Norme e sentenze

”Niente gare per imprese di valore storico”: nuova sentenza fa sperare i balneari

Una pronuncia del Consiglio di Stato conferma l'illegittimità delle evidenze pubbliche per le aziende di rilevanza storico-culturale. Proprio ciò che da tempo rivendicano i titolari di stabilimenti balneari.

La rilevanza storico-culturale di un’impresa dà diritto alla deroga al principio della gara pubblica previsto dalla direttiva Bolkestein. Lo afferma una recente sentenza del Consiglio di Stato, la n. 5157 del 3 settembre 2018, aprendo un importante spiraglio alla questione delle evidenze pubbliche contro cui da anni lottano i titolari di stabilimenti balneari.

La storica pronuncia riguarda il rinnovo delle concessioni di tre locali di proprietà del Comune di Milano all’interno della galleria Vittorio Emanuele II, ma esprime dei principi generali che possono essere validi anche per le imprese balneari. Ne è convinto il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione, che nel commentare la sentenza afferma come questa renda «possibile la deroga all’obbligo di gara per gli stabilimenti balneari anche in quanto attività rilevante da punto di vista storico identitario».

I fatti

Secondo la ricostruzione dei giudici il Comune di Milano, dopo un primo momento in cui era orientato al rinnovo ai medesimi titolari dei tre locali nella celebre galleria Vittorio Emanuele, su consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione aveva in seguito cambiato idea, procedendo alla gara per l’assegnazione delle attività.

I precedenti concessionari hanno di conseguenza impugnato le determina del dirigente al demanio del Comune di Milano davanti al Tar Lombardia (n. 2422 e n. 2423 del 2017), che ha accolto i ricorsi “annullando sia i provvedimenti di diniego delle istanze di rinnovo delle concessioni e sia i successivi provvedimenti di gara”. Il Comune di Milano ha presentato appello contro la pronuncia del Tar, ma anche il Consiglio di Stato ha dato ragione ai concessionari, confermando illegittima l’indizione della gara poiché “il principio di evidenza pubblica è suscettibile di eccezionale deroga […] in presenza di esigenze imperative connesse alla tutela di un interesse generale: […] per un’esigenza stimata in sé superiore, di derogare al principio della gara perché si riferiscono ad interessi prioritari che prevalgono sulle esigenze stesse che sono a base della garanzia di concorrenza” (cit. punto 18 della sentenza n.5157/2018 CdS).

Secondo il giudice supremo “è pacifico che fra le ipotesi di deroga possa rientrare anche la salvaguardia del patrimonio culturale e in genere dell’interesse storico-culturale (cfr. per tutti il Considerando 40 e l’art. 4 della direttiva 2006/123/CE e conseguente art. 8 l. 26 marzo 2010, n. 59), nel quale per sua natura rientra il profilo storico-identitario, quand’anche su supporto commerciale”.

Per scaricare il testo integrale della sentenza, clicca qui (pdf, 12 pagine).

Le ripercussioni positive per gli stabilimenti balneari

La sentenza del Consiglio di Stato, anche se riguarda dei locali e non delle spiagge, va a cogliere un punto su cui tutte le associazioni di categoria insistono da tempo per rivendicare l’estraneità degli stabilimenti balneari alle gare previste dalla direttiva europea Bolkestein: quello cioè della tradizione storico-culturale rappresentata da queste imprese che, com’è noto, sono sorte oltre un secolo fa e rappresentano un pezzo di identità della nostra penisola. Gli imprenditori balneari sono detentori di un patrimonio tramandato di generazione in generazione, che riguarda la pratica del gestire una “spiaggia all’italiana” e che ha reso gli stabilimenti del nostro paese un’eccellenza mondiale.

«Com’è noto – conferma Capacchione – gli stabilimenti balneari italiani, nel loro complesso e non solo quelli di lunga data, nel corso di quasi due secoli di storia hanno realizzato un sistema unico al mondo parte integrante e costitutivo del nostro “made in Italy”. Infatti, quali luoghi di incontri, discussioni e socializzazione, hanno da tempo ereditato la funzione delle nostre piazze cittadine simbolo dell’identità culturale, oltre che architettoniche, del nostro paese. Trova conferma, quindi, la nostra insistenza anche sulla valenza storica e identitaria della balneazione attrezzata italiana, del resto consacrata dalla Regione Liguria con la legge regionale n. 25/2017 che stiamo strenuamente difendendo sia con la richiesta di rinuncia all’impugnativa davanti alla Corte costituzionale, sia con la richiesta di trasformarla in legge nazionale».

Secondo il presidente Sib, la sentenza del Consiglio di Stato «è una ulteriore motivazione alla nostra richiesta di deroga che si aggiunge alla necessità di tutelare sia la proprietà aziendale che il legittimo affidamento, anch’essi rientranti, come chiarito dalla CGUE, nei “motivi imperativi di interesse generale” (ex art 12 comma 3 della cd direttiva Bolkestein). Con questa sentenza si arricchisce e potenzia l’insieme delle motivazioni a disposizione dei balneari per evitare le aste e le gare, da utilizzare anche eventualmente in future (ma ci auguriamo, anche per il paese, non necessarie) azioni giudiziarie contro chi volesse mettere a gara le nostre concessioni. La battaglia sindacale del Sib-Confcommercio trova quindi in questa sentenza un ulteriore impulso per continuare nella propria battaglia contro le aste e motivo di fiducia per il suo esito positivo».

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore Mondo Balneare. Come giornalista si occupa di mare, coste e questioni ambientali.
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