Norme e sentenze

Ricorsi balneari contro proroghe tecniche, Tar Liguria rinvia decisione a ottobre

Il tribunale amministrativo di Genova si prende più tempo per esprimersi sulle centinaia di contenziosi contro i Comuni che hanno istituito prolungamenti di pochi anni anziché applicare l'estensione al 2033 disposta dalla legge italiana

Come ampiamente riportato dalle cronache, molte amministrazioni comunali della provincia di Genova (a ciò indotte anche dal quantomeno inconsueto intervento della locale Procura della Repubblica) hanno respinto le istanze dei concessionari balneari dirette a ottenere l’estensione della durata dei loro titoli sino al 31 dicembre 2033 in conformità a quanto disposto dall’art. 1, commi 682 e 683, L. n. 145/2018, riconoscendo, per converso, una cosiddetta “proroga tecnica” sino al 31 ottobre 2023 e la possibilità di presentare, entro il 30 aprile prossimo, l’eventuale domanda di rinnovo della concessione oltre tale periodo, al dichiarato intento di provvedere, successivamente, alla pubblicazione di tale istanza di rinnovo e, quindi, all’avvio del procedimento di valutazione comparativa ovvero di mettere a bando la concessione in caso di mancanza di domande. È altrettanto noto che centinaia di concessionari hanno tempestivamente impugnato i suddetti provvedimenti comunali davanti al competente Tar della Liguria.

giochi festopolis

Ebbene, lo scorso 11 marzo si è tenuta nella sede del tribunale amministrativo di Genova l’udienza in camera di consiglio relativa all’esame delle istanze cautelari contenute nei ricorsi dei concessionari: i giudici amministrativi genovesi, riconoscendo che per la delicatezza e la complessità della questione è necessario un vaglio particolarmente approfondito dei motivi di ricorso, ha deciso di riunire l’istanza cautelare al merito, fissando all’uopo un’udienza pubblica per il prossimo 6 ottobre 2021, dedicata appositamente e unicamente ai ricorsi dei balneari.

A mio giudizio si tratta di una decisione molto saggia e opportuna, dal momento che consentirà ai giudici e alle parti di affrontare la discussione della questione quando – come è ragionevolmente prevedibile – da un lato la Commissione europea avrà fornito riscontro alle (e, si spera, accolto le) motivate osservazioni presentate dal governo italiano in merito all’avviata procedura di infrazione e, dall’altro, il legislatore italiano avrà finalmente avuto modo di adottare nuove disposizioni normative in grado di tutelare adeguatamente le ragioni e i diritti delle migliaia di imprese che hanno in concessione i beni del demanio marittimo.

È utile aggiungere che, nel corso dell’udienza dell’11 marzo, molto opportunamente le parti hanno precisato a verbale sia che l’eventuale richiesta di rinnovo che i concessionari dovessero presentare entro l’indicato termine del 30 aprile prossimo non costituirà in alcun modo acquiescenza ai provvedimenti comunali cha hanno rifiutato l’estensione quindicennale, sia che i Comuni non avvieranno i procedimenti di valutazione comparativa o di gara fino alla pubblicazione della sentenza del Tar.

La decisione dei giudici liguri, lungi dal costituire un provvedimento meramente soprassessorio, rappresenta una prova inconfutabile e autorevole che la soluzione della questione è ancora apertissima e che l’asserito contrasto della legge statale – ad oggi pienamente valida ed efficace – con le norme e i principi unionali è tutt’altro che manifesto e incontestabile.

Ribadisco che, a mio parere, è giunto il tempo che il governo, il parlamento, i comuni e le regioni (in larghissima parte favorevoli all’estensione) e i concessionari (singoli e associati) facciano valere tutte le loro ragioni che, come ho avuto modo di scrivere più volte, sono numerose e credibili. Per tutti questi motivi, ritengo infine che la posizione assunta dal Tar Genova dovrebbe costituire un esempio da seguire anche per tutti gli altri giudici amministrativi che sono stati investiti (o che immancabilmente lo saranno) della medesima questione: sono, infatti, da scongiurare a ogni costo pronunce spesso di segno diametralmente opposto che, in concreto, non fanno altro che aggravare lo stato di grande incertezza che regna nella materia, acuire le ingiustificate e ingiustificabili disparità di trattamento da regione a regione (e spesso da comune a comune) e, da ultimo, incrementare un contenzioso giudiziario per tutti lungo e dispendioso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Carlo Lenzetti

Carlo Lenzetti

Avvocato e docente a contratto di diritto amministrativo presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa.
  1. Avatar
    Gerardo spira says:

    Mi pare che gli imprenditori dei beni pubblici, non vogliano capire. Tranne qualche Tribunale amministrativo, la giurisprudenza italiana sta sostenendo e confermando quanto deciso con la bolkstain. La legge italiana è di secondo livello rispetto a quella europea. Una certa cricca politica deve cambiare idea. L’interesse collettivo viene prima di quello individuale.

    • Avatar
      Tutela imprese says:

      Ma quale interesse collettivo , dove lo vede quest’interesse collettivo dal pd al fdi sono tutti concordi , non c’è alcuna forza politica se non di stragrande minoranza è solo pochi elementi che sostiene una norma non applicata nel dettaglio da nessun paese europeo, perché inattuabile. Si mette in pericolo un intero comparto e 100.000 lavoratori per delle teorie fumose e assolutamente dannose per il tessuto economico del paese. I balneari non hanno ottenuto un servizio dallo stato ma un bene. Cambiare indirizzo sul punto è l’unica strada per rilanciare investimenti. Le aziende non hanno una scadenza indipendente dalla loro collocazione all’interno dello stato.

    • Avatar
      Ezio Filipucci says:

      Carissimo Sig.re Gerardo Spira, é sicuro di conoscere i veri obbiettivi della Bolkestein e il principio della proporzionalità !?
      Questo pricipio giuridico viene usato per capire qual’e il modo corretto di applicare una o piu norme ad un specifico settore quando è in atto una discussione su possibili diverse soluzioni !!!
      Nel nostro caso le tre norme in questione sono gli art 49 e 56 del TFUE e la Bolkestein.
      Ora partendo dagli obbiettivi ( non mi stanchero mai di dirlo…quelli veri )
      Si applichi il principio della proporzionalità per scrivere la riforma che più si addice al raggiungimento degli stessi !!!
      Quindi il metodo di lavoro non puo che essere :

      1) Chiarire gli obbiettivi che si vogliono raggiungere, che sono :
      a) Aiutare le aziende GIÀ AVVIATE ad essere piu competitive IN MODO ARMONIOSO EQUILIBRATO E SOSTENIBILE.
      b) Creare NUOVI posti di lavoro.
      c) Tutela ambientale.
      d) Raggiungere i primi 3 obbiettivi nel rispetto della COESIONE SOCIALE ED ECONOMICA, in modo DURATURO ( come scritto nella Bolk. che é l’esatto contrario di quello che leggiamo sulla stampa faziosa e nelle sentenze scritte da giudici ” modello Palamara ” )

      2) Applicare il principio della proporzionalità al raggiungimento di questi obbiettivi.

      Ricordo che gli obbiettivi citati si trovano scritti nella Bolkestein e nel Trattato come principi fondanti la Comunità Europea. L’evidenza pubblica (obbligo al quale già siamo sottostati noi attuali concessionari ) invece è solo uno degli strumenti da usare con discrezione per raggiungere tali obbiettivi. Un’altro strumento è il titolo autorizzatorio illimitato ( art 11 della Bolk).
      Ora è a discrezione dello stato membro come e quando applicare uno dei due strumenti per raggiungere tutti gli obbiettivi, non solo vista la Bolk. ma anche visti gli art 49 e 56 del TFUE.
      Quindi non si può ridurre la discussione ” dentro o fuori” la Bolkestein, ( vedi i problemi che ancora hanno gli ambulanti ) ma il tema vero è se sia opportuno il RIPETITIVO uso dell’evidenza pubblica…obbligo al quale già tutti noi attuali concessionari siamo stati sottoposti, al momento del rilascio del titolo.
      Per il citato principio della proporzionalità nell’ottica di raggiungere tutti gli obbietrivi delle norme euronitarie, la soluzione è solo una, applicare l’art 12 ( evidenze pubbliche )della Bolk alle nuove concessioni, e l’art 11 a quelle in essere che prevede come regola generale la durata illimitata del titolo. Soluzione nel pieno rispetto della Bolkestein e degli art. 49 e 56 del TFEU.

      Cordialmente.
      Ezio Filipucci

    • Avatar

      La frase “Imprenditori dei beni pubblici” usato in modo dispregiativo sembra un tantino in controsenso con i suoi lodevoli ideali di redistribuzione del bene in tanti piccoli pezzi in modo che tutto proprio tutto ne possano beneficiare. È offensivo verso chi non ha visto crescere i ristoranti e gli ombrelloni dalla sabbia ma lo ha comprati e costruito e ci ha buttato il sangue. Quando la finirete di raccontare bugie del genere e capirete che le evidenze non miglioreranno la condizione economica di nessuno se non avere l’unico effetto di distruggere la vita della gente e di aumentare i prezzi del servizio. . Questa dicotomia benessere collettivo aste non si riesce a comprendere, non me lo spiego. O veramente c’è cosi tanta ignoranza da poter pensare che tutti possono prendersi una spiaggia e lavorarci su per pochi anni.? State fuori di testa completamente. Ha più senso se mi dite facciamole tutte libere ste spiagge, vi capirei di più. Autodistruttori economici vi definirei .

    • Avatar

      Gerardo spira condivido con te ciò che hai scritto sopra,ma tutela impresa fa finta di non capire forse hanno paura che domani devono andare a lavorare sul serio…altro che tutela impresa, tutela dei propri interessi!!!

  2. Avatar

    Ti facessero santo Ezio…ma non credo sia così semplice. Non c’è mai stato il doppio binario in Europa.. purtroppo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *