l’indicazione del giorno in cui scriveranno qualcosa di attendibile.
      Per i colleghi che sono in altre parti d’Italia e non hanno il piacere di aver provato l’accoglienza francese, vi certifico che lì si paga anche l’aria che si respira. Il prezzo medio di un lettino nelle spiagge private va da 40 a 60 euri. Un lettino! Non un’ombrellone, due lettini e una sdraio che io metto a 35 euri il giorno di ferragosto.
      Fanno bene, la gente ci va perchè davanti alla spiaggia passa lo yacht di Abramovich e 4 metri più in la sulla spiaggia ci trovi la modella o lo sportivo di turno.
      Ma dire che in Francia la balneazione è democratica proprio no!
      Fateci la guerra se volete, ma almeno raccontate cose semivere. Perché se qualche famiglia italiana decide di andare in Costa Azzurra pensando che le cose stanno come le avete scritte, poi vi fa causa e fa bene.

    • Meno male ci metti la faccia… dopo gli innumerevoli messaggi che hai scritto sotto falso nick, oggi ci metti il tuo nome vero.
      Per i pochi che non ti conoscono, voglio presentarti.
      David Lucii candidato a sindaco di forte dei marmi e non votato neppure dai i propri parenti, che conoscendolo bene non c’hanno pensato sopra due volte a non votarlo.
      Sono anni che vive di rendita, grazie ad affitti qua e là, e un muove un dito e accusa noi di lavorare 3 mesi l’anno e basta.
      Se sommiamo il tempo che questa persona ha lavorato nella vita, non so che risultato si ottiene, ma di sicuro ha lavorato di piu mio figlio di 18 anni che da tre anni rastrella la spiaggia la sera.
      Quindi mi rivolgo a te Lucii, ma non ti vergogni a venirci a far la morale sul lavoro?
      Sei una persona rancorosa nei nostri confronti e lo si capisce da un tuo commento goliardico su uno dei tanti gruppi face antibalneari, dove ci citi come futuri cornuti a danno dei nuovi bagnini.
      Quindi sono arrivato alla conclusione che qualche bagnino si è divertito a casa tua e non vedi l’ora di dar pan per focaccia… ma caro Lucci, sappi che il problema è solo tuo e non nostro.
      Ti do un consiglio.. ogni tanto fattela una sonata, perche non ci sono solo i bagnini a far contente le mogli insodisfatte ma anche : idraulici, falegnami, muratori, elettricisti, ecc ecc.
      Non puoi dichiarar guerra tutti perche rischi ti scoppi il fegato.
      Buona vita da Muflone.

  13. Ecco. Mancavi giusto te alla cricca degli antibalneari. Adesso la squadra dei fenomeni è al completo.
    Fai la cosa giusta. Vai in Francia anche te così siamo contenti entrambi.
    Ma cosa c’entrano i balneari sulla questione della gestione della cosa pubblica e dunque anche delle spiagge?
    Se il Comune di Rosignano fa un bando e toglie un altro pezzo di spiaggia libera, che colpe ne ha l’imprenditore che si è aggiudicato il bando?
    Fate la guerra ai balneari e non capite, o forse non volete capire, che i balneari sono soltanto vittime sacrificali in nome di un falso liberismo. Stanno usando le vostre idee strampalate non per creare nuove spiagge libere, che saranno sicuramente più redditizie per lo Stato Italiano, per fare una mera sostituzione dei concessionari. E allora chiedo: Quali sarebbero i vantaggi per il comune cittadino? Nessuno! È tutta una montatura dove Voi fate la vostra parte di guastatori e dove non ci saranno vincitori.
    Ps. I parenti non si scelgono. Hai mai pensato cosa avresti fatto oggi tu fossi nato figlio di un balneare?

  14. Stupidate, sono certo che nessun balneare si opporrebbe per la revoca della sua concessione, se quest’ultima, dovesse servire per servizi utili alla collettività. È assai diverso invece, quando viene revocata per darla a qualcun’altro che offre più soldi, in cambio di qualcosa creata da altri in tempi non sospetti, quando quelle aree non avevano alcun valore, anche perché bisognose di investimenti per “bonifiche” e “avviamento”. È evidente l’impapocchiamento dei media generalisti, che hanno sobillato l’opinione pubblica. Suggerisco di vedere, l’intervento di Giorgia Meloni del 17 u.s. alla camera, un intervento assolutamente lineare e coerente, dove, molti astaioli, troveranno le risposte alle loro osservazioni.

  15. In Italia onori e oneri nella gestione delle spiagge sono sempre toccati ai privati. Quando le mareggiate portano rifiuti di ogni genere i comuni se ne lavano le mani, a maggior ragione oggi che sono alla canna del gas. Offrire servizi? Non se ne parla. Nel mio comune, ligure, le ampie spiagge libere (piene di francesi in estate, che fuggono dai prezzi folli delle loro località a dieci venti km di distanza) vengono ultimamente tappezzate di libere attrezzate (che in nulla si distinguono dai tradizionali stabilimenti, sia nelle strutture, sia nello spazio che occupano), perché i comuni cercano di monetizzare il più possibile e il mare libero per loro sarebbe solo un costo.

  16. Ieri hanno sequestrato 800 milioni a tre soggetti nel sud Italia.
    800 MILIONI!
    Capite a chi andranno in mano le concessioni se non alle multinazionali?

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