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Riforma spiagge, alla Camera si discute sul periodo transitorio

L'audizione delle Regioni vede posizioni contrastanti sui contenuti principali della legge-delega che il governo intende varare per istituire le evidenze pubbliche delle concessioni balneari.

«Il periodo transitorio prima delle evidenze pubbliche non potrà essere una lunga proroga generalizzata, ma dovrà piuttosto essere definito impresa per impresa, in base al legittimo affidamento»: così Tiziano Arlotti, deputato del Partito democratico, si è espresso su uno dei punti chiave della riforma delle concessioni balneari, il cui dibattito è entrato ieri pomeriggio nel vivo con l’audizione delle Regioni costiere tenutasi presso la Camera dei deputati. «Il nostro scopo non è certo distruggere il settore, come qualcuno ci accusa – ha aggiunto l’altro relatore della legge, il deputato Sergio Pizzolante (Ap-Ncd) – ma piuttosto mettere in sicurezza trentamila imprese con una norma inattaccabile, e per questo non possiamo prescindere dalle sentenze in materia. Chi continua a parlare di proroghe o di uscita dalla Bolkestein getta solo fumo negli occhi alla categoria».

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Tuttavia una posizione unanime non è stata ancora raggiunta, con le Regioni costiere – rappresentate ieri dal vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli e dall’assessore all’urbanistica della Regione Liguria Marco Scajola – che chiedono di collaborare con il governo alla scrittura della legge perché desiderose di definire meglio alcuni punti critici del testo licenziato lo scorso 27 gennaio in consiglio dei ministri, che intende varare una riforma organica del demanio marittimo italiano istituendo le procedure di selezione dopo un “congruo periodo transitorio” e riconoscendo la professionalità acquisita e il valore commerciale delle aziende. Lolli, in particolare, ha esortato a risolvere in fretta «l’incertezza normativa» in cui si trovano le imprese balneari, invitando il governo a «legiferare in maniera organica come hanno fatto Spagna e Portogallo» ed evidenziando soprattutto l’importanza di «una riforma equilibrata dei canoni» e della «revisione precisa della linea demaniale a livello nazionale», mentre Scajola ha accusato il governo di avere espresso «concetti vaghi e deboli in un disegno di legge nel complesso negativo», chiedendo «un periodo di 30 anni per le attuali imprese» e invitando il governo «ad andare a Bruxelles per difendere la tipicità delle imprese balneari italiane». Infine, è tornato a galla il tema della sdemanializzazione, con il deputato Ignazio Abrignani (Sc) che ha sottolineato come il litorale italiano sia «diviso in due parti», tra la spiaggia che «rimane demaniale e dove è giusto istituire le evidenze pubbliche», e la parte dei manufatti «che invece ha perso le caratteristiche pubbliche per assumere una valenza commerciale, per cui è giusto sdemanializzarla e cederla a chi l’ha costruita».

Dopo le Regioni sentite ieri, oggi sarà la volta dei Comuni, col sindaco di Rimini Andrea Gnassi in qualità di delegato nazionale Anci al turismo, mentre per mercoledì 3 maggio è già stata fissata l’audizione dell’Agenzia del demanio. Le associazioni nazionali degli imprenditori balneari, invece, saranno sentite per ultime, molto probabilmente nella seconda settimana di maggio.

L’incontro di ieri, durato 50 minuti, è stato trasmesso in diretta web tv sul sito della Camera dei deputati, ed è possibile rivederlo qui di seguito (oppure cliccando qui). Più sotto, un riassunto scritto dei principali interventi.

Giovanni Lolli (vicepresidente Regione Abruzzo): «Seppure in maniera difficile, le Regioni hanno trovato una posizione unitaria sulla riforma delle concessioni balneari. Il problema è drammatico e riguarda trentamila aziende che sostengono il 60% dell’intero movimento turistico italiano ed effettuano adempienze di natura pubblica come il salvamento in mare e la pulizia degli arenili. Oggi queste aziende si trovano in una condizione di totale incertezza e ci sono responsabilità dei vari governi che si sono succeduti in tutti questi anni andando avanti a proroghe, mentre altri paesi a noi simili, come Spagna e Portogallo, hanno legiferato in maniera organica e ciò ha loro permesso di ottenere congrue proroghe anche molto consistenti per le attività in essere, mentre le nostre venivano bocciate dalla Corte di giustizia europea.
Le Regioni si sono sempre messe a disposizione del governo, ma nonostante le ripetute richieste, non c’è stata mai occasione di confrontarsi, e così tante regioni hanno deciso di legiferare autonomamente andando incontro all’impugnativa. Oggi invece siamo di fronte a questa legge-delega su cui abbiamo alcune perplessità. In primis, occorre una rivisitazione dei canoni, senza aumenti che li portino fuori mercato; e poi occorre rivedere a livello nazionale la linea demaniale per dimostrare all’Europa che stiamo lavorando a una riforma organica del settore, ottenendo così più forza. Infine, come Regioni non chiediamo una proroga, perché significherebbe tornare davanti alla Corte di giustizia europea, ma riteniamo che occorra un congruo periodo transitorio che tenga conto del legittimo affidamento delle imprese che hanno avuto concessioni prima del 2009. Altri concetti da rafforzare sono poi il riconoscimento della professionalità acquisita e del valore commerciale delle imprese, nonché l’introduzione di una clausola sociale per le migliaia di lavoratori dipendenti coinvolti in questa vicenda».

Marco Scajola (assessore all’urbanistica Regione Liguria): «Da parte del governo, su questa riforma non c’è stato metodo: le Regioni non hanno toccato palla, ma ci sono stati concessi solo incontri rari e veloci in cui non abbiamo avuto modo di intervenire, ma solo di prendere atto delle linee del governo. Per questo siamo molto preoccupati. Mettere in crisi proprio adesso un settore che può dare produttività e sviluppo è problematico e il resto d’Europa non ci pensa nemmeno a farlo.
Al di là della posizione unanime delle Regioni, la Liguria e il Veneto hanno un pensiero indipendente di rifiuto nei confronti di questo ddl che porta i balneari dritti alle aste. Vorremmo piuttosto affiancare il governo in un confronto con l’UE per ottenere un periodo di 30 anni, che sarebbe un segnale importante, riprendendo il tema del legittimo affidamento per non far cancellare dall’oggi al domani quello che i balneari hanno costruito in tanti anni di fatica.
Purtroppo, invece, c’è un vuoto nazionale enorme e così Toscana, Campania, Abruzzo, Liguria e Veneto si sono mosse o si stanno muovendo autonomamente, andando incontro alle impugnative ma avendo tutti gli argomenti per potersi difendere. Le Regioni hanno una volontà molto forte di collaborazione, ma purtroppo la stessa non c’è stata da parte del governo, e così ci confrontiamo con un disegno di legge che dice tutto e non dice nulla: per esempio, quando parliamo di periodo transitorio stiamo parlando di un concetto vago, noi invece vorremmo che sia di un’entità importante e sappiamo che ci possono essere scritti 30 anni. A chi risponde che l’UE non li accetterebbe, faccio notare che ci sono altri punti del testo (come il valore commerciale e la professionalità) che alcuni commissari europei hanno già detto di non accettare perché rappresentano dei vantaggi.
Noi regioni siamo pronte a sostenere il governo e chiunque vada a Bruxelles a difendere e riconoscere la tipicità delle imprese balneari italiane, che lo stesso Bolkestein non incluse originariamente dentro la sua direttiva. Oggi metterle in discussione significa creare un danno a un settore che sta dando sviluppo e che può creare migliaia di posti di lavoro.
Torno a ribadire che siamo preoccupati per questo ddl, che è negativo o comunque debole per gran parte delle Regioni: ci sono vuoti e concetti che non ci sentiamo di sostenere, siamo su una posizione di collaborazione ma non ci sentiamo di validare un documento che non dà risposte alle esigenze delle imprese balneari».

Tiziano Arlotti (deputato Pd): «A mio parere la prima esigenza è quella di chiarire se siamo di fronte a una norma tutelata prevalentemente attraverso il Codice degli appalti oppure se rientra a pieno titolo in una delle attività previste all’interno del demanio marittimo turistico-ricreativo. Secondo me ci sono elementi che portano a dire che nella gran maggioranza dei casi sono stati fatti affidamenti che sono una sorta di project financing, cioè realizzazione di opere e gestione per un numero di anni stabilito, e questo è un tema non parificabile alle attività prettamente balneari.
Venendo all’obiettivo della legge-delega, questa deve tenere conto della sentenza della Corte Ue del 14 luglio 2016 che vale per tutti, dall’Europa ai singoli stati e a tutti coloro che la devono rispettare, e non ci sono dichiarazioni di dirigenti e commissari che tengano. Ricordiamo poi che la prima sentenza del Consiglio di stato che afferma che le concessioni balneari devono andare all’evidenza pubblica risale al 2005, e solo dopo è arrivata la Bolkestein, anche se molte volte si fa confusione su questo.
Io credo che tutelare il valore delle imprese, il legittimo affidamento, la professionalità acquisita e la clausola sociale siano temi importanti, così come la transitorietà, che deve essere puntuale impresa per impresa, affidamento per affidamento, come afferma la sentenza europea. Questi sono i temi centrali su cui dovremo lavorare, oltre alla facile e difficile rimozione che è un concetto da risolvere per evitare che la magistratura lo faccia al nostro posto».

Sergio Pizzolante (deputato Ap-Ncd): «Su questa questione stiamo discutendo da anni e non ci risulta che non ci sia stato colloquio tra governo e regioni. Ciò detto, noi non siamo qui per fare una legge che mette in crisi il settore balneare, e se le Regioni dicono di voler collaborare, non si può partire da questo assunto. Il nostro obiettivo è l’esatto contrario, cioè mettere in sicurezza trentamila imprese e l’intero settore, che conosciamo bene e che ci viene riconosciuto in tutto il mondo. Saremmo dei pazzi se volessimo distruggerlo. La materia tuttavia è difficile, c’è la competenza dell’Unione europea che ha un peso importante in questo ambito, nonché di sette ministeri, e c’è la sentenza del 14 luglio scorso che è molto chiara e non è una posizione politica. Affermare che si può fare a meno di prendere atto di quella sentenza significa buttare fumo negli occhi e prendere in giro le persone. Le dichiarazioni dei commissari europei sono solo posizioni politiche nell’ambito di un confronto politico, ed è evidente che non conoscono né le sentenze, né la realtà italiana di successo del turismo balneare, che non si può cancellare con una riga.
Tuttavia, se la sentenza sostiene che la proroga di 5 anni rappresenta un automatismo e non può continuare, non possiamo proporne una di 30 sperando di avere possibilità di successo. Noi stiamo facendo un’altra operazione, quella di una riforma organica del settore, credendo nel legittimo affidamento, nel valore d’impresa e nella prevalenza delle questioni di interesse nazionale. E anche se potessimo cancellare la Bolkestein, la vicenda non cambierebbe di una virgola, poiché rimarrebbero i trattati europei a parlare di evidenze pubbliche.
Abbiamo scritto una legge-delega chiara e semplice su una materia complessa e articolata, abbiamo poco tempo a disposizione per approvarla e chi sostiene che i nostri concetti sono banali, significa che non ha capito nulla. Se avessimo unanimità su questi temi, saremmo anzi più forti davanti all’Europa. Non stiamo facendo una norma per le aste, che è una parola impropria che non andrebbe nemmeno usata, ma siamo qui per cercare di portare a casa una riforma che chiuda definitivamente questo problema».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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