Norme e sentenze Sicurezza

Obbligo bagnino di salvataggio in piscine stabilimenti balneari, si esprime la Cassazione

La suprema corte ha affermato la priorità della legge regionale rispetto all'ordinanza della Capitaneria di porto

È stata pubblicata un’interessante sentenza della Cassazione sull’obbligo del bagnino di salvataggio in uno stabilimento balneare. Si tratta di un contenzioso che riguarda la piscina di un bagno in Toscana, in provincia di Lucca. La corte di Cassazione, che esprime il terzo e ultimo grado di giudizio, effettua una disamina completa sulla controversa situazione relativa alla presenza del bagnino di salvataggio nella piscina di uno stabilimento balneare.

Il gestore dello stabilimento balneare aveva fatto ricorso al giudice di pace per una multa comminata dalla Capitaneria di porto a causa della mancanza del bagnino di salvataggio. L’opposizione era stata rigettata in primo e in secondo grado, mentre la Cassazione ha accolto il ricorso con la sentenza numero 28538 del 13 ottobre 2023.

Interessanti le motivazioni della pronuncia che, sostanzialmente, pongono come prevalenti le disposizioni della Regione Toscana, attraverso la legge 8/2006 e l’articolo 25 del D.P.G.R. 54/2015, cioè il relativo regolamento. Dice la Cassazione: «L’art. 105 d.lgs. 112/1998 (sul conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli enti locali, in attuazione del primo capo della I. 59/1997) affida alle Regioni, tra l’altro, funzioni relative al demanio marittimo. Entra in gioco la I. reg. Toscana 8/2006 (norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle piscine ad uso natatorio), cui è da affiancare il correlativo regolamento di attuazione ex d.p.g.r. 54/2015». La sentenza prosegue poi con una disamina delle disposizioni della Regione Toscana sulle piscine, concludendo che «sono esonerate dall’obbligo di mettere un assistente a disposizione dei bagnanti le strutture aventi al loro interno piscine private qualificabili come ad uso collettivo, a differenza delle strutture che gestiscono piscine pubbliche o private qualificabili come aperte al pubblico. La ricorrente appoggia la sua argomentazione a questo quadro normativo, valorizzando in particolare il carattere accessorio dell’utilizzo della piscina rispetto ai servizi principali dell’impianto balneare».

La parte finale della sentenza ha un contenuto tecnico-giuridico, ma si possono comunque trovare elementi interessanti. In sostanza, la Cassazione afferma che la motivazione delle due precedenti sentenze sfavorevoli, secondo la quale una piscina aperta al pubblico indifferenziato abbia lo stesso grado di pericolo di una piscina aperta ai soli soci, clienti e ospiti della struttura, e che quindi sia corretto imporre la presenza del bagnino, «non regge né logicamente, né giuridicamente, cosicché l’alternativa prospettata dovrà essere risolta dal giudice di rinvio».

Gli aspetti interessanti della sentenza sono due. Il primo è quello che afferma la priorità della legge regionale toscana rispetto all’ordinanza della Capitaneria di porto; il secondo è che, secondo la Cassazione, le piscine degli stabilimenti balneari sono strutture di categoria A2 e quindi seguono le indicazioni delle piscine turistico-ricettive. È però sempre necessario fare attenzione, perché la confusione sull’argomento è tanta e la sicurezza deve avere sempre la priorità. Al di là quindi delle argomentazioni di tipo giuridico, la cosa predominante da fare è una seria valutazione del rischio, perché la sicurezza dei clienti deve sempre avere la priorità su tutto.

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Rossana Prola

Si occupa di piscine da più di trent’anni come tecnica di progettazione di impianti e consulente sulla gestione delle piscine pubbliche. Proprietaria della società di consulenza Professione Acqua srl, è membro UNI e CEN.
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